Opinione

Iniziativa antidumping: il grande equivoco sulla parità di genere

L'opinione di Nicoletta Casanova, Presidente AITI
©Gabriele Putzu
Red. Online
04.03.2026 13:40

L’iniziativa «antidumping» dell’MPS viene venduta per una grande battaglia per la parità di genere, ma in realtà è poco più che un’operazione di marketing politico. Il punto centrale è semplice: il Cantone non ha alcuna competenza per intervenire e sanzionare o correggere la disparità salariale o professionale tra uomini e donne. Questo ambito è regolato dalla Legge federale sulla parità (LPar), che affida esclusivamente ai tribunali civili la facoltà di intervenire. Non esistono – e non possono esistere – poteri ispettivi cantonali per sanzionare le discriminazioni.

Ma l’iniziativa pretende di «rafforzare la parità» creando una nuova struttura nell’Ispettorato del lavoro, addirittura una sezione di ispettrici. Sarebbe una scatola vuota: non avrebbe alcuna competenza reale e, ahinoi donne, non potrebbe correggere o punire nulla. È un’illusione costruita ad arte per far credere che si possa ottenere di più semplicemente ampliando un ufficio pubblico, ignorando del tutto i limiti della legge federale.

Ciò che invece sarebbe molto reale è il conto: 160 nuovi ispettori e ispettrici per un costo di 18 milioni l’anno, senza che cambi una virgola nelle possibilità di contrastare le discriminazioni o il dumping salariale. Una burocrazia mastodontica, che dovremmo pagare tutte e tutti noi, che non risolve i problemi ma li maschera dietro montagne di rapporti e procedure.

Non sorprende che anche l’OCST, uno dei principali sindacati del Cantone, abbia preso posizione contro questa iniziativa. L’OCST ha denunciato chiaramente che il testo non interviene sui meccanismi che causano il dumping, non introduce strumenti nuovi e non offre soluzioni concrete: si limita ad aumentare il peso dell’apparato amministrativo producendo dati già noti e duplicando competenze.

La realtà è che l’iniziativa non tutela la parità, non combatte il dumping, non dà nuovi diritti ai lavoratori e non risolve alcuna stortura del mercato del lavoro. È una riforma finta, costruita su un’idea sbagliata: che si possano cambiare le leggi federali creando uffici cantonali. Non funziona così, e chi promuove l’iniziativa lo sa benissimo.

Questa proposta è quindi un semplice slogan, ingannevole nei contenuti e irresponsabile nei costi. Per tutte queste ragioni, dire NO non è solo una scelta razionale: è un atto di responsabilità nei confronti dei contribuenti, delle donne e degli uomini che lavorano, e della credibilità delle istituzioni. E parlo da donna e imprenditrice.

Nicoletta Casanova, Presidente AITI