I gettoni nei CdA e la poca trasparenza

Le Aziende industriali di Lugano (AIL) per i propri consiglieri d’amministrazione sono il Paese del bengodi? Senza sminuire i compiti di chi siede in un CdA, ma paragonando a grandi linee dimensione, missione, mercato e concorrenza, con gli emolumenti versati in altri CdA, ad esempio in BancaStato, viene da dare una risposta affermativa. I dati, nudi e crudi, li abbiamo svelati e poi approfonditi sui media del Gruppo Corriere del Ticino, ed è scoppiata la polemica. È fin curioso constatare che nel piccolo Ticino, dove tutti sanno tutto (pure di tutti) si resti in silenzio per lungo tempo, per poi svegliarsi guardando la televisione o leggendo un articolo sul giornale. Vien da chiedersi dove siano stati fino ad oggi tutti i politici e le segreterie di partito che hanno contribuito, finanche coordinato e diretto il traffico in entrata e uscita dai CdA nelle aziende pubbliche (o a partecipazione pubblica), con il bilancino per non generare mai reazioni stizzite. Non sia mai che qualcuno, all’esterno, si accorgesse di quella pratica, perfettamente legale, ma poco trasparente.
Reagire un po’ stizziti sarà anche poco razionale, ma constatare nelle AIL versamenti compresi in una forchetta di 80-90 mila franchi lordi al presidente, 70-80 mila al vicepresidente per sei mesi pongono domande legittime. Per gli altri membri, a dipendenza del ruolo, la forchetta è 20-45 mila. Ma quanto tempo e quale lavoro concreto giustifica questi importi? Mistero. Poi occorre dire che un CdA non è un circolo ricreativo: governa, sorveglia i rischi e indirizza strategicamente un’azienda. Il vertice del CdA delle AIL afferma che i compensi sono in linea con quelli di altre società svizzere e sottolinea che AIL è un’azienda sana. Ce ne rallegriamo, ma di quali aziende si tratta? Dimensioni, compiti e carichi di lavoro sono stati confrontati? E il paragone considera che AIL è interamente pubblica? I 511 milioni di cifra d’affari e i 12 milioni riversati al Comune di Lugano attestano il peso delle AIL, non la proporzione dei compensi.
Chissà che dopo questa ondata si riescano a definire criteri leggibili e dati completi: altrimenti il dibattito resta sterile, fra indignazione e difese d’ufficio. Il confronto con le partecipate cantonali richiede cautela: tuttavia nei rapporti si trovano i dati per EOC, BancaStato, AET, IPCT e ACR. Le medie vanno da meno di 20 mila a circa 100 mila franchi; BancaStato indica un massimo individuale di 146.402 franchi, il tutto con quasi 20 miliardi di bilancio. L’AET riporta circa 42.800 franchi medi, ACR 18.240 franchi. Non è un listino, ma un termine di confronto, perché prima degli importi c’è la trasparenza. Le cifre AIL sono emerse, e non spontaneamente, solo dopo anni di domande politiche senza risposta pubblica. Intanto il Casinò di Lugano invoca le norme sulla protezione dei dati: nel 2025 le indennità dei cinque membri del CdA sono state pari a 202.882 franchi, importo descritto «in calo».
Rispettare la legge può essere doveroso, ma politicamente insufficiente. La norma fissa il minimo e il proprietario pubblico deve chiedersi che cosa rendere accessibile. Non per «processare» gli amministratori, ma perché il controllo democratico non si esaurisce nella conformità formale. Se la Città nomina i vertici, quale rendiconto deve a chi, indirettamente, è proprietario delle aziende? Intanto la politica, che pare essersi svegliata di soprassalto e (solo) ora s’interroga su qualche correttivo, non può limitarsi a stupirsi. A scanso di equivoci la nomina politica non è una colpa a prescindere: giusto ci sia chi rappresenti la proprietà pubblica. Ma richiede competenze, obiettivi espliciti e verifiche. Se il seggio diventa una distribuzione di quote fra partiti, è in gioco la fiducia nel meccanismo che decide chi siede e con quale responsabilità. Viene detto che «la politica deve nominare le persone giuste al posto giusto». Certo, è sacrosanto. Ma manca nel manuale la definizione di «giusto» e «giuste».
Chissà che non occorra un nuovo tavolo di lavoro e anni di studi approfonditi. AIL intanto annuncia un capitolo sulle remunerazioni nel futuro rapporto integrato: passo utile, ma non ancora una regola. Anche per il Casinò il tema resta aperto. Senza tempi e contenuti, il nuovo regolamento rischia di restare un dossier in attesa. Servono criteri pubblici e un calendario. Ma soprattutto la volontà politica di fare chiarezza e piena trasparenza. Il servizio giornalistico che abbiamo proposto nell’edizione di venerdì sulle partecipate del Cantone, ha permesso di mettere in fila cifre e regole. Ma non è stato tutto facile. Questi dati non sono sempre reperibili con un clic. Ma perché? Ciò che si tende a celare o a rendere complicato da trovare, solitamente è considerato «semi segreto». Non si cada più in questa trappola.
