Traffico a Lugano, scelgano i cittadini

Il forum del Corriere del Ticino è stata un’ottima occasione per riflettere sul traffico a Lugano. Il problema di traffico a Lugano è sempre più grave. La conformazione del territorio e la densità di urbanizzazione non consentono di allargare le strade per fare spazio a tutte le forme di mobilità: automobili, bus, motocicli, biciclette, monopattini e pedoni. A questa difficoltà si aggiunge un ritardo infrastrutturale di oltre trent’anni. In passato sono state perse occasioni importanti, come il tunnel del Brentino o l’attraversamento sotterraneo nella zona del lago. Nel frattempo, il traffico è cresciuto. Ogni giorno si registrano oltre 90.000 movimenti veicolari in entrata e uscita dalla Città, oltre agli spostamenti interni di chi ci vive. Cresce l’utilizzo del trasporto pubblico e delle due ruote. Lugano non ha però finora compiuto una scelta politica chiara sulle priorità da attribuire alle diverse forme di mobilità. Si è cercato di far convivere tutti su una rete stradale che non può essere ampliata a piacimento. A complicare il tutto anche il traffico autostradale: basta un incidente perché parte dei veicoli si riversi in Città, paralizzando automobili e trasporto pubblico. Tutti chiedono soluzioni.
Ma quali sono realisticamente possibili? Nel breve periodo non sono previste grandi opere infrastrutturali risolutive. Il futuro tram-treno porterà benefici, soprattutto per il traffico proveniente dalla piana del Vedeggio, ma non risolverà il problema del traffico di Lugano. Occorre quindi pensare a delle alternative. Prima però di investire risorse importanti in progetti che potrebbero essere bocciati in caso di referendum successivo, perché non chiedere prima direttamente ai luganesi, con una consultazione pubblica, quale modello di mobilità desiderano? Avrebbe il merito di superare le ideologie da campagna elettorale perenne e permettere di investire in modo più mirato.
Il quesito di fondo è semplice: priorità alla mobilità privata oppure al trasporto pubblico? Non si tratta di scegliere chi può circolare e chi no, né di attribuire una precedenza assoluta all’una o all’altra forma di mobilità. Entrambe sono indispensabili e devono essere garantite. Si tratta di stabilire quale debba avere la precedenza quando, inevitabilmente, occorre scegliere come utilizzare uno spazio stradale limitato. Privilegiare la mobilità privata significherebbe mantenere sostanzialmente l’attuale organizzazione stradale, con possibili correttivi puntuali ma anche il rischio di congestioni ricorrenti. Privilegiare il trasporto pubblico consentirebbe invece di prevedere corsie preferenziali, garantendo ai bus tempi più affidabili, ma inevitabilmente a scapito dello spazio disponibile per le automobili. Non esistono soluzioni miracolose né scelte senza sacrifici. Non possiamo promettere più spazio a tutti quando lo spazio semplicemente non esiste. Siamo arrivati al momento di chiederci cosa significhi davvero libertà di movimento: poter scegliere il proprio mezzo, anche a costo di restare bloccati nel traffico, oppure privilegiare spostamenti più regolari, accettando qualche limitazione?
Deve essere una scelta pragmatica, non ideologica o elettorale, poiché inciderà sul futuro della Città e merita quindi un confronto democratico. «Meglio arrossire prima che impallidire dopo»: chiediamo ai luganesi prima in quale direzione vogliono andare.
