Che meraviglia, il Lario a fumetti

Pur se ritratto a fumetti, lo si riconosce al volo. Dolcevita nero, completo oversize, sguardo penetrante incorniciato da occhiali che «ahimé, denunciano la mia età» scherza lui. Dario Campione non è soltanto una delle penne più amate del Corriere del Ticino e un volto noto di Espansione Tv, l’emittente televisiva di Como. Ma è anche uno dei tre autori di «Miti e leggende del Lago di Como», una serie di fumetti che riporta alla luce vicende che risalgono alla notte dei tempi, legate con le sue radici comasche. Come Virgilio nella Divina Commedia di Dante, il giornalista e scrittore prende per mano il lettore e lo accompagna attraverso diversi episodi, più o meno veritieri, del passato. «Non importa se siano veri o frutto dell’immaginazione di qualcuno. L’importante è che raccontino di noi. D’altronde, non è forse vero che nulla è più reale della fantasia?», chiosa il suo alter ego cartaceo nel primo dei tre libri editi da Etv Publishing. Per Campione, si è trattato di un «continuo combinare e ricombinare, molto liberamente, il racconto leggendario con fatti realmente accaduti». Un viaggio affascinante nel tempo, reso possibile dai disegni in bianco e nero di due mostri sacri del fumetto italiano: Alessandro Piccinelli e Claudio Villa, coautori della serie dedicata ai miti del lago, che vantano anni di collaborazione con testate storiche come Zagor, Tex, Dylan Dog, Diabolik.
Un «brand» da sfruttare
«L’idea nacque per caso» racconta Campione, il quale è legato ai due grandi maestri che vivono anch’essi nel comasco da una amicizia di lunga data. «Tutti e tre volevamo raccontare la storia del Lario a fumetti: ci eravamo resi conto che nessuno lo aveva mai fatto fino a quel momento. Era un vero peccato non sfruttare un brand come quello del Lago di Como, conosciuto in tutto il mondo, per lanciare un nuovo prodotto editoriale». Nacque così il primo volume, pubblicato nel 2024. Sei storie, ciascuna illustrata con dieci tavole in bianco e nero: il Fantasma del Castel Baradello, Il Lariosauro, La Bella Ghita, Le Streghe del Lago di Como, Il Fantasma della Villa Pliniana e Il Falco della Rupe. «Il nostro - spiega il giornalista - è stato un lavoro di fantasia, muovendoci però dentro la storia; una storia talvolta senza archivi, in cui mancano i documenti scritti e vi è soltanto una tradizione orale. Ma pur sempre una storia».
Una trilogia, tre ambientazioni
Il successo fu tale, che i tre decisero di proseguire, puntando su una trilogia. Lo scorso Natale è giunta nelle librerie la seconda opera, composta da quattro racconti: «Storie di Lorenzo e Lucia», sull’emigrazione in Sicilia dall’Altolago nel ’600 e sulla peste manzoniana; «La scomparsa del Brut», ambientata nel Carnevale di Schignano durante i moti risorgimentali; «Delitto sui binari della Menaggio-Porlezza», un giallo di fine ’800, e «In fuga con il brigante», le vicissitudini di una famiglia ebrea aiutata da un contrabbandiere a scappare in Svizzera attraverso i valichi lariani durante la Seconda Guerra mondiale.
«Volevamo raccontare un territorio attraverso tre tempi diversi: la leggenda e il mito, che figura nel primo volume; la storia, contenuta nel secondo, ed infine la favola, al centro del terzo libro che uscirà il prossimo Natale».
Tutte le sfumature del lago
Passare da personaggi iconici come Tex o Dylan Dog alle vicende ambientate nelle atmosfere lariane è stata una bella scommessa per i due fumettisti. «Non c’è dubbio che le differenze con il lavoro seriale siano sostanziali. In questi libri ho potuto esprimermi in totale libertà, dando al disegno la percentuale di spazio di cui sentivo avesse bisogno. È stato un viaggio nella più assoluta creatività. Sono sincero: ho potuto stendere le ali e volare più in alto» racconta soddisfatto Claudio Villa nell’intervista introduttiva che figura sul primo volume.
Grazie alla trilogia, Piccinelli e Villa hanno avuto la possibilità di disegnare i luoghi dove sono nati e cresciuti. «Non avevamo mai disegnato il nostro lago e trasferire sul bianco e nero l’atmosfera del grande specchio d’acqua non è stato facile; restituirne la luce, in particolare - spiega Alessandro Piccinelli - se hai a disposizione i colori, puoi renderla in tanti modi. I colori del lago sono vivi, forti e con il bianco e nero devi raggiungere un compromesso. Malgrado ciò, abbiamo cercato di dare sempre una luce diversa».
Un obbiettivo raggiunto, guardando le splendide tavole dei due libri.
Il cinema dei poveri
La forza del fumetto è proprio quella di poter rappresentare una storia con immagini e parole. «È il cinema dei poveri», rammenta Campione citando Sergio Bonelli, lo storico fumettista ed editore italiano.
Qualche anticipazione sull’ultimo libro che uscirà a Natale? «Posso già dire che, trattandosi di una favola, il narratore sarà un animale. Più precisamente un cervo, che è il re del bosco. In un futuro lontano, dove la terra risulterà arida e asettica, una classe di bambini ascolterà le sue storie del passato legate al territorio lariano. Ci sarà dunque un continuo ping pong nel tempo, con un contrasto netto tra la narrazione del futuro e quella del passato».
