Asilanti

«Accanto alle fragilità incontriamo una straordinaria capacità di resilienza»

L'intervento della direttrice della Croce Rossa Ticino, Debora Banchini-Fersini, sulle attese dei richiedenti l'asilo: «Ci sono anche storie di successo»
©Gabriele Putzu
Matteo Generali
01.11.2026 20:30

Difficoltà e problematiche sono parole che ritornano più volte quando si tratta il tema dei migranti. Ma non sempre è così. Ci sono casi di inclusione e di inserimento nella società. Storie di vittorie personali.

Spesso però questi successi restano nell’ombra «oscurati da una narrazione della migrazione prevalentemente concentrata sulle difficoltà, che ci sono ma ci sono anche molti successi», spiega Debora Banchini-Fersini, direttrice della Croce Rossa Ticino.

Ma prima di tutto, i dati: nel periodo tra gennaio 2021 e ottobre 2026 le persone che hanno ottenuto il riconoscimento di una protezione sono state 1875 (tra statuti B-rifugiato o F-rifugiato, ammissioni provvisorie o permessi S per persone bisognose di protezione).

Ancora: dai 24 minori attribuiti al Ticino nel 2021 si è passati a 64 nel 2022, fino al picco di 133 nel 2023. Poi la diminuzione: 77 nel 2024, 52 nel 2025 e 45 nel 2026.

E poi ci sono i foyer, strutture d’accoglienza per persone in situazione di vulnerabilità, nel 2023 i casi sono stati 237, poi 255 nel 2024 e 285 nel 2025. Nel 2026 sono stati 147, perché è stato creato un centro per la presa a carico dei giovani (18-20 anni) che ne ha ospitati 103.

È questo sali-scendi che descrive freddamente gli arrivi degli MNA (minori non accompagnati) in Ticino.

Certo, i numeri. Non le complessità, i passaggi burocratici. Le aspettative di questi ragazzi. Da dove vengono e quanto pesano le crisi internazionali sulle loro storie? L’Afghanistan è il Paese di provenienza più rappresentato (37% degli utenti); seguono Somalia, Turchia, Eritrea ed Etiopia: «Le situazioni internazionali influenzano fortemente le nazionalità in arrivo», osserva Banchini-Fersini.

Dietro ogni arrivo, però, ci sono tante domande. Le prime: come si ricomincia lontano dalla famiglia? Come si impara a fidarsi di un ambiente sconosciuto, mentre si cerca di capire una lingua nuova? «Parliamo di giovani che, spesso in un’età particolarmente delicata, devono affrontare la lontananza dalla famiglia, talvolta esperienze traumatiche», spiega la direttrice.

Alle ferite personali si aggiungono le difficoltà dell’inserimento scolastico e la necessità di creare nuove relazioni. «Il nostro compito è garantire un accompagnamento professionale e multidisciplinare, capace di rispondere ai bisogni individuali, ma soprattutto di valorizzare le risorse e le potenzialità di ciascuno accompagnandoli all’autonomia». 

Capita che tornino a trovarci per raccontare di un lavoro, di famiglia: della vita che va avanti
Debora Banchini-Fersini, direttrice Croce Rossa Ticino

Cosa faccio da grande?

È proprio guardando al futuro che emerge un’altra questione: quali strade possono aprirsi tra i banchi di scuola e il mondo del lavoro? Come ovvio, non esiste una risposta uguale per tutti.

Banchini-Fersini ricorda ragazzi arrivati senza conoscere una parola d’italiano e poi capaci di ottenere diplomi e inserirsi professionalmente: «Accanto alle fragilità incontriamo quotidianamente una straordinaria capacità di resilienza, determinazione e volontà di costruire il proprio futuro», sottolinea la direttrice.

E quando arriva il diciottesimo compleanno? L’uscita dal foyer non dovrebbe essere un salto nel vuoto. Il nostro obiettivo è accompagnare i giovani affinché, al compimento dei 18 anni, possano lasciare il foyer con un progetto di vita solido e gli strumenti necessari per affrontare progressivamente la propria autonomia. Nella seconda fase del loro processo di integrazione sono sostenuti da SOS Ticino».

I risultati del 2025 offrono un’indicazione: dei 45 ragazzi usciti dai foyer, 43 avevano un apprendistato e due un pre-apprendistato d’integrazione.

La permanenza media nei centri della Croce Rossa varia tra dieci e sedici mesi, ma per i minorenni può protrarsi più a lungo: prima di vivere autonomamente devono raggiungere la maggiore età e disporre di un solido percorso d’integrazione.

Che cosa rimane, infine, del rapporto con chi li ha accompagnati? Talvolta un legame che supera la conclusione dell’accoglienza: «Con molti di loro manteniamo un legame anche negli anni successivi- conclude Banchini-Fersini-. Capita che tornino a trovarci per raccontarci dei loro successi, di un lavoro, di una famiglia o semplicemente della vita che stanno costruendo».

In questo articolo: