L'editoriale

UBS, il dilemma tra regole più severe e redditività

C’è una frase, tra quelle pronunciate da Sergio Ermotti commentando i risultati 2025 del Gruppo UBS, che pesa più dei numeri, di loro molto positivi. È la seguente: «È un processo doloroso che la banca sta attuando con la massima delicatezza possibile»
©ENNIO LEANZA
Generoso Chiaradonna
05.02.2026 06:00

C’è una frase, tra quelle pronunciate da Sergio Ermotti commentando i risultati 2025 del Gruppo UBS, che pesa più dei numeri, di loro molto positivi. È la seguente: «È un processo doloroso che la banca sta attuando con la massima delicatezza possibile». È riferita ai licenziamenti e alla ristrutturazione necessaria per riportare il gruppo a una scala sostenibile per operatività e redditività. La nuova ondata di tagli partirà nei prossimi mesi, con il grosso nel secondo semestre e all’inizio del 2027. In Svizzera si parla di circa tremila posti in meno legati all’integrazione di Credit Suisse. A livello globale il personale dovrebbe scendere dagli iniziali 115 mila a circa 80 mila unità; a fine 2025 UBS contava 103.200 impieghi a tempo pieno. Era un prezzo da pagare noto da tempo.

Sergio Ermotti insiste giustamente su riqualificazione e ricollocamenti interni: doveroso per un gruppo che rivendica la sua elveticità e sensibilità sociale. Ma la dinamica industriale resta dura: con l’85% di 1,1 milioni di conti svizzeri già migrati sulle piattaforme UBS e i vecchi sistemi in dismissione, non si spengono solo server, si eliminano funzioni e competenze duplicate. È la logica stessa del salvataggio che presenta ora il conto sociale, un esito noto fin dal 19 marzo del 2023. Dal punto di vista finanziario, però, è il quadro che i mercati volevano: integrazione che avanza, costi in discesa, complessità ridotta. UBS fa ciò che deve fare una grande banca dopo aver inglobato un concorrente in difficoltà, ovvero razionalizzare e standardizzare. Ma non è una fusione ordinaria. I riverberi di un potenziale collasso sistemico evitato per un soffio tre anni fa.

Qui il discorso diventa politico. Mentre UBS dimostra di saper «digerire» Credit Suisse, il Dipartimento federale delle finanze lavora per inasprire il quadro too big to fail. Non è una coincidenza: più l’integrazione riesce, più evidente è la dimensione del nuovo gigante e più grande il problema in caso di grave crisi.

Il messaggio è paradossale. UBS appare forte e disciplinata proprio mentre diventa ancora più sistemica, ancora più «non fallibile», quindi più legata alla credibilità della Confederazione. Le proposte del Dipartimento - più capitale e regole strutturali più severe - non sono ideologia anti-banche, ma la risposta a un fatto: il rischio non è sparito, è stato concentrato.

I licenziamenti sono anche un indicatore macro. Segnalano efficienza, ma ricordano che il salvataggio di Credit Suisse ha tutelato stabilità e reputazione del Paese, favorendo al contempo un campione nazionale più dominante. Il rischio estremo, quindi, resta un tema pubblico. Sullo sfondo c’è anche l’annullamento dei titoli AT1 di Credit Suisse per 16 miliardi di franchi. L’iter giudiziario prosegue e una brutta sorpresa, per i conti futuri dell’istituto subentratogli e per la Finma che autorizzò l’operazione, non è da escludere. Intanto, dagli Stati Uniti arriva la notizia di un’audizione presso una commissione del Senato che riapre la questione dei conti dormienti risalenti agli anni ‘40 e riconducibili al Terzo Reich. Una situazione chiusa nel 1999 con l’accordo sui fondi ebraici, ma riemersa con l’integrazione di Credit Suisse. La collaborazione di UBS, è certo, sarà massima.

In conclusione, UBS fa il mestiere di una banca quotata, ovvero rendere redditizia l’operazione di salvataggio quasi imposta. Il Dipartimento delle finanze, da parte sua, vuole evitare che la prossima crisi metta il contribuente di fronte a un istituto «troppo grande per essere salvato». L’equilibrio, quindi, non è tra utili e costi, ma tra successo privato e garanzia implicita. I risultati mostrano che il primo sta arrivando. Le regole diranno se la Svizzera ha imparato la lezione sulla seconda.