Opinione

Evitiamo la sanitariocrazia

L'opinione di Matteo Quadranti, capogruppo PLR
©Chiara Zocchetti
Red. Online
17.06.2026 15:12

Il Parlamento ha approvato due rapporti che fissano definitivamente l’entrata in vigore delle iniziative popolari approvate il 28 settembre 2025 e volte ad alleggerire il peso dei premi di cassa malati.

Se per una delle due è stato relativamente semplice individuare un finanziamento parziale attraverso alcuni risparmi, per l’altra – quella socialista – le difficoltà restano evidenti. Già per la prima fase transitoria manca infatti una copertura completa: il finanziamento previsto consiste in aumenti di imposte e tasse per circa 15 milioni di franchi, a fronte di un costo di 38 milioni nei primi due anni. Dal 1° gennaio 2029 il costo supplementare salirà poi a 130-150 milioni di franchi all’anno, grazie all’intervento dei partiti moderati, in particolare PLR e Centro, che hanno evitato uno scenario ben più oneroso, stimato attorno ai 300 milioni.

Si tratta comunque di importi che dovranno ancora essere finanziati e che andranno ad aggiungersi agli oltre 450 milioni di franchi di sussidi di cassa malati già oggi erogati a beneficio di circa 115'000 ticinesi. Il nuovo sistema di calcolo, pur essendo stato corretto e riportato a parametri più aderenti alla realtà, avrà come conseguenza l’estensione dei beneficiari a oltre 200'000 abitanti su una popolazione cantonale di circa 375'000 persone.

Non intendo qui entrare nel merito dell’importante lavoro che attende il Parlamento nei prossimi due anni, durante i quali sarà necessario reperire le risorse mancanti. Fortunatamente non si parla più dei 600 milioni inizialmente prospettati, ma restano comunque circa 380 milioni da finanziare.

Vi è però un aspetto che finora è stato poco evidenziato e che merita particolare attenzione. La riforma del sistema dei sussidi deve essere ponderata fin d’ora con grande attenzione, affinché favorisca comportamenti responsabili e consapevoli nell’utilizzo delle prestazioni sanitarie. Occorre inoltre prevedere/mantenere una clausola di salvaguardia che consenta al Governo e al Parlamento di adattare il sistema in funzione dell’evoluzione delle finanze cantonali e della capacità contributiva dei cittadini.

Il rischio politico e sistemico, soprattutto nell’impostazione dell’iniziativa socialista, è infatti quello di trasferire progressivamente potere e risorse al settore sanitario. Tra sussidi sempre più estesi e deduzioni fiscali crescenti, il sistema rischia di trasformarsi in una grande trappola redistributiva, nella quale gli incentivi al contenimento dei costi vengono meno perché il peso finanziario ricade su una quota sempre più ridotta di contribuenti. Ma fino a quando questo modello potrà reggere? E soprattutto, chi sarà poi in grado di correggere una legislazione che, pur diventando eccessivamente onerosa, continuerà a beneficiare una maggioranza della popolazione?

Il risultato potrebbe essere quello di alimentare ulteriormente la crescita dei costi sanitari. Medici, infermieri, farmacisti, fisioterapisti – non tutti peraltro residenti o svizzeri -, ospedali, cliniche e strutture sanitarie opererebbero infatti in un contesto nel quale la pressione a contenere le spese si riduce progressivamente. È naturale che il bisogno di sicurezza, cura e tecnologie sempre più sofisticate venga percepito come prioritario, poiché riguarda il bene più prezioso: la salute e la vita delle persone. Proprio per questo, però, è necessario vigilare affinché gli interessi economici non vengano sistematicamente sottratti a qualsiasi valutazione critica.

Questa non è vera solidarietà. Rischia piuttosto di trasformarsi in un meccanismo che favorisce la continua espansione della spesa sanitaria, mentre la pressione fiscale sui cittadini aumenta e la sostenibilità del sistema si indebolisce.

Occorre evitare questa deriva. I problemi della sanità non si risolvono semplicemente trasferendo nuovi costi sulla collettività, ma creando le condizioni affinché tutti gli attori del sistema siano incentivati a utilizzare le risorse in modo efficiente e responsabile. In caso contrario si alimenterà un circolo vizioso fatto di spesa crescente, minore responsabilizzazione e crescente ingiustizia tra chi beneficia delle prestazioni e chi ne sostiene il costo.

Il PLR crede nella libertà di scelta – della cassa malati, del medico e delle cure – così come nella coesione sociale, che significa sostenere chi si trova realmente in difficoltà. Rimane però un partito che pone al centro la responsabilità individuale quale condizione indispensabile per il benessere collettivo. Per questo, qualora il nuovo sistema dovesse produrre effetti deresponsabilizzanti o finanziariamente insostenibili, sarà fondamentale mantenere la possibilità di correggerlo e riformarlo.