Constantin può non piacere, ma paga per sé

Lugano va di moda parlare di Christian Constantin: delle sue visioni e dei suoi progetti, ma soprattutto del suo modo di essere e di fare. Nel calcio e negli affari. Di certo - e lo dico per conoscenza diretta - non è una persona facile, ma il tema non è questo, né in fondo lo sono le sue discusse mire immobiliari sulla nostra regione. Per quelle esistono regole, procedure, ricorsi e tempi biblici che lui liquida con un mezzo sorriso tra il sarcastico e il compassionevole: affari suoi e di chi dovrà valutare e decidere. Si spera comunque con obiettività e nell’interesse collettivo.
Oggi pero` dietro la sigla CC non c’è più soltanto l’imprenditore ma anche il suo sogno più ambizioso: il nuovo stadio di Sion. Al di là dell’evidente megalomania di un investimento da 450 milioni mi concederete di schierarmi senza falsi pudori in favore di un’idea che si fondo su un presupposto molto chiaro: pochi, tanti o troppi che siano i soldi in gioco sarebbe lui a metterceli o a procurarseli. E allora, nel pieno e irrinunciabile rispetto delle già citate regole e procedure che faccia poi come gli pare. Montagne russe comprese. Scusate se è poco, pensando a com’è andata a Lugano.
Non so se il Cervin Coliseum vedrà mai la luce. Ma se accadesse non sarebbe evidentemente un impianto «football only» come il nostro: un vero gioiello che vive purtroppo esclusivamente al ritmo del campionato e tutt’al più delle coppe europee, senza alcuna opzione di utilizzo alternativo, nessuna reale opportunità di integrazione nel tessuto di un quartiere che si vorrebbe nuovo e moderno. Un raro esempio di miopia strutturale e funzionale, splendido per chi ci entra ma desolatamente vuoto e spento per chi lo osserva dall’esterno. Mi sembra quasi difficile credere che sia stato progettato proprio cosi, ma poi ripenso alle discussioni sul LAC e sul ristorante che non c’era e… tutto torna.
Eppure sarebbe bastato un piccolo centro commerciale, anche solo un supermercato, un fast food, uno sport bar, uno spazio a disposizione della collettività o l’immancabile triade farmaciaestudioesteticofisioterapia - una in più dopotutto non avrebbe fatto alcuna differenza - per dare un senso un po’ più compiuto all’ingente spesa pubblica di cui ormai ci siamo dovuti fare una ragione. Succede ovunque, ma non qui. A noi non resta dunque che puntare tutto sul calcio, sperando che continui a funzionare alla grande come adesso e arrenderci all’evidenza di aver sborsato un sacco di soldi per sprecare l’occasione di creare qualcosa di importante, invece di accontentarci di consegnare le chiavi del B&B più bello e costoso del mondo a un inquilino che pretende l’esclusività dell’uso del palazzo.
Forse è successo per una semplice questione di forma nel processo di decisione: la richiesta di un si o di no allo stadio senza troppa cura di spiegare caratteristiche, contenuti e condizioni di finanziamento del progetto per creare un’assurda spaccatura ideologica a favore o contro lo sport. Ci ripenso ancora oggi, leggendo dell’ipotesi di consultazione sul traffico: un’idea lodevole, a condizione di saper porre la domanda in modo intellettualmente corretto. Per evitare che la risposta diventi ancora una volta un alibi assolutorio per la politica. Di questi tempi abbiamo bisogno di tutto ma non di questo.
