L'analisi

Bugie e verità sul dittatore Kim Jong-Un

Dietro alle voci che lo davano morto c'è una strategia precisa, da non sottovalutare
©KCNA
Guido Olimpio
07.11.2026 20:40

La Corea del Nord è un regno impenetrabile e armato fino ai denti. Una monarchia assoluta circondata dal mistero e da confini blindati. E con al centro il Maresciallo Kim Jong-un, un sorvegliato speciale attorno al quale girano le notizie più difficili da verificare. Nelle ultime settimane è stato un susseguirsi di informazioni fondate mescolate a voci incontrollabili. Un dissidente cinese si è preso la scena sostenendo che il numero uno era morto a causa di un’emorragia cerebrale.

La smentita è giunta dallo stesso Kim: ha compiuto una rapida visita nella città cinese di Dandong attraversando il nuovo ponte che collega il suo paese alla Cina. Breve tour altamente simbolico, infatti ha esaltato «l’amicizia invincibile» con Pechino. In precedenza, la propaganda aveva diffuso le sue foto insieme Kim Ju-ae, la figlia adolescente ritenuta la sua erede. Qualche giorno prima a Seul si discuteva sull’esistenza o meno di un altro figlio, più grande, tenuto nascosto. Un interrogativo accompagnato da risposte diverse: sì, no, dobbiamo indagare. Anche perché in passato si è ipotizzato che il dittatore avesse concepito tre figli. E la curiosità non è gossip, il potere è basato su una dinastia e dunque si cerca di capire se potrebbero nascere in futuro dei contrasti.

Sulla scena è poi riapparsa Kim Yo-jong, la sorella del presidente, la custode dell’ortodossia, spesso chiamata a prendere di mira gli americani e i dirigenti del Sud. Il regime ha diffuso le foto di una sua ispezione alla frontiera seguita da alti ufficiali, una missione per sottolineare nuove misure. La prima è una ripresa dei messaggi lanciati attraverso potenti altoparlanti, un modo per intimorire gli avversari con un gesto plateale. Un vecchio sistema entrato in pausa ed ora riattivato proprio per sottolineare la posizione ferma di Pyongyang.  La seconda disposizione ha riguardato il rafforzamento delle difese sempre sulla linea di confine: parliamo di una porzione di territorio già ricoperta di mine (la stima è di due milioni), reticolati, postazioni.

L’attenzione al fronte interno non ostacola gli ambiziosi programmi bellici. Sono ancora i fatti a raccontarlo. Il 14 ottobre la Marina ha eseguito un test di cruise lanciati da un sottomarino, la conferma di un piano che deve mettere a disposizione del potere una triade missilistica.  Se da un lato è vero che lo scafo usato non è certo moderno, dall’altro è chiaro che la Nord Corea vuole avere sistemi a lungo raggio - e magari dotati di cariche nucleari - in grado di essere «sparati» da mezzi difficili da individuare. Avere unità di questo tipo è necessario nel caso che il regime debba reagire ad un primo strike del nemico.

C’è una strategia precisa, un’agenda con tappe definite e senza dover dare spiegazioni. Forse è per questo che Kim suscita l’interesse di Donald Trump, sempre generoso con i dittatori. E per finanziare i progetti il regime ha mandato migliaia di soldati al fianco dei russi (ricevendo una ricompensa generosa) ed usato anche un team di hacker specializzati per derubare - secondo molte fonti - Binance, la più importante piattaforma di scambi di bitcoin. Colpo, dicono, da 6.3 miliardi di dollari. Non l’unico in questi anni. Il leader, dunque, potrebbe anche svanire, ma quello che ha costruito in modo paziente in resta e non va sottovalutato.  

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