Leone XIV e Donald Trump, diversamente americani

Donald Trump non finisce di stupirci, sempre sopra le righe, con una grammatica confusa e pare non avere né limiti né linee rosse da rispettare. Le sue affermazioni su Truth social contro il Papa Leone XIV sono irricevibili: «debole sulla criminalità» e «terribile in politica estera», ha poi condiviso un'immagine generata dall'IA che compare con una tunica bianca nell'atto di guarire un uomo malato circondato da aquile, bandiere e aerei militari. Ciò non è satira, ma la comunicazione ufficiale del presidente degli Stati Uniti. La risposta di Leone XIV è arrivata dall'aereo verso Algeri «Non ho paura dell'amministrazione Trump. Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra».
Vi è chi legge in ciò una crisi diplomatica tra Washington e il Vaticano, ma è qualcosa di più profondo. Più analisti di geopolitica hanno affermato - non si può più fingere che si tratti soltanto della crisi di un sistema politico o di un personaggio fuori dagli schemi. Questa crisi è una crisi di civiltà, e il cattolicesimo è diventato il terreno di scontro principale -. In tutto ciò domando: qual è il ruolo di Palantir? L'azienda controversa di Peter Thiel, molto redditizia e potente, da molti criticata per le implicazioni sulla privacy e la sorveglianza di massa, dove sembra di rivedere il mondo distopico di orwelliana memoria.
Il paradosso pare evidente: Trump sta cercando di usare Leone XIV, il primo Papa americano della storia, per le sue politiche e per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica su quella - che finora - pare la sconfitta in Iran. Ora, tutti i cattolici americani e non, devono decidere da che parte stare.
Due Americhe, due destini, due visioni diverse. Forse, una dicotomia profonda tra il Vaticano e la Casa Bianca. La Santa Sede non farà parte del Board of Peace. Nel 250° della nascita degli Stati Uniti il Papa americano non ha scelto di andare a Washington il 4 luglio, ma ha scelto Lampedusa.
Chicago e New York, le periferie del Midwest e le torri di Manhattan. Da una parte Papa Leone XIV, cresciuto tra le strade ventose dell'Illinois e una missione pastorale con gli ultimi in Perù. L'altra immagine, Donald Trump, figlio dell'opulenza newyorkese, imprenditore diventato il 47° presidente degli Stati Uniti, simbolo di un'America che rivendica forza, potenza, successo e primato.
Chicago città di confini: etnici, economici e laboratorio di convivenze difficili e solidarietà concreta. Il Papa Leone XIV - americano di nascita e peruviano come missione sacerdotale tra i poveri - che rappresenta l'America che guarda al Sud globale, non come periferia, come cuore pulsante del mondo contemporaneo. La sua visione nella grande tradizione della - Dottrina Sociale - della Chiesa Cattolica: dignità del lavoro, centralità della persona, pace, solidarietà.
New York la capitale della verticalità: grattacieli, finanza, competizione. Trump e' il figlio di un'America piena di luci e che si misura in termini di crescita, sicurezza e identità nazionale. Il Papa è per l'inclusione e la misericordia, mentre Trump è basato sulla forza e la sovranità, sui muri - metaforici o reali -. L'America, oggi, è attraversata da fratture profonde: diseguaglianze economiche, conflitti culturali, una forte polarizzazione della politica, il fentanyl che dilaga tra le strade delle metropoli americane e che provoca circa 80 mila morti all'anno e la cocaina, che secondo le ultime statistiche, è stata usata almeno una volta da circa 40 milioni di persone dai dodici anni in su negli Stati Uniti. Leone XIV e Donald Trump sono i simboli opposti alla domanda: «Quale destino per l'Occidente?».
Il Papa Leone XIV guida la Chiesa Cattolica verso un mondo multipolare e la diplomazia vaticana, insistendo sulla giustizia sociale e il dialogo tra Nord e Sud. Il suo obiettivo: ricucire le fratture globali attraverso la fede, la morale e la diplomazia. Donald Trump vuole riportare l'America al centro, essere l'ombelico del mondo, nel ridare priorità agli interessi nazionalisti, sovranisti e imperialisti dal sapore neo-coloniale, riaffermando la leadership senza complessi degli Stati Uniti.
Due uomini, due idee di potere. Il primo fondato sulla autorità spirituale, il secondo sulla legittimazione delle elezioni e la forza. Entrambi costretti a misurarsi con le paure collettive: declino, perdita di identità, fragilità economica e crescita delle diseguaglianze. Tuttavia, la domanda riguarda l'idea stessa di Occidente: compassione o competizione? Dalla solidarietà o dalla supremazia? La sfida tra due versioni del mondo, che solo il tempo sarà il giudice più severo. Da una parte il nazionalismo, il sovranismo muscolare di chi crede che la forza sia l'unica moneta geopolitica. Dall'altra il multilateralismo di chi pensa che la dignità umana non abbia passaporto e che i muri, prima o poi, cadono. La storia non ha fretta, ma ha memoria. C'è da scommettere che di questo confronto si parlerà a lungo.
