Lettera a un amico israeliano

Nel 1943 durante l’occupazione della Francia, amministrata dai nazisti dal giugno 1940 al dicembre 1944, lo scrittore francese Albert Camus scrisse quattro lettere a un immaginario «amico tedesco». L’ultima conclude definendo l’occupazione della Francia da parte dei Nazionalsocialisti un periodo in cui «…per cinque anni non è più stato possibile godere del canto degli uccelli nel fresco della sera.» In un articolo apparso nella pagina delle Opinioni sulla Regione dello scorso 17 ottobre col titolo «Dal PS una posizione inaccettabile» accusa il partito socialista di aver scelto ed espresso «in un momento di crisi e violenze senza precedenti dove l’umanità dovrebbe essere al centro della narrazione, ha scelto di presentare una versione del conflitto che risulta non solo sbilanciata, ma gravemente distorta».
Leggendo la versione dell’amico sionista sorge in me un forte sentimento di collera contro di lui tuttavia subito placato da alcune righe scritte da Albert Camus nell’opuscolo citato sopra. Constato che non sono bastate centinaia di vittime pressoché giornaliere e ugual numero di abitazioni ridotte in macerie per aggiungere l’intelligenza alla collera. Quella della striscia di Gaza è una guerra scelta da Israele non un retaggio di un governo imbecille o vile. Da poco i Sionisti hanno aggiunto quali obiettivi di conquista il Libano e la Siria avvicinandosi con ciò, subdolamente e in punta di piedi alla propaganda dei nazisti e dei fascisti della prima metà del secolo scorso che giustificavano le conquiste fatte ai fini di aumentare lo «spazio vitale».
Come ben scrive Camus la passione distruttiva del secolo scorso della Germania fu frutto di stizza, di necessità e di rivalsa nella quale i germanici hanno organizzato quel capolavoro di genocidio e massacrato i vostri antenati. Ed è il memento di chiederle, caro amico, la ragione o il semplice motivo per cui vi state accanendo contro un popolo islamico che non ha nessuna responsabilità nel vostro genocidio. Perché non avete chiesto d’occupare la Baviera col vostro nuovo Stato invece che una striscia insignificante di territorio in riva al Mediterraneo, tuttavia circondata e protetta da un miliardo di mussulmani. E avete subito raccontato la storiella di voler colonizzare una terra senza popolo per un popolo senza terra. Avete iniziato l’occupazione della Cisgiordania e di Gaza con una menzogna. Quella terra era abitata dal popolo di palestinesi e la loro scacciata è stata da loro definita la nakba (la catastrofe).
Non è necessaria la padronanza di una psicologia accademica per spiegare il particolare stato mentale dei vostri avi ebrei nei campi di concentramento. Vittime di un sequestro e di un abuso ripetuto quando, reclusi, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso i propri persecutori. Il fenomeno si chiama Sindrome di Stoccolma. E per quanto concerne la posizione del PS ticinese da lei contestata le ricordo caro amico che la grande maggioranza dell’élite di sinistra fondatrice di Israele era quella che promuoveva i kibbutz. Fu una forma associativa volontaria di lavoratori dello Stato di Israele, basata su regole rigidamente egualitarie e sul concetto di proprietà collettiva. In senso più concreto, il terreno su cui ciascuna comunità è stanziata e l’insieme di beni e strutture che ne fanno parte sono proprietà collettiva dei suoi membri. La maggioranza ashkenazita ha poi promulgato politiche discriminatorie che hanno svantaggiato il gruppo dei mizrahim, in particolare nei primi decenni del paese. Gli elettori mizrahi hanno a lungo costituito una parte fondamentale della base di destra del Likud, mentre il nucleo della sinistra sempre più ridotto nel paese è storicamente ashkenazita.
Oggi i mizrahim comprendono circa la metà degli ebrei israeliani. Per concludere le ricordo che le forze ultraconservatrici di destra, religiose fondamentaliste che dominano la Knesset, due anni fa hanno sancito in forma scritta che Israele appartiene soltanto alla «nazione ebraica».
