C'era una svolta... Angelo Bernasconi

Se guardo al mio percorso, le svolte non mi appaiono come cambiamenti improvvisi o rotture nette con ciò che è stato prima. Piuttosto, sono decisioni che, nel tempo, hanno fatto emergere qualcosa che era già presente. Ogni scelta importante è un bivio: tra due strade c'è spesso una montagna, e una volta intrapreso un cammino diventa difficile deviare sull'altro. Sono momenti in cui non si decide solo cosa fare, ma anche chi essere. Non a caso mi torna alla mente ciò che mi diceva un conoscente mormone: secondo la loro religione Dio si manifesta proprio nei momenti delle decisioni importanti». C'era una svolta secondo Angelo Bernasconi. Dottorato in fisica all'ETH di Zurigo, oggi Presidente della Direzione delle Aziende Industriali di Lugano, scopriamo insieme alcuni snodi che lo hanno portato adesso qui dove lo abbiamo incontrato.
Un bambino curioso… che sussurrava ai cavalli
«L'equitazione è entrata nella mia vita molto presto, quasi per caso, come forma di terapia per elaborare un problema infantile. Da lì, però, è nata una passione autentica per il mondo dei cavalli e per questo sport, che ho praticato con grande entusiasmo insieme a mio fratello Paolo, sempre sostenuti da nostro padre. È stata un'esperienza importante, formativa, fatta di disciplina, relazione e fiducia - il cavallo doveva fidarsi di me e io del cavallo».
Campione ticinese élite, partecipa a 4 campionati europei (miglior risultato un 7. rango a livello individuale) con una medaglia d'argento juniori in bacheca.
Perché non diventare professionista? «Perché un'altra vocazione - più silenziosa ma altrettanto profonda - ha preso il sopravvento. Fin da piccolo, ho avuto una curiosità molto forte per il funzionamento del mondo che mi circondava. Mi divertiva smontare oggetti, costruire circuiti improvvisati, osservare come cambiava la luce passando attraverso un prisma. Capire le leggi con le quali funziona il nostro mondo era un po' come capire la calligrafia del Creatore. Al liceo, questa inclinazione ha trovato una direzione chiara: la fisica». A Zurigo. «Ai miei tempi non esistevano ancora atenei in Ticino, ed era naturale varcare il Gottardo. Considero l'ETH di Zurigo da sempre uno dei migliori atenei a livello mondiale per lo studio delle scienze naturali e in particolare della fisica, basti pensare che lo hanno frequentato fisici famosi come Albert Einstein come studente e Wolfgang Pauli come docente».
«Corrente alternata» pubblico-privato
Utilizzando l’immagine sportiva inerente all’equitazione, si può interpretare l’evoluzione professionale di Angelo Bernasconi come un «percorso netto». «Dopo il dottorato in fisica delle basse temperature all’ETH e anni di lavoro intenso e stimolante con il professor H.R. Ott, dovevo scegliere tra una carriera accademica e qualcosa di più diretto e concreto. La ricerca mi aveva dato molto - rigore, metodo, spirito critico -, ma cresceva in me il desiderio di un impatto più tangibile». Bernasconi partecipa così a un concorso presso l'amministrazione cantonale - «cercavano proprio un fisico» «A Bellinzona nel settore dell’allora Sezione energia e protezione dell’aria ho avuto la grande opportunità di collaborare con il dottor Mario Camani e di applicare le mie conoscenze scientifiche a temi ambientali».
Perché non rimanere? «Quando si è aperta l'opportunità di fare ricerca applicata in Ticino, l'ho colta al volo: era la possibilità di ritornare nel mondo della ricerca, ma in una forma nuova, fortemente ancorata ai bisogni del territorio. L'insegnamento alla SUPSI si è così inserito in modo naturale, e lo considero tuttora un elemento centrale. In particolare, l'opportunità di insegnare agli architetti mi ha permesso di trasmettere ai giovani un sapere concreto legato alla fisica della costruzione». L'integrazione tra discipline porta Bernasconi ad assumere la Direzione del Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design. «Ciò ha significato integrare al mio percorso anche una dimensione nuova, quella manageriale. La gestione non solo di progetti, ma anche di risorse, persone e competenze richiede responsabilità, capacità di ascolto e una chiara idea di direzione».
Perché passare nel privato? «Mi affascinava la sfida imprenditoriale: l'idea di trasformare un'intuizione in qualcosa di concreto, sostenibile e utile». Insieme al fratello Paolo sviluppa un software per oftalmologi - EyeSoft -, oggi utilizzato da circa il 30% degli oftalmologi svizzeri. Bernasconi entra quindi anche nella direzione di uno studio di ingegneria IFEC, fondato da Dario Bozzolo e Sergio Tami. «In quel contesto ho potuto ampliare sia le competenze tecniche sia quelle manageriali».
Perché tornare al pubblico? «Sono entrato in AIL più di dodici anni fa, come membro del Consiglio di Amministrazione. Oggi, col senno di poi, ciò ha rappresentato anche una svolta. È stato il punto in cui molte traiettorie del mio percorso - scienza, applicazione, servizio pubblico e gestione - si sono incontrate. L'energia è un ambito strategico, complesso, in rapida trasformazione, e AIL si trova esattamente in questo snodo. Quello che doveva essere inizialmente un incarico si è trasformato in passione». Pubblico, privato, quali le differenze? «Nel privato è l'agilità che colpisce: si decide e si agisce in fretta. Nel pubblico invece vince l'effetto leva: ci vuole più tempo, ma l'impatto è più duraturo. Un esempio: Insegno ancora qualche ora alla SUPSI. A volte incontri ex allievi dopo 20 o 30 anni, oggi professionisti. Sai che non sei stato tu a determinarne la crescita, ma hai dato un piccolo contributo. Questo dà una grande soddisfazione. Nel privato questa sensazione c'è meno».
L'ultima svolta
Si nasce, si vive affrontando ostacoli, si muore. Si svolta anche dopo la morte? «Non lo sa nessuno», dice il fisico Carlo Rovelli. Angelo Bernasconi, fisico e oggi manager aziendale attivo politicamente con il Centro non si sottrae alla domanda: «All’inizio studiare fisica era un atto di fede: lo scienziato cerca di avvicinarsi a Dio attraverso la calligrafia di Dio, il mondo così com'è stato fatto. Con il progredire degli studi, però, emergevano le difficoltà. Se penso alla biologia o alla fisica, dov'è l'intervento di Dio? È difficile affermare che l'essere umano fosse previsto. Sembra quasi frutto di contingenze: le proteine, il DNA, tra tanti mondi possibili… questo. Ogni volta che il sapere si allargava, mi interrogavo». Quindi, si svolta? «Rimane un punto di domanda su cosa ci sia dopo».
