L'analisi

Commerci in frenata contenuta

Rallentamenti minori del previsto, anche grazie al ciclo delle tecnologie
Lino Terlizzi
01.11.2026 15:30

Scambi mondiali in rallentamento, sì, ma meno del previsto. Dati e previsioni dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC, in inglese WTO) indicano che i commerci globali stanno perdendo velocità, e ciò appare inevitabile visto soprattutto il pesante quadro geopolitico, ma che nel complesso lo fanno per ora in modo contenuto. Nel suo Global Trade Outlook, pubblicato questo mese, l’OMC quantifica le possibili variazioni sia per gli scambi mondiali sia per il Prodotto interno lordo (PIL) globale. Gli scambi di merci, la voce più consistente dei commerci, in volume dovrebbero calare quest’anno e risalire il prossimo. Il PIL mondiale dovrebbe aumentare meno nel 2026 e recuperare parzialmente velocità nel 2027. La geopolitica, le guerre, i dazi USA e altri freni ai commerci si fanno sentire, ma molte economie riescono ancora ad esprimere resilienza.

Stime in movimento

Per l’OMC, che ha il suo quartier generale a Ginevra, il volume degli scambi di merci (media export e import) è salito del 4,2% nel 2025 e dovrebbe salire del 3,9% nel 2026 e del 4,1% nel 2027. Queste cifre segnano un cambiamento rispetto a quelle del marzo scorso, quando l’OMC aveva indicato 4,6% nel 2025, 1,9% nel 2026, 2,6% nel 2027. Ora gli scambi di merci vengono visti come più consistenti e ciò è frutto in minor parte del fatto statistico che l’OMC ha abbassato la stima del 2025 e in maggior parte dal fatto che i commerci nel 2026 hanno sin qui retto meglio del previsto. Per i servizi, l’altro ramo dei commerci, l’OMC indica il versante dell’export, il cui volume è aumentato del 5,3% l’anno scorso e dovrebbe rallentare al 3,3% quest’anno per poi risalire al 6,4% l’anno prossimo; c’è quindi rispetto alle previsioni di marzo un maggior rallentamento nel 2026 e invece un maggior balzo nel 2027. L’OMC aggiunge che in termini di valore (dollari USA correnti) nel primo semestre 2026 gli scambi di merci e servizi sono cresciuti in modo più consistente rispetto ai volumi. Quanto al PIL mondiale, ai cambi di mercato per l’OMC è salito del 3% nel 2025, dovrebbe salire solo del 2,6% nel 2026 e poi invece del 2,9% nel 2027.

Cosa sta consentendo agli scambi economici mondiali di rallentare in modo per ora solamente contenuto? Tra i fattori decisivi per l’OMC, come d’altronde per altre istituzioni economiche, c’è l’attuale ciclo tecnologico, cioè l’ulteriore sviluppo delle nuove tecnologie, con un ruolo di primo piano in particolare per l’intelligenza artificiale. Questo ciclo sta dando un contributo marcato sia sul lato delle produzioni sia sul lato dei commerci. Una parte delle economie ne sta traendo maggiori vantaggi, un’altra parte meno, ma nel complesso c’è un effetto di traino a livello internazionale. Naturalmente esiste sempre il rischio che il mercato non riesca ad assorbire la ormai molto accresciuta offerta di merci e servizi legati alle nuove tecnologie, si vedrà ma intanto un supporto rilevante agli scambi e alla crescita economica sin qui c’è stato.

I conflitti bellici sono dall’altra parte della lavagna, hanno avuto e hanno effetti negativi anche sul piano economico. Lo si è visto in particolare con la guerra in Ucraina causata dall’invasione russa e lo si vede anche con la guerra di USA e Israele contro l’Iran e più in generale con gli scontri armati in Medio Oriente. Tra gli effetti ci sono gli aumenti dei prezzi di petrolio, gas, alimentari, altri beni, e difficoltà inedite nei trasporti. Questi effetti indubbiamente pesano sugli scambi e sulla crescita, l’OMC lo sottolinea. Al tempo stesso, fanno notare alcuni esperti del settore logistica, una parte dei traffici e delle rotte vengono cambiate, in modo da ridurre i danni nei limiti del possibile. Ciò porta anche a maggiori costi, ma almeno vengono forniti nuovi supporti, di rilievo in una fase come questa, ai commerci internazionali.

Il peso della geopolitica

Sullo sfondo rimane il capitolo delle ondate di protezionismo di questi ultimi anni e in particolare dei dazi americani varati dall’Amministrazione Trump. È vero che questi ultimi sono stati in parte bloccati dalla Corte Suprema USA, un’altra parte resta però in vigore e questo provoca da un lato freni e incertezze per gli scambi, dall’altro spinte al rialzo dei prezzi, che si aggiungono a quelle determinate dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti bellici, contribuendo ad alzare l’inflazione. Non è difficile pensare che con meno protezionismo, con rientri dei conflitti bellici, con minori tensioni geopolitiche, gli scambi di merci e servizi potrebbero andare ancora meglio e la crescita economica complessiva potrebbe essere decisamente più robusta. Viceversa, un malaugurato peggioramento del già pesante quadro geopolitico potrebbe, se si verificasse, chiaramente ampliare il rallentamento economico.

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