In positivo

Benvenuti nel Dementia Village

Dal 2009 un centinaio di persone affette da demenza grave convivono in un quartiere di Weesp, in Olanda - Un esperimento che sta dimostrando di funzionare
Prisca Dindo
08.03.2026 18:00

Nel comune di Weesp, non lontano da Amsterdam, si trova Hogewey. A prima vista, sembra un posto qualsiasi. Ci sono i ristoranti, i negozi, il cinema. Le sue casette si affacciano su graziosi cortili, e dalle panchine dei giardini si possono ammirare laghetti e fontane. I fiori che sbocciano ad ogni cambio di stagione rendono perfetto qualsiasi pomeriggio di sole. Tuttavia, questo villaggio non è come gli altri. Dal 2009, Hogewey ospita più di un centinaio di uomini e donne affetti da demenza grave. La particolare comunità dispone di ventitré unità residenziali.

Gli altri abitanti del villaggio sono infermieri geriatrici e assistenti. Specialisti che, al posto del camice bianco, indossano sul lavoro abiti civili. La loro presenza al «Dementia village», così viene chiamato il progetto, è garantita giorno e notte.

Il personale si occupa di ogni aspetto della vita quotidiana degli ospiti: dalla preparazione dei pasti alla pianificazione delle attività, dall’assistenza per il bagno, alla cura della persona e alla somministrazione dei farmaci. Anche il personale che gestisce le varie «attività« del villaggio è formato per l’assistenza alla demenza, per aiutare i malati di Alzheimer a svolgere le loro attività quotidiane.

Hogewey è un luogo sicuro, ma permette anche ai residenti di muoversi liberamente ed esplorare il territorio circostante. Le persone affette da demenza senile sono persino incoraggiate a dare una mano in cucina e in altre faccende domestiche, inclusa la spesa, presso il supermercato del villaggio. Se si perdono o si confondono, c’è sempre un abitante del villaggio nelle vicinanze pronto a fornire assistenza.

Gli specialisti del settore spiegano che la terapia della reminiscenza costante, ossia la terapia del ricordo, abbinata alla libertà, permette ai residenti di placare i problemi comportamentali. «Considerate che la naturale diminuzione di agitazione e aggressività si traduce spesso in una riduzione del bisogno di farmaci e medicinali ad alto potenziale» scrive Alzheimers.net, un sito americano specializzato nella malattia, che ha dedicato un articolo al progetto.

Questo modello, si legge ancora, aiuta inoltre i residenti a rimanere attivi e dà loro un senso di scopo, qualcosa di completamente assente in un ambiente di casa di cura tradizionale. Negli Stati Uniti, si stima che, senza una svolta medica significativa, entro il 2050 potrebbero esserci fino a sedici milioni di casi di Alzheimer e demenze correlate. Noi non stiamo meglio: in Svizzera, si registrano quasi trentacinquemila nuovi casi di demenza all’anno e si prevede che nel 2050 vi saranno più di duecentocinquamila persone affette dalla malattia.

Molti esperti concordano che l’ambiente familiare di Hogewey consente ai residenti di vivere una vita il più normale possibile, cenando in famiglia, facendo visita agli amici, fermandosi dal barbiere o facendo una passeggiata quando lo desiderano.

Altri lo definiscono un grande inganno, un «Truman Show» del settore clinico, dove la realtà dei malati di demenza viene mascherata da una parvenza di normalità.

Il costo del progetto è uno dei maggiori ostacoli alla trasformazione di villaggi autonomi come Hogewey in uno standard per l’assistenza alle persone con demenza. La costruzione della particolare comunità olandese è costata più di venticinque milioni di franchi, di cui ventidue finanziati dal governo. I residenti pagano circa settemila franchi al mese, un bel salasso. Tuttavia, nonostante l’ingente somma da sborsare, la lista d’attesa pare essere infinita.

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