Attualità

Cinquant'anni di futuro, mattone dopo mattone

Da cinquant'anni il Centro di Formazione Professionale SSIC di Gordola è un epicentro di crescita professionale e umana nel campo dell’edilizia e affini
Il direttore, l'impresario e l'istruttore: Paolo Ortelli, Luca Guerini e Marzio Campana © Ti-Press / Massimo Piccoli
Marco Ortelli
12.07.2026 06:00

«Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia dov’è?». La celebre filastrocca recitata dal personaggio di Giudizio in Amarcord di Federico Fellini accompagna idealmente il viaggio nella storia del Centro di Formazione Professionale della Società Svizzera Impresari Costruttori Ticino. Una domanda poetica che, a Gordola, da cinquant’anni trova una risposta concreta: la casa dei professionisti del domani è proprio qui. Inaugurato nel maggio del 1976 con il primo laboratorio dedicato ai muratori, il Centro festeggia quest’anno il suo cinquantesimo anniversario. Un traguardo che racconta molto più della storia di una scuola: racconta l’evoluzione del mondo delle costruzioni e, insieme, quella del Ticino. Negli ultimi venticinque anni il CFP ha qualificato circa 10’000 giovani e oggi accoglie ogni anno circa 4’000 adulti in formazione continua, svolgendo corsi di formazione di base per apprendisti per più di trenta professioni del settore edile (vedi grafica).

Da un unico laboratorio dedicato all’edilizia principale si è trasformato in un polo di riferimento per sedici associazioni professionali. Qui si formano muratori, falegnami, carpentieri, elettricisti, metalcostruttori, lattonieri, pittori, giardinieri, autotrasportatori e molte altre figure tecniche indispensabili per il mondo del lavoro di oggi e di domani.

Per capire come sia cambiato il modo di insegnare un mestiere - e di trasmetterne i valori - abbiamo raccolto tre punti di vista complementari e direttamente implicati col Centro: quello del direttore, di un formatore e di un impresario. Tre esperienze diverse, unite da una convinzione: formare un professionista significa prima di tutto accompagnare una persona nella sua crescita.

«Il contenitore fa la buona didattica»

Architetto di formazione, Paolo Ortelli dirige il CFP di Gordola dal 2009, dopo esservi entrato nel 2002 come responsabile della formazione. Ha seguito da vicino l’evoluzione del Centro e ne conosce ogni trasformazione. «Siamo nati per rispondere alle esigenze dell’edilizia principale», racconta. «In questi cinquant’anni siamo cresciuti costantemente. Oggi la nostra attività è perfettamente equilibrata: metà è dedicata alla formazione di base, fedele alla vocazione originaria, mentre l’altra metà riguarda percorsi superiori e corsi specialistici. Dobbiamo aggiornarci continuamente, seguendo ordinanze federali che cambiano e che si adattano al lavoro e che ci impongono di ripensare programmi, metodi e organizzazione per restare al passo con i processi lavorativi».

Un’evoluzione che richiede investimenti importanti. Ed è qui dove, il nuovo progetto Pragma, investimento da oltre 28 milioni di franchi, così come le importanti opere di risanamento delle strutture storiche in corso, per un investimento di altri 5,5 milioni, non sono che l’ultimo esempio di crescita nel tempo.

«Da architetto penso che per una didattica di qualità, anche il contenitore abbia un ruolo decisivo. Si fa buona formazione soltanto in un luogo pensato per farla bene. In Svizzera chiediamo ai giovani di entrare molto presto nel mondo del lavoro attraverso l’apprendistato: è un grande atto di fiducia, ma anche una responsabilità enorme. Il nostro compito è aiutarli a capire davvero quello che stanno facendo. E questo è possibile solo se dietro c’è un grande lavoro educativo».

C’è poi un particolare che, dopo venticinque anni trascorsi al Centro, continua a colpirlo. «Non ho mai visto un muro imbrattato o un banco rovinato come a scuola. Credo che qui avvenga una sorta di switch mentale dove per i nostri ragazzi che entrano nei laboratori sono solo il lavoro e la pratica a prevalere, e quella sensazione di semplice permanenza in aula sparisce».

«La crescita più bella resta quella dei ragazzi»

Marzio Campana è la dimostrazione di quanto il CFP sappia lasciare il segno. Da ragazzo è entrato qui come apprendista muratore, si è diplomato all’inizio degli anni Novanta e, dal 2012, è tornato nelle stesse aule come istruttore. In questi anni ha visto cambiare profondamente il mestiere. Non nella sua essenza, ma negli strumenti e nelle competenze richieste e nei processi lavorativi, eppure, «il muratore è sempre il muratore», racconta. «Quello che è cambiato è tutto ciò che gli sta attorno. Oggi, ad esempio, la sicurezza ha un peso enorme. Gli apprendisti lavorano con il tablet, il dossier di formazione è digitale, si utilizzano piattaforme online e fanno ormai parte del programma anche il BIM, i droni, i piani digitali e i temi legati alla sostenibilità».

La tecnologia, però, è solo una parte della storia. «I ragazzi arrivano con meno manualità rispetto a una volta. È normale: crescono in un mondo diverso e hanno meno occasioni di «fare» con le mani. Però hanno anche qualità che spesso vengono sottovalutate. Sono molto educati, rispettosi e disponibili. Dal punto di vista caratteriale è un piacere lavorare con loro».

Il salto di qualità arriva durante il percorso. «All’inizio partono con un piccolo svantaggio pratico, ma nell’arco dei tre anni la loro crescita è impressionante. Noi insegniamo la regola dell’arte, diamo le basi corrette di tante lavorazioni. Poi è l’azienda formatrice che li aiuta a trasformare quella preparazione in esperienza, velocità e sicurezza».

Quando parla del suo lavoro, però, Campana non cita i muri costruiti né gli strumenti digitali. Parla delle persone. «La soddisfazione più grande è vedere come cambiano gli apprendisti. Capita spesso che tornino dopo cinque o sei anni per un corso di formazione continua. Arrivano con la barba, magari sono diventati capisquadra o con altri ruoli stanno crescendo professionalmente. Mi vedono e mi salutano sempre allo stesso modo: “Buongiorno, Sore!”». Sorride. «Io quel soprannome non l’ho mai chiesto, e ogni volta mia moglie ride quando siamo in giro e qualcuno mi chiama così». Un sopprannome, un attestato di stima.

«L’apprendista non è un operaio»

Paolo Ortelli, direttore CFP SSIC Gordola: "Il Centro accompagna la crescita delle persone e delle aziende lungo intere generazioni".
Paolo Ortelli, direttore CFP SSIC Gordola: "Il Centro accompagna la crescita delle persone e delle aziende lungo intere generazioni".

L’impresario Luca Guerini conosce il Centro di Gordola sin dagli albori. Ha iniziato l’apprendistato nel 1978 nell’impresa di famiglia fondata dal padre nel 1964 e oggi vede la professione anche attraverso gli occhi della nuova generazione: il testimone è infatti passato al figlio, che ha scelto di partire dal cantiere come muratore prima di laurearsi in ingegneria civile, e oggi operativo in azienda.

Luca Guerini: impresario costruttore: "Una volta il muratore era poco considerato. Oggi le possibilità di sviluppo sono enormi".
Luca Guerini: impresario costruttore: "Una volta il muratore era poco considerato. Oggi le possibilità di sviluppo sono enormi".

In quasi mezzo secolo il lavoro è cambiato profondamente. «Quando ho iniziato io, il cantiere era una scuola continua. Si seguivano tutte le fasi della costruzione e il muratore imparava a conoscere un’opera dall’inizio alla fine. Oggi il lavoro è inevitabilmente più specializzato, ma nelle nostre aziende cerchiamo comunque di far ruotare gli apprendisti su tutte le lavorazioni. Solo così possono capire davvero il mestiere».

Poi arriva la frase che riassume la sua idea di formazione: «L’apprendista non è un operaio. È una persona che sta imparando un mestiere». Una differenza solo apparentemente sottile. «Se lo consideri un operaio, gli fai fare sempre le stesse cose perché sono quelle che servono all’azienda. Se invece lo consideri una persona in formazione, hai il dovere di insegnargli tutto, anche ciò che in quel momento non è produttivo. È così che si costruiscono i professionisti di domani».

Anche la figura del muratore, secondo Guerini, è cambiata. «Una volta era un mestiere poco valorizzato. Oggi offre possibilità di crescita enormi. Si può diventare capocantiere, tecnico, impresario o proseguire gli studi. Le opportunità non mancano».

Da ex perito d’esame presso il CFP, resta però convinto che la formazione debba mantenere standard elevati. «Ho sempre pensato che il diploma debba certificare una competenza reale, non semplicemente un voto sufficiente. Bisogna chiedersi se quel ragazzo, il giorno dopo l’esame, sia davvero in grado di fare il muratore. Se la risposta è no, bisogna avere il coraggio di dirglielo. È una responsabilità verso lui, verso le aziende e verso tutta la professione».

Marzio Campana, istruttore CFP SSIC Gordola: "La scelta deve essere del ragazzo. Quando manca una motivazione personale, le difficoltà arrivano presto". 
Marzio Campana, istruttore CFP SSIC Gordola: "La scelta deve essere del ragazzo. Quando manca una motivazione personale, le difficoltà arrivano presto". 

Un messaggio anche per le famiglie

Dalle tre testimonianze emerge un filo conduttore che riguarda non solo chi sceglie un mestiere, ma anche i genitori chiamati ad accompagnare quella decisione.

Il primo riguarda la libertà di scegliere. «Il mestiere deve piacere al ragazzo», osserva Marzio Campana. «Quando qualcuno vuole interrompere l’apprendistato e si cerca di capire il motivo, spesso emerge che quella scelta non era sua, ma dei genitori. Senza una motivazione personale, le difficoltà arrivano presto. E oggi, oltre alla pratica, serve anche impegno nello studio».

L’altro tema è quello della responsabilità economica. Un apprendista edile al primo anno può guadagnare già un ottimo salario: una cifra importante per un sedicenne. «Mi è capitato di vedere ragazzi spendere tutto lo stipendio in pochi giorni», racconta Luca Guerini. «Per questo suggerivo ai genitori di lasciare loro una parte del salario e di mettere il resto da parte. Anche imparare a gestire il denaro fa parte della crescita».

Alla fine della scuola dell’obbligo le strade possibili sono molte. C’è chi abbraccia la via degli studi in preparazione a studi universitari e chi invece affronta la sfida tutt’altro che scontata dell’entrata nel mondo del lavoro tramite una formazione professionale, dove per il settore della costruzione e dei rami affini, sono il cantiere, i laboratori e le officine ad accoglierli. Ed è in questo contesto che, in cinquant’anni, il Centro è diventato un punto di riferimento per la formazione del settore edile in Ticino e nella Svizzera di lingua italiana.

Un luogo in cui i cui i giovani che ne varcano le porte, accompagnati dai formatori delle diverse associazioni professionali e sostenuti dalle aziende del nostro territorio, incontrano le professioni del costruire. Un luogo dove, insieme alle regole dell’arte, i giovani professionisti del futuro, continuano, ora come allora, a cercare, tra determinazione, ansie e timori, il proprio posto nel mondo. Mattone dopo mattone.

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