Sogni e realtà a geometria variabile

Il contributo dell’imprenditore Riccardo Braglia apparso su questo giornale il 1. ottobre 2025 pone il tema della relazione tra sogni e realtà. Riferendosi alla recente votazione sui premi cassa malati, egli dipinge il nostro Cantone come un paese che si lascia prendere troppo dai sogni, dimenticando quali sono i limiti della realtà. In sostanza, denuncia quanto si continui a desiderare e a rivendicare, senza però fare i conti con il proverbiale «oste». Tuttavia, il discorso di Braglia presenta un’incongruenza macroscopica.
Aldilà del fatto che sentire un imprenditore lamentarsi di presunti investimenti «faraonici» del cantone suona veramente strano (chissà cosa ne pensa la SSIC), ciò che sorprende maggiormente è che un esponente del mondo economico, faccia la morale alla popolazione del nostro Cantone per essere incline a largheggiare con risorse di cui non dispongono, quando poi, uno dei principi cardine dello stesso mondo economico è quello della crescita senza limiti. Come mai l’economia può pensare che da natura e forza lavoro si possa estrarre risorse infinite per continuare a crescere, mentre lavoratori e lavoratrici che sorreggono tale economia non possono osare, non tanto a far crescere le loro rendite – cosa peraltro legittima secondo il canone imprenditoriale – ma semplicemente a non perdere il loro potere d’acquisto? C’è qualcosa che non torna. Sembrano esserci due realtà differenti. La realtà dell’imprenditoria che pretende di attingere a risorse illimitate, «senza lacci e lacciuoli» e la realtà della popolazione comune, che al contrario deve attenersi a sacrifici e desideri «castigati».
Far leva sul senso di colpa o su una presunta inadeguatezza, è uno straordinario strumento di controllo e di inibizione di desideri emancipatori. Lo sanno bene quelle persone invischiate in una relazione di dipendenza. Permette di mantenere le persone, magari anche i «dipendenti» di un’azienda, in uno stato di sudditanza, facendo in modo che non pensino con la propria testa, ma assumano il pensiero e le credenze di chi esercita il controllo su di loro.
Così allora, solamente le economie aziendali e i loro capitani hanno il diritto di ottimizzare le proprie finanze e le proprie rendite esternalizzando i costi di salari bassi, sgravi fiscali, lavoro ridotto, danni ambientali ecc. La stessa operazione non può però essere legittima per le singole economie domestiche e le singole persone, le quali invece non devono osare ad ottimizzare le proprie finanze e soprattutto devono accontentarsi del «meno peggio». Qui osserviamo due standard di meritocrazia. Chi merita l’ottimizzazione e chi merita i sacrifici.
Così, nemmeno troppo subliminalmente, a chi con il recente voto ha osato ottimizzare le finanze della propria economia domestica, si lascia intendere che stia abusando dei sussidi, così da poter pian piano giustificare il taglio di tali aiuti, evidentemente non meritati. Con questa strategia si occulta peraltro abilmente il fatto che i sussidi si rendono necessari per compensare i bassi salari pagati dall’economia. Poi, si lascia anche intendere che si stia abusando della disoccupazione perché non si ha voglia di lavorare, invece di ammettere l’incapacità delle aziende di offrire posti di lavoro degnamente retribuiti. La fuga dei nostri e delle nostre giovani, che osano giustamente desiderare di più, ne è chiaro indicatore. Infine, si dice che si stia abusando anche della sanità, come se lo si facesse per mero capriccio e non per sanare malattie o infortuni derivati in parte significativa dall’esasperazione delle pressioni lavorative.
Se si vuole ragionare attorno alla realtà e ai suoi limiti, allora bisogna farlo a tutto tondo e non solo quando serve a validare interessi di parte. Se è giusto che persone fisiche o giuridiche benestanti beneficino di sgravi di qualsiasi genere, a maggior ragione sarà giusto che persone non così benestanti possano beneficiare a loro volta di sgravi sotto forma di sussidi o altro. Se invece si ritiene giusto sindacare sugli sgravi/sussidi rivendicati da persone (ceto medio) che accusano il peso di determinati costi della vita, si deve poter sindacare a maggior ragione sugli sgravi a quelle persone fisiche/giuridiche che avendo alti redditi hanno anche accumulato un’elevata sostanza.
Attenzione dunque a non farsi rubare i propri legittimi sogni e il proprio giusto valore.
