L'analisi

C'era una volta il West: e adesso cosa c'è?

C'era una volta l'Occidente unito e forte – Il 2026 è l'anno della sua fine? – L'analisi (in otto punti) dell'imprenditore Emanuele Centonze
Emanuele Centonze
15.02.2026 15:00

Questo intervento è una analisi, un punto di vista sulla situazione geopolitica e sulle tensioni generate dai diversi conflitti e dall’instabilità che si riflettono nell’economia. L’istantanea in 8 punti è stata scritta da Emanuele Centonze, imprenditore, laureato in economia a San Gallo, ai vertici di Scienceindustries, e a lungo a capo del Gruppo ECSA (oltre 300 dipendenti, ora in mano a due figli), che si occupa di energia e della distribuzione di prodotti chimici e petroliferi.

1: Quanto durerà ancora l’Occidente?

L’Occidente, inteso nel senso delle visioni di Kant (diritto internazionale/federalismo, Società delle Nazioni, cittadinanza mondiale/ospitalità, commercio come promotore di pace) e di John Locke (liberalismo, legittimazione del governo e tutela dei diritti naturali: libertà, uguaglianza, inviolabilità della persona e della proprietà), è oggi messo in discussione.

Gli Stati Uniti non vedono più alcun senso nella difesa della democrazia: vale esclusivamente la tutela dei propri interessi e di quelli delle proprie oligarchie tecnologiche e petrolifere. Gli USA considerano l’Europa, in quanto custode dell’Illuminismo, un nemico più pericoloso di Russia, Cina, Iran e dell’estremismo islamico.

L’identità europea non è attaccata solo da Russia e Cina, ma anche dall’interno dell’Occidente stesso. Le conseguenze di questa evoluzione sembrano lasciare troppi indifferenti; l’egoismo prospera. Con l’aumentare della distanza dal campo di battaglia ucraino cresce l’indifferenza, sebbene tutti sappiano che l’Ucraina sarà solo un trampolino di lancio.

Non facciamoci illusioni: l’Europa, come incarnazione della civiltà occidentale, può contare solo su sé stessa, ed è ingenuo sperare in aiuti esterni. L’Europa deve affrontare questa sfida: non è più possibile tergiversare tra i fronti.

La Turchia vuole diventare la potenza guida del Medio Oriente e il Messico si orienta sempre più verso il socialismo. Vale la pena riprendere in mano The Clash of Civilizations di Huntington. Inoltre, non bisogna sottovalutare il pericolo della disgregazione interna.

L’elenco dei politici che sono o sono stati sul libro paga della Russia (i cosiddetti «comprensori di Putin») o che ne sono stati favoriti è lungo: Le Pen, Salvini, Berlusconi, Orbán, Trump; e anche nel Regno Unito la Russia ha contribuito in modo significativo alla Brexit.

L’Occidente esisterà finché l’Europa resterà unita, e l’UE è il vero portabandiera dell’Occidente.

2: Il mondo dei narcisisti: Trump, Putin, Xi, Kim Jong-un, Erdogan, Modi, Orbán…

Essere narcisisti è una caratteristica umana piuttosto diffusa. Tuttavia, con Hitler e Mussolini è diventato chiaro che esiste una forma distruttiva di narcisismo. Hitler voleva trascinare il popolo tedesco nella propria rovina; la resistenza del suo entourage dirigente, a differenza del caso Mussolini, fu inesistente.

Hitler, però, non disponeva di armi nucleari. Narcisisti come Trump, Putin, Xi, Kim Jong-un possiedono armi nucleari e missili balistici intercontinentali, o nel caso dell’Iran sono prossimi a ottenerli. Dobbiamo quindi sottometterci a questi despoti? La storia dimostra che sarebbe la soluzione sbagliata.

La tendenza va verso una proliferazione delle armi nucleari, poiché solo chi è dotato di deterrenza nucleare può mantenere la propria indipendenza e permettersi una posizione di neutralità. Per paesi come Giappone e Corea del Sud, ad esempio, dotarsi di una deterrenza nucleare sarebbe, alla luce dei loro vicini e del ritiro dello scudo protettivo statunitense, una scelta logica e relativamente semplice.

La rinuncia dell’Ucraina alle proprie armi nucleari (Memorandum di Budapest del 1994), in cambio delle garanzie di Russia, USA e Regno Unito, è un esempio dissuasivo di ciò che non si dovrebbe fare.

3: Gli Stati Uniti ricattano l’Europa

Trump ricatta l’Europa usando l’Ucraina, e l’Europa si vede costretta, per non mettere in pericolo Kiev, a cedere sui dazi. Gli Stati Uniti attaccano l’UE soprattutto perché la forza economica europea disturba. Dal 1992 con la creazione del mercato unico l’UE è diventata un fattore di potenza economica scomodo.

4: Trump vende l’Ucraina a Putin: che tradimento!

Dov’è la razionalità (denaro, affari, ricchezza)? Trump sembra voler sfruttare direttamente, al posto dell’UE, l’energia e le altre materie prime russe, ed è disposto a sacrificare l’Ucraina per questo scopo. Gli Stati Uniti attaccano Venezuela e Iran, ma prendono le distanze dall’Ucraina. L’unica spiegazione è il rifiuto di Zelensky di incriminare il figlio di Biden prima delle elezioni del 2020.

Gli USA si allineano alle visioni di Putin e Xi di un mondo multipolare: Europa nella sfera russa, Asia in quella cinese, America centrale e meridionale in quella statunitense. La Carta dell’ONU oggi non vale la carta su cui è scritta. Ciò che gli USA fanno al Venezuela rafforzerà ulteriormente la politica cinese verso Taiwan e quella russa verso l’Ucraina e gli Stati baltici.

5: Scenario di conquista

Lo scenario della conquista dell’Ucraina da parte della Russia è terribile. I russi ridurrebbero in schiavitù l’Ucraina e sterminerebbero la sua popolazione (in particolare gli intellettuali), come già avviene nei territori occupati. Nel 1932-33 la Russia ha dimostrato, in un solo inverno, come si possano uccidere 4 milioni di ucraini. Gli zar russi e l’URSS hanno sempre utilizzato i popoli sottomessi per ulteriori conquiste. Si tace troppo spesso che fu la Russia, insieme alla Germania, a dare inizio alla Seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia. L’Ucraina è storicamente il trampolino di lancio della Russia verso l’espansione a ovest.

La schiavitù dell’Ucraina porterebbe in Europa milioni di profughi (ipoteticamente 1 milione in Svizzera e 10 in Germania). Come li tratterebbe la polizia degli stranieri svizzera? Un déjà-vu come nella Seconda guerra mondiale con gli ebrei?

La capitolazione dell’Ucraina ci costringerebbe a investire molto di più nella difesa. Sostenere oggi l’Ucraina eviterà costi ben più elevati domani.

6: Gli Stati Uniti sotto pressione

Il ripiegamento degli USA verso l’Asia per contenere la Cina è anche un alibi per limitare l’aiuto all’Ucraina. Di fatto, l’economia statunitense è sotto pressione: deficit di bilancio, deficit commerciale, debito pubblico eccessivo (>120% del PIL).

Al di là dei social media, dell’IA e dell’industria della difesa, il motore economico arranca pericolosamente. La classe media americana si impoverisce, i costi sanitari per i meno privilegiati raddoppieranno entro il 2026 e l’occupazione ha superato il suo picco.

Molti si chiedono come gli USA possano gestire ospedali, agricoltura e assistenza agli anziani alla luce della deportazioni di massa di immigrati irregolari.

Trump tenta continuamente di presentare il conto di un’economia iper-indebitata (> 120% del PIL) ad altre nazioni (dazi, minacce di tassare i titoli obbligazionari detenuti negli USA, riduzione o rifiuto degli interessi, allungamento delle scadenze a 100 anni, svalutazione del dollaro, ecc.).

La giustificazione sono i presunti costi di difesa «unilaterali» sostenuti dagli USA dal 1991: un’argomentazione eccessiva. Idem per l’accusa di protezionismo mossa a tutto il mondo e in particolare all’UE. Gli USA hanno beneficiato del dollaro come valuta di riserva e si sono indebitati senza conseguenze; hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, finanziati da Europa, Giappone, Corea e Cina tramite l’acquisto di titoli. Dazi, mancanza di manodopera, influenza politica sulla Federal Bank in vista delle elezioni per abbassare i tassi porteranno stando alle leggi dell’economia ad una stagflazione (stagnazione combinata con inflazione).

Non sorprende quindi che il ruolo del dollaro come valuta di riferimento venga messo in discussione anche da paesi non appartenenti ai BRICS. Le reazioni statunitensi a queste voci sono estremamente irritate; va notato che l’unico vero candidato alternativo sarebbe l’euro. La fuga dal dollaro verso oro, argento, franco svizzero ed euro è guidata anche dagli Stati, non solo dai privati. Il declino del dollaro non è iniziato, ma se ne parla.

7: La Svizzera nella morsa

Quanto era già chiaro nel 1992 con il voto sullo SEE si è avverato. I piccoli Stati come la Svizzera faticano sempre più a sostenersi in uno «splendido isolamento». Finlandia e Svezia lo hanno capito dopo l’aggressione russa all’Ucraina e hanno aderito alla NATO.

Le tesi dei nostri populisti sono state definitivamente smascherate come false. Non c’è stato alcun particolare favore degli USA (dazi al 39%), né la possibilità di sostituire l’Europa con il Regno Unito. Ora sembra che il prezzo per le concessioni sui dazi possa essere il trasferimento di ampie parti della nostra industria farmaceutica negli USA: alla salute!

8: I valori condivisi che ci uniscono

Gli autocrati alla Trump e Putin sembrano dettare la musica a cui dobbiamo danzare. Questa impressione è ingannevole. Negli USA i «checks and balances» sono attualmente sospesi e il presidente estende il proprio potere; ciò potrebbe cambiare con nuove elezioni. Tuttavia, non possiamo vivere di speranze. Il trend è tracciato e la direzione probabilmente resterà la stessa: attendere sarebbe rischioso.

Il tiranno Putin ha distrutto l’economia e tenta di perpetrare un nuovo genocidio in stile staliniano in Ucraina. La Russia è ormai solo una potenza regionale, sempre più indebitata con la Cina. Un collasso della Federazione Russa nel medio termine non è più escluso.

Gli ultimi scontri tra Cina e Russia risalgono al 1969 sul fiume Amur. La perdita dei territori intorno a Vladivostok a favore della Russia imperiale brucia ancora alla Cina: la partita è tutt’altro che conclusa.

L’Europa prende decisioni attraverso complessi processi di consenso democratico: è lento, ma al momento inevitabile. L’Europa soffre di un eccesso, non di una carenza di democrazia. Questo cambierà, perché l’Europa è sempre cresciuta affrontando le proprie difficoltà.

Da un insieme di ex potenze coloniali fallite e ostili è nata, con il mercato unico dal 1992, una potenza economica mondiale, capace di dire la sua anche nel settore della difesa. I prossimi passi arriveranno (politica estera, di sicurezza e di difesa; politica economica e fiscale; energia e clima; migrazione e asilo).

È tempo di smettere con l’EU-bashing opportunistico e di sottolineare i risultati dell’UE. Guardandoci attorno, abbiamo tutti i motivi per essere orgogliosi dell’UE come portabandiera dell’Illuminismo. Noi svizzeri in particolare, perché siamo tra coloro che hanno beneficiato di più del mercato unico.

Il concetto di coraggio civico deve essere riattivato e non può restare una prerogativa esclusiva degli ucraini. Si tratta di difendere pubblicamente i nostri valori.

I valori condivisi, e non l’individualismo, ci permetteranno di salvare l’Occidente in questo momento difficile. Non dobbiamo consegnare senza resistenza l’identità della nostra civilizzazione agli autocrati. Abbiamo tutte le ragioni di essere orgogliosi dell’Europa.

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