L'editoriale

Il duello fiscale e quello elettorale

Imposizione dei coniugi: sullo sfondo del confronto di principio di politica fiscale c’è anche la competizione per il primato elettorale fra Centro e PLR
©Chiara Zocchetti
Giovanni Galli
03.04.2026 06:00

La partita sull’imposizione fiscale dei coniugi non è chiusa. L’8 marzo, con una maggioranza del 54%, i votanti avevano detto sì alla tassazione separata. Ma l’altro giorno, il Centro ha fatto sapere che nonostante la maggioranza popolare (ma forse forte del fatto che ben 13 Cantoni su 23 l’avevano rifiutata) non intende ritirare la sua iniziativa popolare. Diversamente dalla legge appena approvata, questa proposta vuole eliminare la penalizzazione fiscale dei coniugi concentrandosi sull’imposta federale diretta (quella oggi più iniqua), mantenendo l’imposizione congiunta. Secondo il presidente Philipp Matthias Bregy, la proposta del suo partito è più moderna e più semplice, e i cittadini devono poter scegliere. Già respinta dal Nazionale, l’iniziativa centrista sarà esaminata in giugno dagli Stati.  La votazione popolare potrebbe avere luogo in novembre o in febbraio. Se la proposta fosse respinta, il discorso sarebbe chiuso una volta per tutte. L’imposizione individuale, che segna una rottura col passato, farebbe il suo corso e a partire dal 2032 diventerebbe realtà a livello federale, cantonale e comunale. Se, al contrario, l’iniziativa venisse approvata le cose si complicherebbero. Le due proposte hanno sì in comune l’obiettivo di eliminare la discriminazione fiscale delle coppie sposate, ma differiscono completamente sui metodi. L’iniziativa del Centro si applica solo alle imposte federali e mantiene il principio della coppia come comunità economica (con il cumulo dei redditi, ma senza svantaggi rispetto agli altri contribuenti), mentre la legge approvata in marzo interessa tutti e tre i livelli istituzionali e prevede una tassazione indipendente dallo stato civile. Niente di più diverso. C’è chi sostiene che  il sistema si potrebbe sdoppiare, con l’imposizione congiunta a livello federale e quella individuale nei Cantoni e nei Comuni. Ma in pratica, come rilevato da più parti, questo doppio binario sarebbe insostenibile, sia per gli oneri che creerebbe sia perché cozzerebbe contro il dettato costituzionale sull’armonizzazione delle imposte federali e cantonali. Quel che è certo è che ci sarebbe molta materia per giuristi e anche una lotta serrata a livello politico per difendere, rispettivamente attuare, le opposte soluzioni.

La decisione del Centro ha suscitato la reazione indignata dei sostenitori dell’imposizione individuale. In effetti, il verdetto del popolo l’8 marzo non è stato debordante, però è stato chiaro. Si può capire chi vede nel sì all’imposizione individuale un no implicito all’iniziativa centrista e per questo considera una forzatura tornare alle urne. Le alternative all’imposizione individuale sono già state trattate ampiamente in campagna. Dopotutto è stato il partito stesso di Bregy a lanciare il referendum (e a perderlo), seguito dai Cantoni (che avendo già provveduto negli anni ad eliminare in larga misura la penalizzazione dei coniugi sono in larga maggioranza ostili all’obbligo di rivedere completamente i loro sistemi).  Al tempo stesso, si può comprendere la volontà del Centro di non alzare bandiera bianca. La lotta alla penalizzazione fiscale del matrimonio è da molto tempo  un suo cavallo di battaglia. Una prima iniziativa popolare, lanciata nel 2011 dall’allora PPD, cinque anni più tardi è stata respinta di strettissima misura dal popolo (50,8%) ma accolta dai Cantoni (16,5 su 23). Nel 2019, la votazione è stata annullata dal Tribunale federale in quanto falsata dalle cifre inesatte fornite in campagna dal Governo. Invece di tornare alle urne, il partito ha preferito rilanciare una seconda iniziativa evitando la controversa definizione del matrimonio come l’unione tra uomo e donna. Ma non l’ha fatto subito. In altre faccende affaccendato, il Centro si è fatto battere sul tempo dalle Donne del PLR, la cui iniziativa è stata trasformata in controprogetto e poi in legge. Oltre al danno, la beffa. Se l’insistenza si rivelerà pagante o meno al secondo tentativo è ancora da vedere. Le urne hanno parlato e non è detto che l’idea di tornare a votare come se nulla fosse, a meno di un anno di distanza, sarà accolta di buon grado.

Ma sullo sfondo di questo confronto di principio di politica fiscale c’è anche la competizione per il primato elettorale fra i due partiti storici, con il Centro che alle Federali del 2027 darà l’assalto al PLR per strappargli il secondo seggio in Consiglio federale. Nel 2023, i liberali avevano conservato il terzo posto superando di pochissimo (14,25% contro 14,06% dei suffragi per il Nazionale) il partito di Bregy, che a Berna dispone comunque di un maggior numero di seggi e ora ambisce apertamente al sorpasso. Tornare alle urne sull’imposizione dei coniugi potrebbe essere un’arma a doppio taglio. In vista di una partita elettorale che potrebbe giocarsi sul filo dei voti, un successo sul fisco darebbe un segnale importante per il confronto diretto. Viceversa, un secondo rovescio potrebbe trasformarsi nel preludio di una sconfitta. Sono aspetti da mettere in conto.