Opinione

Dumping salariale, AITI dice «no» all'iniziativa

L'opinione dell'Associazione Industrie Ticinesi
©Chiara Zocchetti
Red. Online
11.02.2026 16:50

AITI esprime un chiaro NO all’iniziativa del Movimento per il socialismo (MPS) denominata «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!». Mai titolo è stato più fuorviante. L’iniziativa infatti non realizza alcun obiettivo nella lotta contro il dumping salariale e non serve affatto ad aumentare i salari. Crea invece un gigantesco apparato burocratico statale che renderà necessario assumere 160 nuovi funzionari pubblici, per un costo di almeno 18 milioni di franchi l’anno, per effettuare controlli del mercato del lavoro inutili e inefficaci.

L’iniziativa dell’MPS vuole obbligare i datori di lavoro a depositare presso l’autorità cantonale tutti i contratti di lavoro e a notificare qualsiasi modifica nelle informazioni personali delle persone che lavorano, quindi non solo i salari. Gli ispettori del lavoro dovrebbero controllare trecentomila contratti di lavoro e decine di migliaia di modifiche che avvengono ogni anno, disdette e assunzioni comprese. Un’enorme produzione di tonnellate di carta che non servirebbe a migliorare la situazione salariale delle persone.

Secondo i sostenitori dell’iniziativa, questo gigantesco apparato statale di controllo è necessario per combattere le derive del mercato del lavoro ticinese. Nessuno nega il fatto che esistano delle criticità, ma non è certo questa la maniera più efficace per risolvere i problemi. Attualmente in Ticino vengono controllati ogni anno il 30 % dei datori di lavoro, quando la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) raccomanda ai Cantoni di controllare il 3-5 % dei datori di lavoro. Dai controlli effettuati in Ticino risulta che le violazioni della legge per il salario minimo sono l’1,6 %; quasi tutte dovute a errori di calcolo di alcuni centesimi di franco che poi vengono corrette.

L’attuale sistema di controllo del mercato del lavoro è mirato e certamente più efficace di quanto propone l’iniziativa dell’MPS, anche perché coinvolge pure i partner sociali che meglio di tutti conoscono il mercato del lavoro. Infatti, oltre all’Ispettorato cantonale del lavoro, controlli delle condizioni di lavoro sono svolti anche dalle commissioni paritetiche dei settori professionali, dai partner sociali nell’ambito dei contratti collettivi di lavoro e dalle associazioni interprofessionali di controllo.

Qualora l’iniziativa dell’MPS venisse accolta, il cantone Ticino verrebbe trasformato in un gigantesco Grande Fratello che scoraggerebbe qualsiasi imprenditore dall’insediare o dal mantenere in Ticino attività economiche. Si perderebbero certamente numerosi posti di lavoro.

L'Associazione Industrie Ticinesi

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