L'opinione

Votiamo no alla chiusura: una Svizzera aperta è una Svizzera forte

L'opinione di Pedro Ranca Da Costa, già dell’Ufficio Integrazione
© KEYSTONE/Laurent Gillieron
Red. Online
08.06.2026 19:22

Il 14 giugno non decidiamo solo un numero. Decidiamo che tipo di Paese vogliamo essere nei prossimi 25 anni. L’iniziativa “NO a una Svizzera da 10 milioni” propone di fissare un tetto rigido alla popolazione residenti, pena la denuncia di accordi internazionali che regolano i nostri rapporti con l’Europa. L’intenzione di chi l’ha lanciata è comprensibile: la crescita rapida mette pressione su affitti, strade, scuole. Ma la risposta sbagliata è chiudere le porte. Votare NO significa difendere tre pilastri su cui si regge la Svizzera reale: l’economia, la coesione sociale, l’identità di un Paese piccolo che è grande perché sa guardare oltre confine.

Economico: senza apertura perdiamo competitività

La via bilaterale con l’UE non è un dettaglio diplomatico. È il motivo per cui un meccanico ticinese vende macchinari in Baviera, per cui un laboratorio di Lugano assume ricercatori italiani, per cui le nostre PMI trovano manodopera qualificata che il mercato interno non offre. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno detto chiaramente che l’iniziativa mette a rischio questi accordi già a partire dai 9.5 milioni di abitanti. Senza accesso europeo e senza libera circolazione, le aziende delocalizzano, gli investimenti calano, i posti di lavoro scompaiono. Un segnale di chiusura si traduce subito in meno commesse, meno studenti, meno pazienti. Bloccare l’immigrazione non costruisce una casa in più né un treno in più. Anzi, togliendo manodopera all’edilizia, rischia di aggravare proprio la carenza di alloggi che l’iniziativa denuncia.

Sociale: la diversità è il nostro ammortizzatore

Oggi quasi il 30% della popolazione residente è straniera. Non sono numeri astratti: sono gli infermieri del San Giovanni, gli ingegneri della SUPSI, frontalieri che ogni mattina tengono in piedi cantieri e ristoranti, i docenti che portano competenze che qui non formiamo ancora in numero sufficiente. Con l’invecchiamento demografico, il rapporto tra attivi e pensionati peggiora. Un tetto rigido blocca la possibilità di rispondere a queste carenze settoriali e mette a rischio l’equilibrio dell’AVS.

Identitario: la forza di un piccolo Paese è l’apertura

La nostra identità non è fatta di muri, ma di ponti. Da sempre la Svizzera è un crocevia linguistico, culturale, economico nel cuore dell’Europa. La neutralità e la stabilità ci hanno dato credibilità, ma è l’apertura che ci ha dato credibilità, ma è l’apertura che ci ha dato prosperità. Il 14 giugno abbiamo una scelta chiara. Possiamo scegliere la paura del numero, e ritrovarci più poveri e più isolati. Oppure possiamo scegliere la responsabilità dell’apertura controllata, e confermare che la Svizzera resta un luogo dove merito, lavoro e collaborazione hanno ancora un senso.      

Pedro Ranca Da Costa, già dell’Ufficio Integrazione