L'opinione

La posizione dell’MPS sulle proposte del Governo relative alle iniziative casse malati

L'opinione dell'MPS
© Chiara Zocchetti
Red. Online
15.04.2026 16:30

Il Movimento per il socialismo (MPS) ha preso atto della presentazione odierna da parte del governo del messaggio governativo per l’applicazione della prima tappa delle iniziative popolari approvate dalla cittadinanza nella votazione cantonale del 28 settembre 2025.

L’MPS ribadisce con forza il suo giudizio negativo sul modo di procedere del governo

Prima di tutto per la conferma della decisione – già avanzata in sede di commento dell’esito delle votazioni dello scorso mese di settembre – di applicare a tappe le disposizioni di legge (perché, lo ricordiamo ancora una volta, è di questo che si tratta: testi di legge definitivi approvati dal popolo).

Si tratta di una scelta politica precisa che svuota di contenuto la decisione popolare. Questo modo di procedere non è conforme né alla volontà popolare, né tantomeno al dibattito che ha preceduto la votazione.

In particolare, per quel che riguarda l’iniziativa per ridurre al 10% del reddito disponibile i premi di cassa malati, nessuno può negare l’urgenza materiale e sociale che tale misura venga applicata integralmente e senza rinvii. Ogni rinvio rappresenta una scelta consapevole di continuare a scaricare sui cittadini e sulle cittadine costi ormai insostenibili. Altro che la «sostenibilità» del proprio piano invocata oggi dal governo!

L’MPS respinge il meccanismo pretestuoso delle cosiddette «coperture finanziarie»

L’idea che le iniziative possano essere attuate solo in presenza di presunte «coperture finanziarie» non trova alcun fondamento reale nelle disposizioni che reggono le finanze cantonali. Si tratta piuttosto di un espediente politico utilizzato per rallentare, svuotare e, se possibile, neutralizzare l’attuazione delle decisioni popolari.

È particolarmente contestabile sostenere (come ha fatto il ministro Gobbi) che si tratti di «nuovi compiti»: le misure previste non fanno che modificare modalità già esistenti di intervento pubblico. La loro attuazione rientra pienamente nella gestione ordinaria dello Stato, che dispone già degli strumenti finanziari necessari (possibilità di nuove entrate fiscali), inclusa – se necessario – la possibilità di ricorrere all’aumento del debito pubblico.

Insistere su questo punto significa voler subordinare la democrazia diretta a vincoli contabili arbitrari.

L’MPS respinge la retorica della «simmetria dei sacrifici»

Questa formula, riproposta ciclicamente quando si tratta di imporre sacrifici alla maggioranza della popolazione, si fonda su una rappresentazione falsata della realtà sociale.

Da oltre vent’anni assistiamo a un peggioramento sistematico delle condizioni di vita e reddituali della maggioranza delle famiglie, mentre si intensificano la concentrazione della ricchezza e il miglioramento delle condizioni delle fasce più agiate. Una dinamica profondamente asimmetrica.

Invocare oggi una «simmetria» dei sacrifici significa, in realtà, perpetuare e aggravare questa ingiustizia. Una politica realmente equa imporrebbe esattamente il contrario: una chiara asimmetria dei contributi, a carico di chi ha beneficiato di questa evoluzione. Pensiamo in modo particolare al fatto che negli ultimi 20 anni in Ticino abbiamo assistito ad una crescita importante dei contribuenti con patrimoni netti superiori ai 2 milioni di franchi.

L’MPS ribadisce che le risorse esistono e vanno cercate dove si trovano

La via maestra resta quella dell’aumento delle entrate dello Stato. Le possibilità sono note: maggiore imposizione sui redditi e sui patrimoni più elevati, adeguamento dei valori di stima – oggi largamente sottostimati rispetto ai valori di mercato – e l’abolizione di privilegi fiscali ingiustificati.

La maggioranza parlamentare continua però a opporsi, spesso per ragioni ideologiche dichiarate, a qualsiasi intervento significativo in questa direzione.

In questo contesto, la misura proposta dal governo – un aumento «straordinario» dell’aliquota massima dell’imposta sulla sostanza dal 2.5‰ al 3.0‰ – appare del tutto insufficiente e, soprattutto, rivelatrice: non solo per la sua portata limitata, ma anche perché definita esplicitamente temporanea. Ancora una volta, si evita accuratamente di mettere in discussione gli equilibri fiscali esistenti. Da questo punto di vista val la pena ricordare che l’aliquota si ferma al 2,5%o (in futuro al 3%o) per tutte le sostanze superiori 1,3 milioni. Non vi è infatti – come invece avviene per gli scalini più bassi – progressione legata alla progressione della sostanza.

Ricordiamo inoltre che sono pendenti davanti al Gran Consiglio iniziative parlamentari presentate dall’MPS che chiedono un significativo aumento del prelievo fiscale per gli altri redditi e i grandi patrimoni.

Le misure di risparmio rappresentano un attacco diretto a settori già sotto pressione

I tagli previsti colpiscono ambiti nei quali sarebbe invece urgente rafforzare gli investimenti: formazione scolastica e professionale, trasporto pubblico, sostegno sociale, politiche per persone invalide e rifugiate.

Non è un caso isolato, ma parte di una tendenza più ampia: gli stessi settori sono stati colpiti a livello federale nel quadro del programma di risparmio recentemente approvato (il cosiddetto «risparmio 27»), che prevede riduzioni significative proprio nella scuola, nella formazione e nella coesione sociale.

La coerenza è evidente: sono gli stessi partiti, a Berna come a Bellinzona, a promuovere una politica sistematica di riduzione del ruolo dello Stato nei settori fondamentali per l’uguaglianza delle opportunità.

Colpisce inoltre che una parte rilevante dei tagli riguardi attività di competenza del DECS, come se il settore della formazione dovesse fungere da variabile di compensazione per rendere politicamente accettabile una parziale applicazione dell’iniziativa del 10%. Una logica di scambio tanto implicita quanto inaccettabile: si concede qualcosa su un fronte per togliere altrove, colpendo ancora una volta i servizi pubblici essenziali.

Una deriva politica e democratica preoccupante

La decisione di procedere a tappe nell’attuazione delle iniziative non è un dettaglio tecnico, ma un precedente politico grave. Essa introduce l’idea che le decisioni popolari siano subordinate alla loro compatibilità con il quadro finanziario, economico e politico dominante.

In altri termini, non sono più le scelte democratiche a determinare le priorità politiche, ma è il quadro esistente – costruito negli anni da precise scelte di politica economica e fiscale – a dettare i limiti della democrazia stessa.

Si tratta di una torsione pericolosa: le riforme approvate dal popolo non vengono più applicate pienamente, ma adattate, ridotte o rinviate fino a renderle compatibili con vincoli che nessuno ha votato.

Questa impostazione svuota progressivamente la portata della democrazia diretta e apre la strada a una sua neutralizzazione di fatto. Non è solo una questione finanziaria: è una questione di rispetto delle decisioni popolari e, in ultima analisi, di qualità del nostro sistema democratico.

In questo senso l’MPS ritiene necessario – e lo proporrà alle altre forze politiche e associative – di sviluppare una mobilitazione (come si sta facendo sulla questione della partecipazione ai costi degli utenti di cure a domicilio) a sostegno di una attuazione integrale dell’iniziativa sui premi di cassa malati a partire dal 2027.

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