Dumping: «Via la gata, bala i ratt…!»

Il lavoro dovrebbe garantire autonomia e dignità, non precarietà, ansia e paura. In Ticino, invece, troppe aziende sfruttano la pressione sul mercato del lavoro per abbassare i salari, scaricando i costi sui lavoratori e sull’intera collettività.
Per misurare la salute dell’economia bisogna partire dal basso, dall’analisi delle condizioni di chi sta peggio, non dalle medie “rassicuranti” o da chi possiede grandi patrimoni. I dati parlano chiaro: nel 2023 il 23,3% delle persone in Ticino era a rischio povertà, oltre tre volte la Svizzera tedesca (7,5%). Nel 2024 il 16,5% della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà, con un tasso doppio rispetto alla media nazionale. L’8,5% (12'400 persone) sono working poor. Più di un contribuente su quattro non paga imposte perché non raggiunge il minimo imponibile.
Questa non è un’anomalia statistica: è un fallimento politico!
La metà dei lavoratori ticinesi guadagna meno di 5'708 franchi, contro una mediana svizzera di 7'024. Il 10% dei salari più bassi si ferma a 3’783 franchi, mentre a livello nazionale è considerato “basso” un salario sotto i 4'683. Le donne, inoltre, percepiscono in media il 12% in meno degli uomini.
Secondo l’OCST, oltre il 20% del divario salariale non è spiegabile con i fattori strutturali; nei settori dell’informatica e delle tecniche della comunicazione le differenze arrivano al 40% anche a parità di qualifiche.
Tutto questo ha un nome: dumping salariale. Significa assumere sotto i minimi, comprimere i diritti, generalizzare la diminuzione delle retribuzioni, mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, provocare la fuga dei giovani!
Il dumping, oltre a essere un’evidente ingiustizia sociale, è un danno economico. Falsa la concorrenza, penalizza le imprese corrette, aumenta precarietà e povertà, indebolisce le finanze pubbliche e la coesione sociale.
Per questo va combattuto senza ambiguità. Servono controlli, sanzioni efficaci e strumenti d’intervento reali. Votiamo un sì convinto all’iniziativa MPS: difendere i salari significa difendere la dignità del lavoro, la giustizia sociale e il futuro del nostro cantone.
Yannick Demaria, granconsigliere GISO-PS
