Un futuro di opportunità ristrette

Da persona che trova spesso ispirazione in frasi semplici ma eloquenti, ne riporto una in circolazione dal 2021 che mi rimase impressa pochi mesi fa scorrendo il mio (letteralmente) infinito feed sulla rosea Instagram. «I tempi difficili creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili, i tempi facili creano uomini deboli e gli uomini deboli creano tempi difficili». Malgrado la mancanza di una fonte certa ed il fatto che la parola «persone» sarebbe ben più equa di «uomini», in termini di forza d’animo (o fortitude, per dirla all’inglese) tale massima pare riassumere con una certa precisione i decenni che vanno dalla seconda guerra mondiale ad oggi. I boomer sono senz’altro una generazione privilegiata, ma prima di acquisire la loro indipendenza in un mondo in ascesa che li aspettava a braccia aperte, quanti di loro saranno stati cresciuti con durezza e finanche violenza da genitori induriti dalle strazianti difficoltà e privazioni della guerra? Forse abbastanza da rendersi conto che per farsi strada nella vita era necessario darsi da fare, affrontare rischi, fallimenti e ingratitudine, forgiando così la propria resilienza. E poi arrivava il momento di metter su famiglia, ripromettendo a se stessi di essere genitori migliori e di non imporre mai ai nuovi nati la sensibilità ridotta subìta da piccoli. Oggi più che mai vediamo gli effetti deleteri di un’infanzia e preadolescenza trascorse nella bambagia. Fra le cause: verosimilmente la naturale (ma spesso sconveniente) tendenza a confrontare se stessi con gli altri, che per via degli onnipresenti social network emerge sempre prima. A tal proposito non c’è paragone che tenga fra la socialità nelle scuole medie e licei di oggi e quella di una quindicina di anni fa, quando certo ci si poteva sentire meno bravi e/o popolari di altri, ma frequentare era ancora visto come un dovere e quindi si poteva bigiare solo fino a un certo punto. Per contenere questo trend, l’ultimo paese che ha fatto parlare di sé in termini di restrizioni è stata l'Australia, dove si sta caldeggiando l’idea di vietare i social ai minori di 16 anni. Nello stesso paese, per motivi presumibilmente riconducibili alla crisi degli spazi abitativi innescata dall’afflusso di immigranti (housing crisis), è stata recentemente approvata l’introduzione di un tetto al numero di studenti stranieri che vorranno frequentare qualsiasi istituto educativo: una modifica che inevitabilmente costringerà tali istituti ad incrementare notevolmente i propri costi di frequentazione per restare a galla. Quella che per decenni è stata per molti una sorta di ultima ed esotica frontiera, dove studiare, esplorare, imparare «l’arte di cavarsela da sé» e forse addirittura iniziare una nuova vita a lungo termine, diventa così più difficile da raggiungere.
Eppure quest’anno qualcosa di analogo è successo anche da noi, quando in aprile a Losanna l’EPFL ha limitato a 3000 i nuovi iscritti ai corsi di Bachelor. Una decisione atta a «garantire la qualità degli studi» in un istituto con spazi limitati. Da adesso noi elvetici abbiamo la priorità.
Gli anni Novanta e i primi anni Duemila sono forse stati gli ultimi all’insegna di un’autentica serenità, fra casse malati abbordabili, autostrade non saturate (fra non molto si vota), nessuna guerra in Europa e crisi di concentrazione da considerarsi come un fenomeno più o meno di nicchia. Sotto questi aspetti eravamo spensierati ma non ce ne rendevamo conto, non finché tali privilegi sono venuti meno. Da ultimo perfino lo humor viene costantemente limitato a causa del sempre più invadente politically correct, o della cultura Woke che dir si voglia. Non a caso Paolo Bonolis ha da poco lasciato Ciao Darwin perché ormai «si offendono tutti».
In futuro quali saranno allora i privilegi di cui godiamo oggi ma che ci mancheranno perché destinati a scomparire? Le opportunità di studio all’estero riservate solo ai più promettenti potrebbero essere fra questi. Solo una cosa è certa. Da questi tempi così impegnativi, le nuove generazioni saranno tenute ad uscirne migliori: «i tempi difficili creano uomini forti» e se una volta gli analfabeti erano quelli che non sapevano leggere o scrivere, oggi sono coloro che non sono in grado di imparare, disimparare e reimparare. Chi non ce la farà renderà probabilmente reale una delle predizioni più inquietanti presenti nel libro 21 lezioni per il 21esimo secolo, del prof. israeliano Yuval Harari: l’emergere della classe inutile.
