A Chiasso sognano Sophia Loren

Arriverà o non arriverà? L’interrogativo aleggia nell’aria di Chiasso. La divina Sophia Loren potrebbe lasciare la sua Ginevra per fare un salto al m.a.x. museo dove è in corso una delle mostre fotografiche più imponenti dedicate alla grande attrice italiana. Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del museo e co-curatrice della mostra, lo auspica fortemente. Pur conoscendo il riserbo della grande diva, forse il sogno della cittadina di confine potrebbe avverarsi entro l’8 marzo, giornata della donna e ultimo giorno dell’esposizione «Sophia Loren: il mito della bellezza disegnato con la luce». In mostra ci sono 200 fotografie , di cui 155 vintage, firmate da 58 maestri della fotografia del Novecento. Nella sezione dedicata all’eleganza, sono pure esposti 4 modelli di calzature realizzate per la diva da Salvatore Ferragamo.
Una gara di generosità per la diva
«Noi speriamo tanto in una sua visita - ammette la direttrice - gli amici del m.a.x. museo sarebbero pronti e entusiasti di averla, anche solo per alcune ore. C’è chi le metterebbe a disposizione la sua Rolls-Royce storica, chi l’accoglierebbe nella sua villa. Dal canto nostro, ci siamo subito detti disposti ad aprire l’esposizione anche la sera o i lunedì, per offrirle l’occasione di vedere in privato la sua intensa vita raccontata dai più grandi fotografi. Se lei o i suoi figli ci facessero una sorpresa, sarebbe il coronamento di una piacevole aspettativa, per tutti noi».
Tra Svizzera e Italia
I quasi duecento scatti esposti al m.a.x. museo sono da mozzare il fiato. Sophia Loren è ritratta non solo durante le riprese dei film che l’hanno resa una celebrità planetaria ma anche nell’intimità domestica. La sua bellezza, immortalata in bianco e nero e a colori, è travolgente. L’attrice è nata a Roma e ha vissuto a Pozzuoli ma abita a Ginevra «e l’esposizione vuole proprio valorizzare questa doppia appartenenza, creando un ponte culturale tra Svizzera e Italia». Durante la sua strepitosa carriera cinematografica, la Loren ha conosciuto lo sfarzo e il lusso di Hollywood ma alla fine, ha scelto di vivere in Svizzera, al riparo dagli eccessi del mondo del cinema. «Ginevra è un luogo sereno dove poter far crescere in tranquillità i miei figli» dichiarò un giorno dalla sua splendida villa che dà sul lago Lemano. L’importanza di essere innanzitutto una madre traspare con tutta la sua forza in una foto esposta al primo piano del m.a.x. museo, in cui Sophia Loren è ritratta con in braccio il primo dei suoi due figli, ancora bebè. Tutto in lei sorride: una felicità comprensibile, dato che non fu facile per lei diventare mamma.
Ginevra e la speranza di diventare mamma
«È stato il desiderio fortemente voluto quello di creare una famiglia a condurla a Ginevra negli anni ’60 come lei stessa rivela nella sua autobiografia» asserisce la direttrice del m.a.x. museo. Dopo essersi finalmente sposata con l’uomo della sua vita, Carlo Ponti, Sophia Loren desiderava ardentemente dei figli. Dopo due aborti, gli specialisti le consigliarono di rinunciare. «Tanto lei ha già tutto», le dicevano. Caparbia come era, non si diede per vinta e quando un’amica le parlò di un ginecologo che utilizzava una terapia ormonale molto promettente a Ginevra partì senza esitazione. Al terzo mese di gravidanza, si trasferì per farsi seguire dal medico. Per sei mesi dovette rimanere tranquilla nella sua stanza, fuori dai radar dei paparazzi».
«Se tu sei la Loren, io sono Mao Tse-Tung!»
La diva sapeva bene cosa avrebbe potuto provocare una foto «sbagliata», soprattutto nell’Italia perbenista e bigotta del dopoguerra. Lei aveva una relazione con Carlo Ponti e non poteva permettersi di farsi sorprendere in atteggiamenti amorosi con un uomo già sposato. «Questi sono gli anni dei grandi rotocalchi; tutto ciò che era immagine rubata valeva oro - spiega la direttrice del m.a.x. museo - ecco perché l’attrice decise di rivolgersi a Tazio Secchiaroli proponendogli l’esclusiva sulle sue fotografie». Fornendo regolarmente fotografie alla stampa, la sua vita privata era salva. ll sodalizio tra la Loren e Secchiaroli durò vent’anni, dal 1964 al 1984. Tra i due nacque una amicizia profonda «tanto che i bambini delle due famiglie giocavano spesso insieme sui set». Sul loro primo incontro, c’è un aneddoto divertente: quando la Loren chiamò il fotografo, considerato il re dei paparazzi della dolce vita romana dicendo sono Sophia Loren, lui le appese il telefono dicendo: «E io sono Mao Tse-Tung!» Solo quando capì che non si trattava di uno scherzo, accettò l’incarico. Il contratto parlava chiaro: lui l’avrebbe ritratta seguendola nel mondo, ma era lei a scegliere quali scatti pubblicare. «L’ormai ex paparazzo aveva l’obbligo di consegnare all’attrice le stampe 30 X 40 delle immagini più particolari, perché lei non voleva lasciare nulla al caso. Controllava tutto: la sua bellezza prorompente doveva piacere innanzitutto a lei», chiosa la direttrice.
Il primo Oscar a 27 anni
Il seme di Hollywood ha germogliato fin da piccola nella vita di Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, oggi conosciuta come Sophia Loren. Cresciuta a Pozzuoli, la giovane Sofia era già immersa nel mondo del cinema grazie alla madre, Romilda Villani, una bellezza che aveva vinto un concorso come sosia di Greta Garbo e che avrebbe dovuto diventare la sua controfigura negli Stati Uniti. Ma i sogni di Romilda furono frustrati da sua madre Luisa, che le proibì di volare oltre oceano. «Mia madre le rinfacciò la decisione tutta una vita», ha ricordato la diva. Fu però la madre a guidare la giovane Sofia verso il mondo del cinema, portandola a soli 15 anni a Roma. La carriera fulminea di Sofia Loren divenne così, in un certo senso, la realizzazione dei sogni mai concretizzati della madre. Grazie alla sua tenacia e la sua voglia di imparare, a soli 27 anni, questa ragazza dallo sguardo intenso e l’aspetto così mediterraneo, si portò a casa il Premio Oscar come miglior attrice protagonista per «La Ciociara» di Vittorio De Sica. Un risultato storico, dato che l’Academy non aveva mai premiato un’attrice di un film non in inglese.
La fama che ti fagocita
Ormai Sophia Loren era entrata nell’Olimpo delle dee del cinema insieme a Brigitte Bardot, nata nel suo stesso anno, nel 1934. Ma a differenza dell’icona del cinema francese, figlia della borghesia parigina, la diva italiana era cresciuta in una famiglia molto umile. «BB era più abituata alla modalità comportamentale da assumere in società, mentre Sofia ha dovuto costruirsi da zero. Ambedue le attrici erano assediate dai fans. La loro fama era planetaria. Malgrado ciò fu BB a ritrovarsi un fotografo travestito da medico in sala parto, non la Loren. L’attrice italiana capì fin dall’inizio l’importanza della privacy. Fece di tutto per proteggersi dal rovescio della medaglia della popolarità. Sapeva bene come comportarsi nel circo mediatico. Non si lasciava manipolare dalla stampa e ha gestito tutto in prima persona, sostenuta da suo marito. Solo così si salvò dalla fama che avrebbe potuto sopraffarla».
L’arma a doppio taglio della bellezza
Quando il 4 agosto del 1962 Marilyn Monroe morì, Sofia Loren ne rimane profondamente colpita. Aveva conosciuto l’attrice a Hollywood e ne aveva percepito la grande fragilità. «Sophia la descrive come una donna dolce - spiega Nicoletta Ossanna Cavadini - una donna sopraffatta dalla sua bellezza. In quella famosa telefonata a Carlo Ponti descritta nella sua autobiografia, Loren sottolineò che la bellezza non è tutto e che bisogna saperla gestire. Aveva compreso cosa avesse schiacciato Marilyn e il rischio che tutte le donne, non solo le dive come lei, potevano correre».
Loren non era una tipica bellezza del suo tempo. I canoni negli anni ’50 erano diversi dai suoi. Slanciata, e i tratti del viso marcati. «Eppure ha saputo difendere ed imporre la sua fisionomia: quando Carlo Ponti le propose di migliorare il naso, lei rispose picche. «Non è il mio naso da cambiare ma è il cameraman» disse al produttore. Era consapevole dell’importanza di trovare un equilibrio tra apparire e essere. Lei è stata una vera pioniera in questo settore». Dal 6 al 9 febbraio al Cinema Teatro verranno proiettati e commentati tre film della grande diva italiana.
