Il ponte-diga

Incroci di strade

La rubrica di Pietro Montorfani
©Chiara Zocchetti
Pietro Montorfani
Pietro Montorfani
15.05.2025 06:00

E così Lugano ha una nuova via intitolata ai due esuli e scrittori lettoni Rainis e Aspazija, che trovarono rifugio a Castagnola nei primi anni del secolo scorso, in fuga dal regime zarista. È una stradina piccola ma molto panoramica, una di quelle che si inerpicano sinuose attorno al Brè, tra la chiesa di San Giorgio e il parco San Michele.

Per la nuova intitolazione si è dovuto sacrificare il nome di “via Salute”, toponimo che fino all’altro ieri ricordava un sanatorio oramai chiuso da tempo. Com’era da aspettarsi, anche questa volta è partita presto la buriana dei “ma allora perché non?”, con proposte alternative di celebrazioni di politici e notabili locali, certo meritevoli – prima o poi, e comunque in ossequio alle vigenti regole municipali (ad esempio l’attesa di dieci anni dalla morte) – di essere ricordati nello stradario della Grande Lugano. Toccare la toponomastica è sempre un’operazione rischiosa e delicata, perché altera poco o tanto la percezione della memoria condivisa, oltre a sollevare questioni logistiche che in qualche caso possono risultare piuttosto fastidiose. Non per nulla l’amministrazione comunale ha optato già da anni per l’istituzione di una commissione di consulenza, composta di esperti interni ed esterni, per far sì che le novità siano tutte ragionevoli e ponderate, in linea con i tempi e con le reali necessità comunicative della Città.

Sarà che di relazioni culturali con la Lettonia mi sono occupato professionalmente per qualche anno, ma in questo caso mi sentirei di spezzare una lancia in favore dell’operato del Municipio: ricordare la lunga permanenza dei due scrittori in quel di Castagnola, dal 1906 al 1920, significa infatti anche richiamare le successive iniziative che l’ex Comune prima, e Lugano poi, hanno portato avanti sin dal dopoguerra, sotto forma di esposizioni temporanee e permanenti, pubblicazioni, organizzazioni di conferenze e convegni. Senza dimenticare il ben noto Forum Lugano 1990, nell’ambito del quale una nuova generazione di intellettuali venuti dal Mar Baltico abbozzò la carta costituzionale di una Lettonia indipendente e libera, nata ufficialmente il 21 agosto 1991 sulle macerie dell’Unione Sovietica.

Né bisogna sottovalutare il fatto che dietro i nomi di Rainis e Aspazija non si celano soltanto due oscuri scrittori del primo Novecento, ma si muove un’intera nazione che prima e dopo la caduta del Muro ha continuato a venire a Castagnola (pullman interi, a volte) per ritrovarvi quello spirito di democrazia e di libertà che rimane fragile anche in Paesi di più lunga tradizione ed esperienza. Il rapporto di Lugano con la Lettonia è infatti asimmetrico: da un lato una cittadina che si ostina a definirsi “grande”, e dall’altro una nazione giovane ma fiera e culturalmente piuttosto vivace, consapevole della propria identità e del valore della propria recente indipendenza. Per questa ragione, come era già avvenuto in passato, alla cerimonia sono intervenuti i pesi massimi della politica: la nuova ministra della cultura Agnese Lāce – è la terza che incontro, sempre giovani e sempre donne, pur cambiando il partito – e il consigliere federale Ignazio Cassis, oltre naturalmente alle autorità locali.

Conta però anche il fatto che nei pressi di Riga, nella località balneare di Jūrmala, il medesimo giorno sia stata inaugurata una “Kastaņolas jela” cancellando per l’occasione il nome di Gončarov, scrittore russo che deve essersi macchiato di qualche colpa nei confronti della realtà locale. Non quindi l’ennesima “via Lugano”, come ce ne sono tante in Italia, in America, Canada e persino in Australia, bensì la più significativa “Castagnola”, un nome che nella memoria di un paio di milioni di persone è l’eco chiarissima di un’atmosfera di libertà da poco riconquistata.