Per il Consiglio di Stato la volontà popolare è sacrificabile… pur di non mettere mano ai costi dell’amministrazione cantonale

L’UDC Ticino prende atto con forte preoccupazione del messaggio del Consiglio di Stato sull’attuazione delle due iniziative cantonali sulle casse malati approvate dal popolo il 28 settembre 2025. Il quadro che emerge è chiaro: per questo Governo la volontà popolare è sacrificabile, diluibile e applicabile solo in parte, purché non si tocchi davvero la macchina cantonale.
Il popolo ticinese si è espresso senza ambiguità. Ha approvato due iniziative sui premi di cassa malati: una sostenuta dall’UDC e presentata dalla Lega, l’altra lanciata dalla sinistra e combattuta dall’UDC. Ma in democrazia non si applicano solo i risultati che fanno comodo al Governo. Anche quando non li si condivide, i voti popolari vanno rispettati fino in fondo. Il Consiglio di Stato, invece, sceglie di rallentare, ridurre e reinterpretare.
Anche sul piano finanziario il messaggio conferma tutti i limiti di un Esecutivo senza coraggio e senza visione. Da una parte propone 25 milioni di aumenti di tasse e imposte a carico di cittadini e PMI. Dall’altra, su una spesa cantonale di circa 4.5 miliardi di franchi, mette sul tavolo appena 25 milioni di contenimento dei costi, pari a un misero 0.55%. E lo fa quasi esclusivamente con misure esterne, evitando ancora una volta di intervenire seriamente sui costi interni, sull’apparato amministrativo e sulla crescita dello Stato.
Questa è la vera fotografia del Consiglio di Stato: nessuna riforma strutturale dell’amministrazione, nessuna vera assunzione di responsabilità sui costi interni, ma l’ennesima chiamata alla cassa per il ceto medio e per le PMI. Con il chiaro obiettivo di rimandare il tutto a dopo le Elezioni cantonali di aprile 2027. Una scelta tanto comoda quanto sbagliata, e in aperto contrasto con decisioni popolari recenti come la riforma fiscale e il decreto Morisoli, che indicavano una strada opposta: meno pressione fiscale e più disciplina sulle uscite.
In questo contesto, la messa in votazione con il sostegno del Consiglio di Stato dell’iniziativa «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali» rappresenta un’occasione che il Ticino non può permettersi di perdere. In prospettiva, quella scelta potrebbe portare a un risparmio di almeno 60-80 milioni di franchi all’anno. Sarebbe un chiaro mandato popolare per iniziare finalmente a mettere mano all’amministrazione cantonale. Eppure anche qui il Governo nicchia, esita, prende tempo e propone controprogetti per annacquare il concetto. In pratica, davanti a un goal a porta vuota, il Consiglio di Stato invece di segnare tira nella propria porta e si fa autorete da solo.
Sui costi complessivi delle iniziative occorrerà mantenere prudenza e approfondire fino in fondo i numeri. Ma già oggi appare chiaro che l’impatto, pur importante, è meno drammatico di quanto per mesi si sia voluto far credere. Proprio per questo, i margini per un’applicazione completa delle iniziative vanno ricercati con serietà, ma senza un solo franco in più di tasse e imposte.
L’UDC Ticino richiama quindi con forza il documento «Linee guida per il risanamento delle finanze cantonali», presentato e approvato dal Comitato cantonale nel novembre 2025. In quel testo il partito ha già indicato una via chiara: agire sulla struttura dello Stato, sui costi interni, sull’amministrazione, sui compiti e sulle priorità, invece di scaricare ancora una volta il conto sui contribuenti. Oggi più che mai quel documento contiene indicazioni concrete che non possono restare lettera morta (l’estratto del documento indicato di seguito):

L’UDC Ticino si opporrà con assoluta fermezza a qualsiasi aumento di tasse e imposte e all’ennesima chiamata alla cassa del ceto medio e delle PMI.
Ci riserviamo inoltre di analizzare più nel dettaglio la proposta del Consiglio di Stato e di formulare ulteriori proposte complementari per permettere l’applicazione completa delle iniziative così come volute dal popolo, senza alcun aumento di tasse e imposte.
