L'opinione

Nulla e niente

L'opinione dell'Avv. Dr. Carlo Baggi, Lugano
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Red. Online
28.10.2026 09:55

Nulla e Niente, due parole che pur essendo usualmente considerate sinonimi esprimono in realtà nel loro significato intimo concetti diversi. Il nulla è un “tutto inespresso”, ossia una realtà non ancora percepibile nella dimensione materiale; il niente, invece, esprime il “non è”, l’inesistenza totale. Alla luce di quanto accade oggi a livello globale, sorge spontaneo l’interrogativo se questo “presente” sia prodromico di un nulla in gestazione, capace di generare un nuovo futuro o piuttosto di un niente, uno sterile punto finale. In ogni caso appare sempre più evidente che all’umanità contemporanea sia stata riservata un’epoca straordinaria. Un tempo in cui la Storia, come suo costume periodico, inizia a scompaginare le certezze di uomini ormai sicuri di avere nelle mani il proprio destino e, purtroppo, quello di molti altri. Un’età in cui l’IA e la robotica fanno risuonare negli esseri umani un antico, eccitante eco che desta l’atavico desiderio di divenire finalmente “creatori”.

Tuttavia, quello che stiamo vivendo, soprattutto in Europa, genera un’inquietudine che dovendo in qualche modo essere controllata porta coloro che hanno responsabilità di governo ad inoltrarsi per due classiche vie. La prima, più spontanea, è quella di ritrovare una speranza di normalità nel paragonare le attuali vicende con analoghi precedenti accadimenti e, quindi, di trovarsi tutto sommato in una sorta di dejà vu. La seconda, più meditata, consiste nel dar voce agli “esperti”, i quali a loro volta esprimono puntuali analisi delle cause con letture tecniche, ma che essendo sovente intarsiate con le loro idee politiche, depistano il risultato. In realtà la cattiva notizia, che stenta a palesarsi, sta nel fatto che non ci si è ancora ben resi conto che il nostro Continente ha vissuto, da troppo tempo, come in una trincea. Un luogo mentale che ha impedito di vedere che cosa, in realtà, si stesse preparando al difuori di esso. Oltre alle guerre circostanti, l’Europa si trova confrontata con virulente proteste di piazza per ora in Francia, in Spagna e in Italia. Un intreccio di manifestazioni soprattutto contro il “caro vita”, per di più infiltrate da bande di giovani che saccheggiano negozi e danneggiano i centri delle città. Tumultuosi accadimenti, che stanno mostrando un aspetto molto inquietante nel momento in cui tendono ad operare un salto di qualità, passando dalla protesta alla rivolta. Un sintomo di tutto ciò viene, e non è un caso, dalla Francia allorché i manifestanti hanno rievocato la parola magica della “presa della Bastiglia”.

In altre parole, si sta assistendo alla convergenza di proteste per questioni economiche potenzialmente capaci di trasformarsi in un movimento chiaramente eversivo, in grado di rimodellare in modo violento i parametri della società attuale. Nella storia, la maggior parte delle riforme, delle restaurazioni, fino alle rivoluzioni dal XVIII secolo in poi, aveva un movente occulto che non si esauriva in quello scatenante. Così accadde nella Rivoluzione americana (Guerra d’indipendenza) con il Tea Act del 1773 o nella Rivoluzione francese con il rifiuto del voto individuale in occasione degli Stati Generali del 1789. Lo stesso accadde anche nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia, con le forti turbolenze popolari determinate dalla tragica situazione economica, sociale e militare del Paese. Tutti quegli eventi scatenanti erano solo il fiammifero che accendeva la miccia per permettere, da un lato, all’ideologia illuministica di eliminare il potere degli “Antichi regimi” e, dall’altro, di attuare il nuovo ordine dei Soviet. V

enendo alle attuali manifestazioni e in particolare a quelle inscenate dai “giovani”, ci si chiede se, tenuto conto delle molteplici instabilità che permeano l’Europa, l’interpretazione di quei fatti possa essere liquidata unicamente con le riflessioni sul disagio giovanile, determinato dall’assenza di validi sbocchi esistenziali. Forse, per cercare di comprendere che cosa stia veramente accadendo, sarebbe necessario considerare alcuni aspetti importanti. Innanzitutto, la motivazione degli eventi attuali non può essere paragonata con lo spirito che animò il “Sessantotto”. Quelle contestazioni, seppur a livello internazionale, erano comunque incentrate in modo preponderante sui modelli socioculturali presenti nelle singole nazioni. Inoltre, oggi, anche per vari motivi soggettivi inerenti a quei giovani barricadieri, è più plausibile sospettare che alla base delle devastazioni perpetrate non ci sia l’esasperazione, ma l’istigazione a creare disordini in seno a legittime proteste per creare una situazione intollerabile. Su questo punto si sono già fatte varie ipotesi. Tuttavia, si deve anche considerare la possibilità che la ricaduta di questi eventi possa innescare, a livello europeo, l’accelerazione di misure dirette alla costruzione di quella sorta di meccanismo istituzionale già in atto da tempo. La natura di questo impianto legislativo, una volta completato l’“assemblaggio”, potrebbe essere idonea anche a ridurre le attività private in presenza di particolari criticità (vere o provocate). Si pensi solo a due ripercussioni, tra tante possibili, prodotte da alcuni progetti ormai in corso di sviluppo, come l’introduzione esclusiva della moneta digitale (controllo) o la totale elettrificazione dei trasporti per rapporto alle future voraci esigenze della IA (limitazioni della mobilità). In ultima analisi e in ogni caso, il tempo che resta sarà gravido di scelte che richiederanno una notevole capacità di discernimento. Dovremo, infatti, comprendere in anticipo se il progresso che ci viene offerto sia veramente tale o sia solo un’ulteriore cessione, a titolo gratuito, dell’identità e della libertà.