L'intervista

«Contro lo spopolamento, puntiamo sulla cultura»

A La Punt, in Engadina, il progetto InnHub vuole unire natura, sport e ricerca – A colloquio con l'ideatore Jon Erni
Un rendering del progetto InnHub a La Punt (GR)
Raffaella Castagnola
08.11.2026 19:15

Nelle piccole comunità i festeggiamenti sono sempre vissuti da tante persone, che sentono di appartenere ad un territorio e di abbracciarne le visioni. A La Punt il negozio di sport Colani ha recentemente proposto di condividere la felicità di un accordo con Innhub. Potrebbe sembrare solo un’occasione commerciale ma tra la gente c’è anche uno dei fondatori del celebre marchio di scarpe ON che ha creduto insieme ad altri compagni di squadra nell’avventura del centro di innovazione, la cui idea è stata di Jon Erni, che vuole portare i giovani in montagna per esercitarsi in tutti gli sport alpini possibili ma soprattutto per delineare il futuro confrontato con le nuove tecnologie.

Il progetto è nato più di dieci anni fa. Come si è sviluppata l’idea?
«Sono nato in Engadina e ho studiato al Politecnico di Zurigo, ma ho sempre avuto nel cuore il mio territorio e volevo fare qualcosa che potesse servire alla regione. Dopo aver lavorato venticinque anni nel settore delle telecomunicazione e IT ho deciso di tornare nelle mie terre e di realizzare qualche cosa di utile e innovativo. Nel 2016 un collega mi ha parlato di un progetto riguardante una nuova linea di alta tensione e ne abbiamo discusso, pensando di realizzare nel contempo altri progetti collaterali che avrebbero dato beneficio alla popolazione».

Jon Erni 
Jon Erni 

Di che tipo di benefici parla?
«Per esempio abbiamo potuto creare una rete in fibra ottica per permettere alla regione di utilizzare internet e di lavorare anche da territori montani. Così abbiamo fondato miaEngiadina una società che unisce tutti coloro avrebbero voluto contribuire a questa visione e delineare modelli futuri di lavoro e di società. All’inizio avevano un semplice gruppo Facebook dove abbiamo cominciato a sviluppare idee e così abbiamo anche pensato a spazi di co-working per assicurarci di avere gente presente fisicamente in Engadina e creare un centro di innovazione».

Come avete trovato lo spazio a La Punt Chamues-ch, come è nata l’idea?
«All’inizio ci è stato proposto di realizzare un co-working in un Bed and Breakfast ma ci siamo subito resi conto che la nostra visione era molto più grande e coinvolgeva tante e persone, attività, interessi. Così il comune di La Punt si è detto interessato al progetto. In questo luogo sono anche attivi Beat Curti e sua moglie Regula, loro già molto attento con le loro fondazioni a finanziare progetti di valorizzazione del territorio. Beat è stato il primo vero visionario, che ha dato il via a tutto il progetto, non solo posizionandosi come primo sostanziale finanziatori, ma anche trovando una rete di altri importanti finanziatori».

Avete avuto subito il consenso della popolazione, oppure avete trovato resistenze?
«Per ottenere un consenso abbiamo fin da subito coinvolto gli abitanti, presentando non solo il progetto ma anche l’idea di dare spazio nel nuovo centro anche ad attività locali, siano esse commerciali, turistiche, culturali. Oggi siamo qui a festeggiare un accordo con Colani sport, che in Innhub avrà uno spazio dedicato. Nel frattempo il progetto è cresciuto e allora ho deciso di dedicarmi full-time , lasciando l’attività presso Microsoft. Da allora, con l’aiuto di Beat Curti, abbiamo trovato i primi sei investitori. Dopo Beat è arrivato Caspar Coppetti uno dei tre fondatori di ON, poi Christian Wenger, Steve Coltess e Oliver Bernhardt. Siamo in sei pionieri e abbiamo stabilito le regole del progetto che dai sessanta milioni pensati in origine ora raggiunge i centoventi milioni e prevediamo sarà completato nel 2029».

Come siete arrivati all’archistar Norman Foster?
«Inizialmente pensavamo ad un bando di concorso, coinvolgendo l’architetto Norman Foster come giudice. Poi però quando ha letto il progetto e realizzato i concetti cardini dell’idea, Foster si è proposto di realizzarla, cosa che ci ha particolarmente onorati».

In Innhub ci sarà spazio anche per la cultura?
«Abbiamo l’idea di fare conferenze di carattere universitario ma c’è anche un’apertura a concerti, esposizioni d’arte e altre attività. Attualmente è prematuro parlarne, perché la fase di realizzazione ci impegna ancora molto. Sicoramente coinvolgeremo le associazioni già attivi nel Cantone».

La Punt è una realtà piccola, non verrà snaturata da questo via vai di gente?
«Dal mio punto di vista la questione è un’altra. Le valli si stanno spopolando, la gente non abita regolarmente in Engadina, i giovani cercano lavoro altrove. Con Innhub vorremmo invertire la tendenza e offrire un progetto sostenibile per la regione, coinvolgendo la formazione e i giovani di varie età per sviluppare nuove idee e nel contempo offrire opportunità di lavoro. Pensiamo comunque ad una realtà sostenibile per il luogo, con forsa diecimila presenze all’anno. L’idea che ci sostiene è quella di portare le università - ossia i docenti, i ricercatori, i giovani studenti - verso l’Engadina».

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