Il fenomeno

Chi fa causa per i voti a scuola

Ogni anno in Ticino i ricorsi sono alcune decine – Parcelle fino ai 100 mila franchi – «Ma nessuno può comprarsi il successo scolastico» parola di avvocato
©Gabriele Putzu
Andrea Stern
Andrea Stern
25.01.2026 09:00

Ci sono i genitori che non vogliono che la figlia, dopo due bocciature alle elementari, venga inserita nella scolarizzazione speciale. C’è l’insegnante di greco che ritiene che suo figlio sia stato bocciato in seconda liceo non per demeriti scolastici bensì per «astio» dei colleghi nei suoi confronti. C’è l’apprendista che, seppur promosso, non accetta il 3,5 in condotta. E c’è lo studente di liceo che mette a confronto le sue prove di storia con quelle di un compagno nel tentativo di dimostrare una presunta disparità di trattamento. Nessuno di loro ha ottenuto ragione davanti ai giudici del Tribunale cantonale amministrativo (Tram). Tuttavia, questi casi vanno a ingrossare i fenomeno del ricorso  alle vie legali per contestare la pagella o altre decisioni in ambito scolastico. Quelle che una volta venivano accettate come lezioni di vita, malvolentieri ma comunque accettate, oggi vengono viste come delle ingiustizie che devono essere riparate.

In Ticino alcune decine, altrove centinaia

L’anno scorso in Ticino, secondo i dati forniti dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), ci sono stati 17 ricorsi contro valutazioni scolastiche nel settore medio superiore. Mentre nel settore professionale gli ultimi dati disponibili sono quelli relativi all’anno scolastico 2023/24, quando i ricorsi erano stati 9. Si tratta di cifre esigue, se si considera che in questi due settori gli allievi sono complessivamente oltre 16’000. Resta il fatto che il fenomeno esiste. Ovviamente non solo in Ticino. I dati raccolti dal Tages Anzeiger, relativi al 2024, mostrano che nel canton Zurigo ci sono stati 290 casi di decisioni scolastiche contestate per vie legali, nel canton San Gallo 126 e a Lucerna 108. Qui la responsabile della comunicazione del Dipartimento dell’educazione, Regula Huber, afferma di notare una tendenza secondo cui i genitori «si fanno rappresentare sempre più spesso da un avvocato nelle questioni scolastiche».

«Metodi discutibili»

Gli stessi avvocati hanno fiutato l’affare. Alcuni di loro sono presenti sui social network, per esempio Instagram, con un’attività che mira a sedurre gli studenti alle prese con una delusione scolastica. Alcuni studi legali provenienti dalla Germania utilizzano «metodi discutibili», come li definisce il Beobachter, per illudere gli allievi e i loro genitori che qualsiasi insuccesso sui banchi possa essere sanato per vie legali. La realtà è ben diversa. Perché per far cambiare una nota scolastica bisogna riuscire a dimostrare che l’insegnante o l’istituzione hanno commesso un errore. Ciò che non è affatto facile. Lo dimostra il fatto che il tasso di successo dei ricorsi in ambito scolastico, pur variando da cantone a cantone, resta ovunque molto basso. Solo uno su dieci ce la fa, o anche meno. Tutti gli altri restano con la sola fattura in mano.

Una carriera iniziata al liceo

Non vale la pena ricorrere, dunque? Sì e no, perché ci sono comunque anche storie di successi, come quelle raccontate dall’avvocato Senta Cottinelli, con studio a San Gallo, che ha contestato la sua prima nota quando, al liceo, non era soddisfatta del giudizio assegnatole in ginnastica. «Andai dall’insegnante a discuterne, lei mi ascoltò e alla fine corresse la mia nota con un 6», ricorda colei che nel frattempo è diventata uno dei più rinomati avvocati in Svizzera con specializzazione in diritto scolastico e del lavoro.  «A seconda del caso rappresento sia studenti e studentesse sia istituzioni formative -, spiega Cottinelli -. La domanda è elevata. Purtroppo devo spesso rifiutare richieste di mandato per ragioni di tempo». Non solo. Molte richieste le respinge perché le valuta fin dall’inizio prive di reali prospettive. «Voglio informare in modo trasparente chi ricorre e metterlo in guardia da costi inutili -, dice -. Se mi accorgo che non esiste uno strumento giuridico sensato per far valere certe argomentazioni, sconsiglio di avviare un procedimento. A volte dico loro che farebbero meglio a usare quei soldi per andare in vacanza. Ci sono persone che vogliono comunque andare avanti. Ma la maggior parte capisce».

Casi che hanno fatto notizia

Questa selezione preventiva incide anche sugli esiti: nei casi che decide di seguire, l’avvocato Cottinelli ha un tasso di successo sensibilmente più alto della media in materia scolastica. Alcuni procedimenti hanno avuto risonanza nazionale, per esempio quando la segnalazione di due dottorandi all’Università di San Gallo per sospetto plagio portò al licenziamento di due professori. Oppure quando fu ordinata la ripetizione di un esame professionale federale perché nei bagni era stato trovato uno schema di risposte, ma la ripetizione venne poi revocata. O ancora quando un giovane candidato mancò di poco la soglia d’ammissione al liceo di Bülach (ZH) e, grazie a un punto supplementare ottenuto in ricorso, riuscì comunque a superarla. «Gli strumenti giuridici sono stati creati per poter essere utilizzati - afferma Cottinelli, che non condivide l’idea secondo cui i giovani dovrebbero semplicemente imparare ad accettare le decisioni scolastiche. «Esistono insegnanti eccellenti, ma anche altri che non sono perfetti - osserva -. E tutti possono sbagliare». 

Costi fino a 100.000 franchi

Cottinelli non concorda nemmeno con chi sostiene che la possibilità di ricorrere sia di fatto uno strumento nelle mani di genitori benestanti, che potrebbero così «comprare» il successo scolastico dei figli. «Se un’allieva o un allievo ha oggettivamente prestazioni insufficienti, un rimedio giuridico non cambierà la situazione - dice -. Un ricorso può correggere un’ingiustizia, ma non può far progredire chi, oggettivamente, non ha le capacità per andare avanti». Allo stesso tempo è vero che i procedimenti possono generare costi rilevanti. «A seconda della complessità e del numero di istanze attraversate, un procedimento può arrivare anche a 100’000 franchi», spiega. Per questo consiglia una protezione giuridica in situazioni che, nella pratica, comportano più spesso accertamenti e decisioni impugnabili e quindi un rischio di costi: per esempio in contesti di bisogni educativi speciali (tra cui disturbi dello spettro autistico) e nei percorsi di dottorato. Precisa tuttavia che non si tratta di un invito a fare causa, bensì di una copertura per l’eventualità che un procedimento diventi necessario.

«Migliorare il dialogo»

Fermo restando che, secondo l’avvocato Cottinelli, molte controversie potrebbero essere evitate se direzioni scolastiche, genitori e studenti adottassero un approccio più orientato al dialogo. «Ritengo che la comunicazione con le persone coinvolte debba avvenire nel colloquio diretto e, cosa fondamentale, su un piano di parità - dice -. A volte le scuole sottovalutano la reazione emotiva che una mancata promozione o un’altra decisione scolastica può scatenare nei genitori. Quando si tratta dei propri figli, i genitori sono emotivamente molto coinvolti. Talvolta vivono una critica come un attacco, si sentono trattati ingiustamente e non ascoltati. Questo crea pressione, che poi ricade sulla scuola, non di rado tramite avvocati o procedimenti. Molto si potrebbe intercettare prima, se il dialogo fosse rispettoso».

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