Opinione

Generi di violenza

L'opinione di Boas Erez
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Red. Online
08.09.2026 16:15

La violenza è all’ordine del giorno. Cosa possiamo fare? Certamente lasciare che le autorità facciano il loro lavoro e in parallelo continuare a sensibilizzare ai differenti aspetti della violenza di genere e alla violenza domestica. Ma forse dovremmo anche denunciare ogni violenza di cui siamo al corrente, anche se è esercitata lontano da qui. Gli atteggiamenti di certe tifoserie non dovrebbero essere considerati come ineluttabili. È vero che in un certo senso non è niente di nuovo. Già negli anni Ottanta il Ticino è stato il teatro di grandi scazzottate e tensioni sociali (come raccontato nel «Breve trattato sui picchiatori della Svizzera italiana» di Manuela Mazzi).

Poi dovremmo collettivamente indignarci per l’uso di linguaggi offensivi e tendenziosi. Ad esempio, ho personalmente trovato la prima pagina dell’edizione del 30 agosto de Il Mattino particolarmente detestabile. Il titolo «Basta con la feccia!», per tradurre l’opinione del direttore della testata che si dovrebbe vietare l’entrata in Svizzera di ogni richiedente l’asilo maghrebino è inammissibile. Come non bastasse, a pagina 14 della stessa edizione, il direttore propone di abrogare l’articolo 261bis del Codice penale svizzero, che tutela la dignità e il valore dell’essere umano. Così da poter ancora più liberamente dare sfogo alle sue fisime.

Un’ulteriore cosa che potremmo fare è renderci conto che vi è una violenza senza volto che agisce a diversi livelli. È quella che risulta da decisioni legislative, amministrative o economiche che non tengono sufficientemente conto dell’impatto che hanno sulle persone. Così il razionamento delle cure denunciato il 27 luglio in queste colonne dal Presidente dell’Associazione degli oftalmologi del Canton Ticino. O la proposta fatta una decina di giorni fa al Consiglio nazionale con la mozione 26.4067 di rendere più difficile l’accesso alla psicoterapia praticata da psicologi. Non poter beneficiare di cure necessarie è subire una grande ingiustizia. È stato uno degli elementi che hanno spinto Luigi Mangione a (probabilmente) uccidere l’amministratore delegato della più grande assicurazione malattia privata degli Stati Uniti.

La storia di questa vicenda, raccontata nel libro di Nicolas Framont «San Luigi», mostra il cinismo di un’industria della quale si può dire che è responsabile di molte morti per inazione. Per evitare la violenza di un Mangione, contro ingiustizie di questa portata dev’essere possibile esprimersi e agire collettivamente. Eppure si criticano le manifestazioni di strada e si rendono difficili gli accordi di branca. Eppure il Parlamento svizzero nel 2025 non ha voluto entrare in materia a seguito di un messaggio del Consiglio federale che promuoveva l’esercizio collettivo dei diritti. Gli individui isolati che subiscono troppe pressioni crollano o esplodono.