Opinione

«Terrapiattismo»

L'opinione dell'avvocato Carlo Baggi
Red. Online
26.08.2026 13:51

Uso questo termine non in senso stretto per definire la credenza nella non sfericità della Terra, ma piuttosto in senso lato per definire l’atteggiamento di coloro che avanzano tesi stravaganti su alcuni importanti temi della nostra esistenza.

Detto questo, ho osservato che nei dibattiti pubblici sul cambiamento climatico in atto, si scontrano esclusivamente due scuole di pensiero: quella degli assertori del cambiamento e quella dei negatori.

Ciò che mi stupisce è che in questi dibattiti mentre, da una parte, s’incolpano le attività inquinanti dell’uomo e si spinge verso rimedi «costi quel che costi», dall’altra parte, si afferma semplicemente che simili stramberie climatiche erano presenti anche nel passato. Manca peraltro la presenza della terza ipotesi che, pur riconoscendo l’esistenza del cambiamento climatico come sicuramente dovuto al comportamento umano, non lo attribuisce semplicemente all’ignoranza, al disinteresse o al lucro, ma a un piano globale prestabilito. Un’ipotesi, quest’ultima, sostenuta apertamente solo dai sostenitori delle «scie chimiche» e, per questo, esclusa a priori da ogni dibattito.

È a tal punto che, complice la torrida estate, ho ceduto alla tentazione di ragionare sulla possibile esistenza della «terza ipotesi». Per far questo sono ricorso agli unici due strumenti accessibili a un profano. Il primo, soggettivo, si fonda sull’esperienza personale che, pur essendo empirica, può sfiorare quella scientifica nel momento in cui essa verifica in un evento la presenza dei tre requisiti della ripetibilità, dell’invariabilità e dell’incontrovertibilità. Il secondo, oggettivo, è dato dall’antico principio di conoscenza, il quale afferma che di fronte a un argomento invalicabile per l’intelletto, c’è sempre la possibilità di valutarne l’essenza mediante l’osservazione delle sue «opere».

Giovandomi di queste basi e avendo vissuto le tappe dell’aviazione civile dai quadrimotori a elica fino ai moderni aerei di linea, ho focalizzato il diverso comportamento delle scie di condensazione rilasciate da questi. Un tempo, infatti, erano filiformi e scomparivano velocemente mentre, da alcuni anni, si sono mutate in inquietanti bave lattiginose che invadono gradatamente il cielo fino ad offuscare il Sole. Alla luce di quanto sopra, ho cercato di documentarmi e il risultato mi confermava che non c’era nulla di strano, perché tutto dipendeva dalla qualità delle condizioni dell’aria alle alte quote. Se questa era secca, le scie erano filiformi e sparivano, se invece era umida esse si ampliavano, potendo anche formare dei cirri capaci di modificare il tempo. Una spiegazione che tuttavia mi ha lasciato perplesso perché, delle due l’una, o prima l’aria dell’atmosfera era sempre secca ed ora era diventata sempre umida, il che è improbabile, o qualche cosa era cambiato nelle emissioni degli aerei. Un dubbio che ha preso vigore quando, qualche giorno dopo, in occasione di una passeggiata, mi è capitato di alzare gli occhi al cielo e di vedere l’incrociare di alcuni aerei, tutti ad alta quota. Uno di questi, però, sviluppava la vecchia scia a rapida scomparsa, mentre gli altri emanavano l’invasiva «bava» sopradescritta. Fatto sta che a una splendida e luminosa mattinata è seguito un pomeriggio opprimente e un cielo minaccioso di pioggia.

A questo punto, la «sfida» empirica poteva anche concludersi con un 1 a 0 per i terrapiattisti se non fosse stato che, dopo una breve pausa, il match si è riavviato. Questa volta però su un altro tema caro ai sostenitori «delle scie chimiche», ossia quello che collega gli eventi sismici alle medesime sofisticate macchinazioni.

L’occasione è venuta da un articolo, apparso il 19 agosto u.s. sul quotidiano cileno (Bio Bio Chile) a firma di Sara Jerez, giornalista scientifica. In particolare, il tema, sollecitato dai recenti violenti terremoti in Venezuela e Colombia, era per confermare l’estraneità dell’HAARP (Hight-frequency Active Auroral Research Program) da ogni potere di controllo sugli eventi climatici e sismici. Questo impianto scientifico, costruito negli anni ’90 del secolo scorso, dalle Forze armate degli Stati Uniti, era specificatamente preposto allo studio dell’atmosfera superiore della Terra. Il fine originario consisteva nel trarre conoscenze per migliorare i sistemi di comunicazione e di controllo. Dal 2015 gli impianti sono passati in gestione al Centro di ricerche dell’Università dell’Alasca Fairbanks.

Ora nell’articolo in questione, a scapito di ogni dietrologia sull’HAARP, si conferma che le procedure non sono «secretate», che la struttura è periodicamente aperta al pubblico e che gli studi sono puntualmente pubblicati. Inoltre, si legge che le sperimentazioni sono dirette a studiare la ionosfera e strati limitrofi. Per far questo vengono inviate delle trasmissioni radio ad alta frequenza per riscaldare piccole regioni della ionosfera al fine di sollecitarne delle perturbazioni. Interventi indispensabili per poter compiere esperimenti altrimenti ardui, essendo i fenomeni naturali del tutto casuali. L’autrice, in conclusione, ribadisce che queste procedure sono assolutamente innocue e prive di interazioni con gli strati intermedi dell’atmosfera, grazie alle veloci interazioni solari. A conferma, per quanto riguarda espressamente i terremoti, l’autrice cita il geofisico Dean Whitman, dell’Università Internazionale della Florida, che ha definito le teorie cospiratorie «ridicole».

È chiaro che, a questo punto, ogni ulteriore mia «ricerca» empirica si infrange contro il detto «Ubi maior minor cessat». Mi resta, tuttavia, in un quadro sistemico sempre più globale, l’antipatica sensazione che tra qualche tempo potremmo accorgerci che il nostro destino non era più nelle nostre mani.