Al maresciallo Maccadò, la Svizzera «sta simpatica»

l maresciallo Ernesto Maccadò come il commissario Montalbano? E come Vigàta avrà successo Bellano (in tv e sul web chiamata Bellamo), sul lago di Como? Al pubblico l’ardua sentenza. Intanto gli spot sono partiti e così il conto alla rovescia per Una finestra vista lago, fiction tra giallo e commedia al profumo di provincia. Quattro puntate settimanali di cento minuti l’una in prima serata attese in settembre sulla tv italiana Rai 1 e in streaming gratis su RaiPlay. La miniserie, prevista lo scorso maggio, è stata posticipata per sfruttare il successo de Il commissario Montalbano in replica (anche sulla Rsi). Il poker autunnale porterà sul piccolo schermo il mondo narrativo dello scrittore (e medico) di Bellano Andrea Vitali, 70 anni lo scorso febbraio e firma di punta di Garzanti, tra i narratori italiani più amati - e conosciuti - anche in Svizzera. La fiction trasformerà le sue storie ambientate nel Lecchese in un arco di tempo che va dai primi decenni del XX secolo fino agli anni Sessanta in un piccolo mondo antico ma non troppo, fatto di pettegolezzi, rivalità, piccoli intrighi e grandi segreti. Che si ispira a Piero Chiara e a Giovannino Guareschi. Alla base quattro romanzi di successo, con protagonista Maccadò: Nome d’arte Doris Brilli (il prequel con l’arrivo a Bellano del maresciallo calabrese nel 1928), Certe fortune, Un uomo in mutande e La signorina Tecla Manzi, in cui Vitali lanciò il personaggio nel 2004.
La capacità di entrare nel personaggio
«Il progetto - racconta lo scrittore - è partito prima della pandemia. Poi il Covid ha rallentato un po’ tutto, ma nel frattempo avevamo cominciato a lavorare sulle sceneggiature». Come tradurre in cento minuti di audiovideo tutte le sfumature delle storie che Vitali ha dedicato alla sua Bellano? «La scelta dei romanzi è decisione concordata fra la produzione e la Rai, non ci ho messo becco. I libri in cui Maccadò è protagonista sono ormai parecchi; qui è stato privilegiato l’asse cronologico, partendo dal romanzo in cui esordisce il personaggio, che è un po’ il mio alter ego, quale periscopio da cui scruto a fondo il mondo bellanese con curiosità e un certo distacco».
Ernesto Maccadò, «terrone» catapultato al primo incarico sul lago, è interpretato da Antonio Folletto. «Un grande attore, che mi ha colpito per la capacità di entrare nel personaggio, più di quanto abbia fatto io nei romanzi. Scrivendo il maresciallo - commenta Vitali - non me lo sono mai immaginato più di tanto. Invece Antonio, con la sua ironia e la sua mimica facciale, gli regala prospettive inedite».
In scena un bambino in cerca di una famiglia
Ci sono stati chimica e sguardi d’intesa con la troupe sul set? «Mi sono trovato molto bene con tutti, in primis con gli sceneggiatori Simona Coppini e Salvatore De Mola - dice Vitali -, soprattutto con quest’ultimo che è di grandissima esperienza e ha firmato per anni episodi storici de Il Commissario Montalbano. È persona gradevolissima, disposta alla chiacchiera e soprattutto al confronto. Mi ha spiegato come funziona il suo lavoro, ter reno su cui non mi ero mai cimentato. Ho imparato l’arte del levare, i tanti sacrifici necessari per portare il testo scritto in tv. Mi hanno insegnato che certe cose in video non hanno proprio spazio. E altre necessitano metamorfosi. Ad esempio, in questi romanzi su Maccadò, sua moglie Maristella, interpretata in tv da Giulia D’Aloia, è sempre un po’ malinconica dato che è appena arrivata sul lago e soffre l’impatto con l’ambiente nuovo. Salvatore ha detto chiaro e tondo che questa sfumatura andava risolta in fretta, non poteva durare per tutte le puntate. Allora è stato risolutivo inserire un personaggio che nei libri non c’è, e che magari più in là potrei utilizzare nella scrittura. Ossia Vinicio, il bambino dell’orfanotrofio in cerca di famiglia, impersonato da Leo Besozzi. È il viatico dei contatti tra Maristella e il paese, è lui che comincia a intrigarla, a farla uscire dal guscio».
Sul set una volta sola
«Il lavoro è stato particolarmente accurato, dato che la fiction è in costume, con un notevole sforzo per trovare le località giuste e ricostruire gli ambienti in ogni dettaglio - commenta lo scrittore - Sono stato sul set una volta sola, con lo staff della casa editrice, e sono rimasto assolutamente stupito per la precisione minimalista con cui sono stati in grado di ricostruire anche particolari più minuti di una piccola comunità di lago degli anni Trenta, financo nella qualità delle biro e nei caratteri delle carte sulla scrivania del maresciallo. In una giornata, ho potuto assistere alla nascita di una scena sola, dato che sono occorsi numerosissimi ciak».
Regista è Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo. «Marco - dice Vitali - è persona anch’egli gradevolissima e con cui è stato un piacere lavorare, come con tutti - - C’è sempre stata una sintonia bella liscia. Un paio di mesi fa sono stato a Roma negli studi a vedermi le prime due puntate e mi hanno lasciato soddisfatto, così come le altre due che ho visto a casa giorni fa».
Le scene girate sul lago d’Orta
Inoltre Bellamo (nome immaginario che traduce quello che diede i natali al romanziere Tommaso Grossi oltre che a Vitali) è stata realizzata sul lago d’Orta, nei borghi di Miasino e Orta San Giulio. «Scelta ponderata - dice Vitali - perché lì sono state ritrovate le architetture anni Trenta e gli ambienti più aderenti alla Bellano che racconto io. In quella lecchese abbiamo compiuto tre sopralluoghi con regista, scenografo e direttore della fotografia, ma non ne è venuto fuori niente di utile. L’unico pezzetto di paese che poteva reggere, e non è stato usato, era un angolo di cimitero». Ma a Vitali non è stato chiesto di recitare in un cameo? «Non ho simili velleità».
Le scuole di scrittura
Peraltro, non è la prima volta che Vitali bazzica con il piccolo schermo. Infatti il 15 dicembre 2013 fu ospite d’onore e giudice speciale al primo e per ora unico talent show per romanzieri esordienti, Masterpiece, su Rai Tre. In palio era la pubblicazione con Bompiani. Dieci anni dopo, le scuole di scrittura proliferano come funghi: «Continuo a sostenere che la miglior scuola sia leggere, tantissimo e di tutto. In questi giorni rileggo l’Odissea, perché voglio prepararmi all’uscita del film di Christopher Nolan. E perché mi ha incuriosito la recente ipotesi che vorrebbe Itaca località di continente e non isola. Quando Eumeo elenca a un Odisseo mascherato i suoi possedimenti, parla di buoi che si trovano lontano, sul continente, lasciando quindi presupporre che Itaca sia appunto isola». A proposito di successi internazionali: il lago di Como è ormai un brand riconosciuto, anche grazie ai libri di Vitali. «Non sono che una minima concausa. Però l’overtourism è ormai ingombrante, anzi asfissiante. Per fortuna le mie storie si nutrono di altri immaginari. E non so proprio se il fenomeno porti un bene a tutta la comunità, o solo alla filiera dell’accoglienza». Intanto Vitali è al 44esimo romanzo con Garzanti (cui vanno a sommarsi quelli editi da Einaudi, di contesto non bellanese): è appena uscito Il piede nella fossa, una storia ambientata nell’autunno del 1931 che fa amare la vita con tenerezza e indulgenza proprio per le sue fragilità, con un occhio particolare, forse segno dei tempi, al mondo degli anziani. Anche qui è presente il maresciallo Maccadò e si gioca con strumenti collaudati: il montaggio alternato, parole chiave che legano fine e inizio dei capitoli e personaggi dai nomi irresistibili: un becchino di nome Adelio, per gli amici Ade, non si trova tutti i giorni, così come un restauratore che di cognome fa Cicatrice.
I lettori svizzeri e il tifo rossocrociato
Vitali ha fedeli lettori in Svizzera. «Con la Confederazione ho un ottimo rapporto, con il sostegno della Società Dante Alighieri, che in Svizzera ancora funziona bene, sono spesso in Ticino, così come nella Svizzera francese e tedesca. Mi siete molto simpatici, fin da bambino vi ho sott’occhio, là dietro le montagne, e vi vedo con sincero affetto nonostante i luoghi comuni». Tifoso storico del Como ora in Champions oltre che in serie A, in mancanza della sua Italia che latita ormai da tre tornei consecutivi, Vitali ai mondiali di calcio era supporter rossocrociato: «Se avesse vinto la Svizzera, ne sarei stato contentissimo».