Il commento

Vaccini, test di massa e quelle mezze verità

Il commento di Prisca Dindo
© AP/Steve Parsons
Prisca Dindo
21.04.2021 06:00

E così, invece delle trecentocinquantamila dosi prodotte dalla casa farmaceutica americana Moderna che questa settimana avrebbero dovuto riempire i frigoriferi della Confederazione, ce ne saranno soltanto settantamila. Cinque volte di meno. Alla luce di questa ennesima doccia fredda, alcuni consiglieri di Stato hanno proposto di togliere il dossier dalle mani dell’Ufficio federale della sanità pubblica. «Meglio puntare su professionisti dell’industria che possono gestire meglio i rapporti di forza con le case farmaceutiche in caso di intoppi» ha dichiarato il consigliere di Stato bernese Pierre Alain Schnegg domenica 18 aprile ai microfoni della radio della svizzera romanda.

Al di là del balletto delle responsabilità, rimane che la strategia vaccinale è l’unica arma in grado di contrastare la pandemia. Israele insegna. Ma fino a quando le consegne delle dosi procederanno a singhiozzo, da sola non basta. Se vogliamo evitare nuovi confinamenti, rimangono in vigore gli altri tre pilastri previsti dal piano contro la diffusione del virus: limitare i contatti, indossare la mascherina e eseguire i test di depistaggio per spezzare le catene di contagio.

Se l’osservanza dei primi due precetti spetta al singolo cittadino, la messa in opera del terzo compete al Cantone. Recentemente la Confederazione ha esortato i Cantoni a rafforzare il terzo pilastro organizzando i test di massa anche per gli asintomatici. Il Governo ticinese e il medico cantonale non hanno mai nascosto il loro scetticismo: «I test a tappeto non ci convincono» aveva dichiarato lo scorso 26 marzo il Consigliere di Stato Manuele Bertoli. «Laddove li abbiamo effettuati, sono emersi pochissimi casi di positività tra allievi asintomatici», ha spiegato il ministro.

Tuttavia nel «Piano per i test di massa SARS-CoV2 nel Canton Ticino» si legge che «i test di massa rischiano di generare una grande quantità di dati e informazioni di casi positivi» ma che «la strategia cantonale è condizionata dalla capacità di analisi da parte dei laboratori; in caso di analisi PCR, individuali o in pool. (...) le informazioni raccolte presso i laboratori d’analisi attivi in Ticino hanno lasciato intendere una capacità complessiva di diagnosi a livello nazionale, a inizio marzo, attorno a 25.000 test PCR giornalieri . Questo volume risulta insufficiente per una strategia su larga scala con questo tipo di test».

In altre parole, i nostre laboratori non hanno una sufficiente capacità di analisi per sostenere il volume di un test (molecolare) di massa. Dunque si tratterebbe di un problema organizzativo e di capacità di elaborazione dei dati, più che di un problema qualitativo di scarsa utilità dei tamponi di massa tra gli asintomatici. Dall’inizio della pandemia molti errori sono stati inanellati nella lotta contro il coronavirus. Ciò può essere considerato normale, poiché ci siamo trovati di fronte a un fenomeno nuovo e mutevole.

Tuttavia, ciò che lascia perplessi è che in alcuni casi le autorità faticano ad essere trasparenti, svicolando nelle dichiarazioni pubbliche invece di spiegare in modo chiaro ciò che scrivono nei loro documenti. La gente ne ricava l’impressione che a volte chi ci governa racconta solo mezze verità. E ciò la fa sentire spaesata.

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