L'editoriale

È il modello cooperativo Migros a fare la differenza

Il grande attore della distribuzione al dettaglio annuncia una riorganizzazione più verticistica senza però tralasciare il territorio - Le attuali dieci cooperative regionali più quella nazionale si fonderanno entro il 2028
©MICHAEL BUHOLZER
Generoso Chiaradonna
27.10.2026 06:00

Migros, è bene precisarlo, non è una società quotata in borsa. Non deve cercare il consenso del mercato finanziario. La sua organizzazione somiglia molto all’assetto istituzionale della Svizzera: al vertice c’è una federazione nata dalla volontà di dieci entità regionali di stare insieme. Il modello scelto dal fondatore Gottlieb Duttweiler è quello cooperativo. Questo non significa che le cooperative che fanno parte della federazione nazionale non perseguano un utile. Anzi, l’economicità aziendale — ovvero la capacità di coprire ampiamente i costi attraverso la generazione di ricavi — è un principio fondante di ogni impresa economica, comprese le cooperative. Ciò che distingue queste ultime dalle altre società di capitali è il perseguimento di uno scopo mutualistico. L’obiettivo non è massimizzare il profitto per gli azionisti, ma fornire ai soci beni, servizi o opportunità di lavoro a condizioni più vantaggiose, come avviene nelle cooperative di consumo, abitative e agricole. Gli utili, quindi, rimangono per lo più nel patrimonio sociale e vengono distribuiti ai soci solo se lo statuto lo prevede espressamente. È quanto fanno le singole cooperative Migros in Svizzera, che si impegnano anche a preservare la regionalità: nell’identità aziendale, nei prodotti alimentari e nel legame con il territorio. 

Inoltre, in generale, la cooperativa segue il principio democratico «un socio, un voto», indipendentemente dal numero di quote o dal capitale posseduto. Il potere decisionale è legato alla persona e alla partecipazione. 

In ogni caso, entro la fine del 2028 le dieci cooperative regionali di Migros e la Federazione delle Cooperative Migros (FCM) si fonderanno in un’unica cooperativa di gruppo, se la maggioranza qualificata dei soci sarà favorevole. Con questa operazione, uno dei maggiori attori della grande distribuzione svizzera intende semplificare le proprie complesse strutture gestionali. Gli organi direttivi di tutte e dieci le cooperative regionali e della federazione hanno approvato all’unanimità il piano. I 2,3 milioni di soci delle cooperative si esprimeranno in via definitiva tramite una votazione per corrispondenza, prevista per la metà del prossimo anno. La soglia per approvare il cambiamento è però elevata: è richiesta una maggioranza di due terzi dei soci votanti in ciascuna delle dieci cooperative regionali, oltre a un quorum minimo di partecipazione del 25%. Se anche una sola entità votasse contro, il progetto di riorganizzazione dovrebbe probabilmente essere rivisto, a meno che non venga bocciato del tutto. 

Una volta completata la riorganizzazione, la Cooperativa centrale fungerà da entità coordinatrice dell’intero Gruppo Migros, composto da sette unità commerciali: Migros Supermercati, Migros Industrie, Denner, Migrol/migrolino, Digitec Galaxus, Banca Migros e Medbase. Queste aziende operano in modo autonomo. In futuro, l’attività dei supermercati a livello nazionale sarà gestita da un unico soggetto, mantenendo una forte presenza in tutte le regioni della Svizzera. È una risposta alla concorrenza, ormai quasi ventennale, dei discount tedeschi, che, in quanto società multinazionali, possono offrire prodotti a prezzi bassi senza dover rispettare vincoli statutari, ma solo le norme di legge. Non è però questo che ci si attende da Migros, che ha un modello aziendale radicalmente diverso e che l’anno scorso ha compiuto cento anni. Per questo non si vuole abbandonare il modello cooperativo. 

Le attuali strutture regionali saranno in gran parte sostituite. Al loro posto è prevista la creazione di sei consigli regionali, che rappresenteranno gli interessi delle regioni ed eleggeranno i delegati all’assemblea nazionale. Migros non ha specificato obiettivi concreti di risparmio né quanti posti di lavoro saranno interessati. Ha tuttavia promesso che non ci saranno licenziamenti nelle cooperative regionali almeno fino alla metà del 2028. I cambiamenti - e quindi la razionalizzazione dei costi - riguarderanno principalmente l’amministrazione e la gestione. 

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