C’è ancora chi non utilizza l’intelligenza artificiale?

Nonostante i vari ed effimeri stop and go dei governi e dei regolatori internazionali, e i problemi relativi ai sempre più energivori data center, all’approvvigionamento di microchip e di memorie, il prossimo autunno assisteremo a un ulteriore tsunami di Intelligenza artificiale nelle nostre vite. Non solo è nell’aria, è proprio inevitabile. L’IA, d’altronde, sta facendo passi da gigante – osiamo dire ogni settimana – sia nella fornitura di servizi sia e soprattutto nella sua espansione capillare nella quotidianità dei singoli utenti, che ormai la usano letteralmente per tutto. Le stime più credibili indicano tra 1 e 2,5 miliardi il numero di persone che si rivolgono all’IA almeno una volta al mese. Come con Internet e come con i social media, l’esplosione dell’IA è stata e sarà inarrestabile. Certo, bisogna vedere a vantaggio di chi, di quali colossi economici globali, di quali visioni politiche, ma questo è un argomento che nessuno osa ancora affrontare in modo radicale. Anche l’UE, negli ultimi dibattiti sulla questione, ha dimostrato di poter fare ben poco per portare equilibrio dentro questa ennesima tecnologia disruptive. Sia detto a malincuore: voler regolare l’IA è come cercare di fermare il vento con le mani. Nel mondo del giornalismo, poi, l’IA ha portato all’ennesimo cambio di abitudini, specie fra i più giovani. Chi, tra loro, esige una informazione su un evento in programma sul proprio territorio, spesso non clicca sui siti di news locali, non guarda la pagina Facebook degli organizzatori, non interroga Google, ma apre l’app di ChatGPT e a voce chiede all’Intelligenza artificiale un rapido riassunto di quel che desidera sapere. Questa modalità di informarsi sta dilagando a tutti i livelli, anche quelli più complessi e delicati, che richiederebbero una riflessione e una verifica delle fonti ben maggiore: cronaca, politica, locale e internazionale, economia, cultura.
Pure al di fuori dell’esigenza di informarsi, l’IA è ormai diventato il nostro consulente globale, il nostro «socio» per la vita: fa da interprete, fiscalista, avvocato, medico, psicologo. Alzi la mano chi non ha rivolto alla propria IA almeno una richiesta relativa a uno di questi settori. Per quanto riguarda attività più fisiche, non eseguibili dall’IA, abbiamo notato che anche l’idraulico, ormai, chiede all’Intelligenza artificiale alcune informazioni utili all’esecuzione di certi lavori o installazioni. Su eventuali fidanzate IA, per il momento, non ci esprimiamo. Per il momento, ça va sans dire.
La domanda da farsi, comunque, non è: «Diventeremo tutti più stupidi, disinformati e incapaci di agire in autonomia?». Bisogna avere un po’ di fiducia nell’umanità. Si spera, incrociando le dita e al netto di certe recenti rilevazioni statistiche molto pessimistiche sulle capacità cognitive delle nuove generazioni native digitali, che resteremo in grado di usare a buon fine il senso critico e morale di cui il buon Dio ci ha dotati.
Piuttosto, la domanda da porsi per capire il presente e dove stiamo andando potrebbe essere la seguente: c’è qualcuno che, pur potendo permettersela, ancora non usa l’Intelligenza artificiale? E se sì, con quali motivazioni? Per farla breve, lo abbiamo chiesto all’IA stessa, la quale ci ha risposto con sicumera che ci sono tre categorie di persone che non utilizzano l’IA.
La prima, è composta da coloro che sono mossi da ragioni ideologiche: scrittori, insegnanti, fotografi, artigiani e persino programmatori di software che ritengono che l’Intelligenza artificiale impoverisca il lavoro umano o sia stata addestrata in modo eticamente discutibile. «Si tratta di una minoranza combattiva e molto visibile» ha precisato la nostra IA.
Poi c’è la categoria di chi non la usa perché il vantaggio è ancora limitato: si tratta principalmente di lavoratori molto manuali (giardinieri, muratori…) che per il momento non vedono benefici o profitti nell’IA, se non usandola per attività laterali come marketing o pubblicità. Non è una categoria contro l’Intelligenza artificiale, è soltanto in attesa.
Infine, la terza categoria è quella più inquietante di tutti. È quella di chi non sa di stare usando l’IA, ma in realtà la usa. L’Intelligenza artificiale è infatti racchiusa – o «nascosta» – in tantissimi strumenti che già usiamo tutti i giorni, dallo smartphone all’automobile, dagli elettrodomestici al giornale che sfogliamo la mattina. Come diceva una vecchia pubblicità, il futuro è già qui. Ed è arrivato senza aspettare nessuno.
