L'opinione

Droni israeliani, soldi svizzeri e una neutralità molto particolare

L'opinione di Augusto Maranesi, consigliere comunale Val Mara
© KEYSTONE (AP Photo/Hussein Malla)
Red. Online
20.10.2026 14:52

La Svizzera non ha soltanto acquistato droni israeliani: ha finanziato tecnologia commercializzata da un fornitore dell'esercito israeliano. È il nodo dell'inchiesta di Le Courrier del 1° e 8 ottobre: quanto è coerente la neutralità di Berna con le sue scelte industriali?

Nel 2015 il Parlamento approva sei droni Hermes 900 di Elbit Systems per circa 250 milioni di franchi. Dovevano arrivare nel 2019. Nel 2026, tra ritardi e funzioni abbandonate, il costo sfiora 300 milioni.

Nel settembre 2025 il Consiglio federale mantiene il contratto, sostenendo che rescinderlo comporterebbe pesanti perdite. Ma un parere commissionato da Armasuisse nel 2021 indicava che, in caso di determinate inadempienze, Berna poteva chiedere il rimborso degli anticipi e attivare garanzie bancarie. Non una soluzione automatica, ma un'alternativa concreta.

Il punto più significativo riguarda Ruag, società di proprietà federale. Venticinque milioni pubblici sono stati investiti nello sviluppo del Detect and Avoid, sistema anticollisione destinato ai droni Elbit. Nel 2025 Berna vi ha rinunciato; Ruag ha però confermato a Le Courrier di continuare a commercializzarlo a Elbit. La commessa ha quindi favorito lo sviluppo di un prodotto commercializzato da Elbit.

Gli Hermes 900 sono impiegati dall'esercito israeliano a Gaza, anche in operazioni d'attacco. Non è dimostrato che vi sia stato utilizzato il sistema di Ruag. Il beneficio industriale per Elbit, invece, è documentato.

Armasuisse ha inoltre ammesso di avere accettato rinvii motivati da Elbit con le operazioni militari successive al 7 ottobre 2023. La loro fondatezza resta da verificare, ma Berna conosceva il legame con la guerra. Dal 2022 Elbit controlla inoltre la neocastellana Alpes Lasers, attiva in tecnologie civili e militari.

La Svizzera è depositaria delle Convenzioni di Ginevra. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato illegale la presenza continuata di Israele nei territori palestinesi occupati e ricordato agli Stati l'obbligo di non contribuire al suo mantenimento. Non prova una complicità giuridica svizzera nei crimini a Gaza. Ma non cancella la responsabilità politica.

Nel 2015 Ueli Maurer sosteneva che l'acquisto non avrebbe rafforzato l'industria militare israeliana. Il finanziamento svizzero dello sviluppo di una tecnologia commercializzata da Elbit contraddice quella rassicurazione.

Servono trasparenza sui contratti e sui fondi pubblici, vietare le esportazioni a duplice uso e la cessazione della cooperazione militare con Elbit. La neutralità non rende politicamente innocue le scelte economiche: se Berna invoca il diritto internazionale, deve rispondere anche dei rapporti industriali che decide di finanziare.