Difendere il servizio pubblico significa tutelare l’accesso democratico all’informazione

Il Consiglio direttivo dell’Associazione Ticinese Terza Età (ATTE), che conta circa 11’000 aderenti nel Cantone, interviene nel dibattito sull’iniziativa «200 franchi bastano!» per senso di responsabilità civica e istituzionale.
La proposta viene spesso presentata come una misura di risparmio, ma questa lettura rischia di semplificare eccessivamente la posta in gioco. Non si tratta solo dell’importo del canone radiotelevisivo, bensì dell’accesso effettivo a un’informazione affidabile e comprensibile, condizione essenziale per il funzionamento della nostra democrazia.
Per molte persone anziane, il servizio pubblico radiotelevisivo resta un punto di riferimento fondamentale per seguire l’attualità, comprendere i temi in votazione e mantenere un legame con la vita sociale e istituzionale del Paese. In un panorama mediatico sempre più frammentato, segnato da disuguaglianze nell’accesso alle risorse digitali e da logiche prevalentemente commerciali, il servizio pubblico garantisce continuità, riconoscibilità e qualità dell’informazione.
La partecipazione democratica richiede tempo, chiarezza e possibilità di verifica. Quando queste condizioni si indeboliscono, il coinvolgimento civico tende a ridursi, colpendo in modo particolare chi dispone di meno strumenti per orientarsi autonomamente nel flusso informativo. Difendere il servizio pubblico significa quindi preservare un’infrastruttura democratica prevista dal nostro ordinamento costituzionale.
In una Confederazione plurilingue e federalista, questo ruolo assume un valore ancora maggiore. La SRG/SSR, e in particolare la RSI per la Svizzera italiana, garantisce visibilità e continuità alle diverse realtà linguistiche e territoriali. Senza un’adeguata perequazione finanziaria, le regioni minoritarie rischiano una progressiva marginalizzazione, con ripercussioni sull’equilibrio complessivo del Paese.
Un’ulteriore riduzione delle risorse, dopo i tagli già decisi a livello federale, avrebbe effetti particolarmente incisivi sulla RSI: contrazione dell’offerta informativa in lingua italiana, minore attenzione alle realtà locali e crescente dipendenza da modelli di mercato incompatibili con un mandato di servizio universale. Il beneficio economico individuale sarebbe limitato (meno di 30 centesimi al giorno), mentre il costo collettivo risulterebbe elevato e difficilmente reversibile.
Accanto alla funzione informativa, il servizio pubblico svolge anche un importante ruolo culturale e sociale. Il racconto del territorio, lo sport, le tradizioni popolari, l’attenzione alle lingue e ai dialetti contribuiscono a trasmettere memoria, identità e senso di appartenenza, contrastando l’isolamento e rafforzando la coesione tra generazioni.
L’ATTE non interviene per difendere un’azienda né interessi di categoria, ma una visione della società in cui l’informazione è un diritto e la solidarietà federale garantisce pari dignità a lingue, territori e persone. Per queste ragioni, il Consiglio direttivo invita aderenti e popolazione a valutare con attenzione le conseguenze dannose dell’iniziativa «200 franchi bastano!», nella consapevolezza che la decisione incide sulla qualità del nostro spazio pubblico e sulla tenuta della democrazia.
