Opinione

Il cliente è già cambiato: le assicurazioni hanno il coraggio di farlo?

L'opinione di Ruben Sbaffoni, presidente del CdA di Locarnini e Partners Assicurazioni SA
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Red. Online
02.06.2026 10:59

Il cambiamento nel settore assicurativo non è qualcosa che deve ancora arrivare. È già successo. Magari in modo silenzioso, ma profondo. E riguarda soprattutto le persone.

Sono i clienti ad essere cambiati per primi. Il loro modo di vivere, di informarsi, di scegliere. Oggi non cercano semplicemente una polizza: cercano qualcosa che abbia senso per la loro vita, che è sempre più dinamica, digitale, personale.

Eppure, una parte del settore continua, comprensibilmente, a muoversi con logiche costruite in un altro tempo. Logiche che hanno funzionato per anni, e anche bene. Ma che oggi, in alcuni casi, iniziano a creare distanza.

Non perché i prodotti siano sbagliati. Ma perché spesso non partono davvero dalla persona.

E questa distanza non è solo tecnica. Si sente. Quando un cliente non si riconosce in ciò che acquista, si crea un piccolo vuoto. E quel vuoto, con il tempo, diventa disinteresse. A volte diffidenza.

Anche nel nostro piccolo Ticino questo cambiamento si vede chiaramente. Sempre più clienti arrivano con esigenze diverse, più specifiche, più personali. Non chiedono necessariamente di più. Chiedono qualcosa che li rappresenti davvero.

E quando succede, quando qualcuno si prende il tempo di ascoltarli davvero, la reazione è quasi sempre la stessa: sorpresa. E poi apprezzamento.

Come broker lo vediamo spesso: quando proponiamo qualcosa di costruito su misura, qualcosa che risponde davvero alla situazione concreta, il cliente lo percepisce subito. Non è più una «polizza qualsiasi». È qualcosa che finalmente torna.

Negli ultimi anni, va detto, anche le compagnie assicurative si stanno muovendo. Si vedono segnali, passi avanti. Penso, ad esempio, alle applicazioni mobile, ai servizi digitali, ai nuovi modi di comunicare.

Sono evoluzioni importanti. E vanno riconosciute.

Ma, nella pratica, spesso manca ancora qualcosa. L’esperienza non è sempre fluida fino in fondo. Si digitalizza un passaggio, ma non tutto il percorso. Si migliora un punto, ma il resto resta com’era. E il cliente, oggi, queste cose le nota.

Non perché pretenda la perfezione. Ma perché ormai è abituato ad esperienze semplici, coerenti, complete, anche in altri settori.

Ed è qui che si gioca la partita.

Per anni il settore è partito dal prodotto. Oggi forse è il momento di fare il contrario: partire dalla persona. Non serve rivoluzionare tutto, ma serve cambiare approccio. Fare una domanda in più. Ascoltare davvero. Accettare che non esiste più una soluzione uguale per tutti.

Personalmente, credo molto in questo percorso. Amo mettermi in discussione, cercare strade nuove, creare opportunità. Perché alla fine è difficile fermare chi è disposto a pensare fuori dagli schemi e costruire il proprio futuro.

In questo contesto, il ruolo del broker può diventare ancora più importante. Non solo come intermediario, ma come qualcuno che traduce bisogni reali in soluzioni concrete. E che lavora con compagnie disposte a mettersi in discussione e a fare un passo avanti.

Poi c’è la tecnologia.

L’intelligenza artificiale, in particolare, è uno di quegli strumenti che possono fare davvero la differenza. Non per sostituire le persone, ma per capirle meglio. Per leggere i bisogni in modo più profondo e costruire soluzioni più precise.

La relazione resta centrale. Ma può essere molto più forte se supportata bene.

Alla fine, tutto torna lì: alla fiducia. E la fiducia nasce quando una persona si sente capita.

Il rischio più grande oggi non è sbagliare. È restare fermi. Continuare a fare le cose come si sono sempre fatte può sembrare la scelta più sicura. Ma forse, oggi, è la più rischiosa.

L’opportunità, invece, è chiara: tornare davvero al cliente. Ascoltarlo. Adattarsi. Evolvere, senza perdere equilibrio.

Perché il cliente non sta chiedendo di più.

Sta chiedendo qualcosa di diverso.

E forse è proprio da qui che vale la pena ripartire.

Perché, alla fine, non vince chi cambia per primo. Vince chi cambia davvero.