Visti da Davos

Resilienza economica

Nonostante un quadro geopolitico che definire difficile è un eufemismo, la gran parte delle economie continua a mostrare una resilienza sorprendente
©Markus Schreiber
Lino Terlizzi
20.01.2026 06:00

Nonostante un quadro geopolitico che definire difficile è un eufemismo, la gran parte delle economie continua a mostrare una resilienza sorprendente. Il fardello delle tensioni geopolitiche e dei conflitti bellici contribuisce al rallentamento dell’economia mondiale, ma questo rallentamento non si trasforma in marcata caduta della crescita e tantomeno in recessione. Il passo delle economie non è certo rapido, intendiamoci, ma con quello che passa il convento le cose potrebbero andare decisamente peggio. Anche a Davos, dove il World Economic Forum ieri ha preso il via, in attesa della vera e propria apertura di oggi, gli ultimi dati del Fondo monetario internazionale hanno sorpreso positivamente.

L’aggiornamento delle stime e delle previsioni dell’FMI, reso noto appunto ieri, indica una crescita economica mondiale del 3,3% nel 2025, ancora del 3,3% nel 2026, infine del 3,2% nel 2027. La previsione per il 2026 è stata leggermente migliorata rispetto all’analisi dell’ottobre scorso. Si tratta di 0,2 punti in più, un miglioramento non grande, dunque, ma significativo se si considera il contesto internazionale così pesantemente segnato dai contrasti geopolitici. In sostanza, la crescita globale sta marciando alla stessa velocità moderata di prima, il che non è in linea di principio un risultato interessante, ma lo diventa se si tiene conto dell’alta tensione geopolitica.

L’FMI da un lato conferma la resilienza delle economie, superiore a molte aspettative, e dall’altro naturalmente indica i rischi economici, oltre a quelli evidenti della geopolitica. Le tecnologie, che hanno ora al loro interno un nuovo traino come l’intelligenza artificiale, con la loro spinta stanno compensando i riflessi negativi dei dazi e del protezionismo. Ma, se proprio le veloci e potenti nuove tecnologie rallentassero, ebbene allora ci potrebbe essere una non piccola frenata complessiva. Se i dazi aumentassero, ovviamente la musica pure peggiorerebbe, con riflessi anche sull’inflazione, soprattutto per gli Stati Uniti. Anche gli elevati debiti pubblici, che per adesso rimangono per alcuni aspetti sullo sfondo, potrebbero a un certo punto creare turbolenze.

Resta il fatto che le economie nel complesso stanno tenendo, in modo non secondario. Occorrerebbero forse molte analisi, approfondite e articolate, sulle risorse accumulate dalle imprese e dalle economie durante i passati decenni di ampio sviluppo della globalizzazione economica. Quest’ultima, tanto attaccata da più parti, ha subito colpi di freno negli ultimi anni e viene oggi in messa in discussione soprattutto dalla linea del presidente USA Trump, il cui intervento di mercoledì, qui a Davos, è molto atteso per forza di cose e avvenimenti. Ma bisognerebbe ricordare che è anche grazie alle grandi risorse accumulate attraverso il libero scambio globale che ora le economie riescono a difendersi un po’ meglio, con qualche successo nel contrastare i molti effetti negativi di una geopolitica spesso sconcertante. Certo, questa sorta di braccio di ferro implicito tra una geopolitica pesante e un’economia che resiste non potrà durare all’infinito, anche l’economia ha bisogno di spiragli, per evitare cadute e per poter tornare ad avere un passo più robusto.

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