L'intervista

«Da qui a novembre Trump ne combinerà delle belle»

Le elezioni di metà mandato sono il banco di prova a cui Trump si prepara da un anno e mezzo - Quali saranno le prossime mosse? Per l'analista dell'Atlantic David A. Graham il piano è «ridisegnare la società americana»
©Julia Demaree Nikhinson
26.07.2026 23:03

L’agenzia che lo ideò, denominò «Project 2025» il documento che pianificava la seconda presidenza Trump. Questo dettagliato programma ha quattro obiettivi: centralità della famiglia nella vita americana; smantellamento dello stato amministrativo per tornare all’autogoverno del popolo; difendere la sovranità, le frontiere e le risorse; garantire i diritti individuali che la Costituzione degli Stati Uniti definisce «benedizioni della libertà». Inizialmente il progetto non ebbe la giusta considerazione, ma quando il giornalista americano del magazine The Atlantic, David A. Graham decise di approfondirne i contenuti e farne un libro con lo stesso titolo (Chiarelettere, 160 pagine), «l’inchiesta sul piano che sta ridisegnando l’America e il mondo» divenne un best seller. Lo abbiamo intervistato a Udine al Festival Letterario «Vicino/ Lontano».

Perché un libro sul progetto-manuale presidenziale repubblicano?

«Avevo sentito parlare del Progetto 2025 e volevo approfondirlo. Letto in modo superficiale, era una lista di idee politiche da attuare e un’agenda molto profonda che riguardava come realizzare questo piano, e come forgiare nuovamente la società americana. Ed è importante per capire come la politica di Trump agisce a livello nazionale e mondiale».

Ha avuto problemi dopo la pubblicazione del libro?

«Non proprio per questo libro. Mi occupo della politica di Trump da diversi anni, ma attorno a lui ho sentito che c’è un’atmosfera diversa per l’ambiente della stampa. Con i miei colleghi abbiamo sostenuto diverse battaglie legali: siamo stati citati in giudizio, siamo stati processati, siamo stati attaccati in tutti i modi e alcuni giornalisti sono stati anche aggrediti fisicamente. È un clima difficile, e la stampa americana ha tante difficoltà. Ma il nostro dovere ci impone di dire la verità su quello che sta succedendo o che potrebbe succedere».

David A. Graham
David A. Graham

Il comportamento di Trump segue il programma del progetto iniziale, o sta ribaltando tutte le sue indicazioni dando libero sfogo ai suoi desideri?

«Bisogna fare una distinzione tra la politica interna e la politica estera. A livello di politica interna Trump continua ad applicare il Progetto 2025 (accentrare il potere, by-passare il congresso e la corte suprema, assorbire le agenzie governative avocando a sé tutti i poteri e licenziando dipendenti non graditi). Per quanto riguarda la politica estera il quadro è diverso. Gli autori del Progetto 2025 non hanno programmato la politica estera che sta attuando Trump. E questo li preoccupa per l’ascesa dei cinesi. Trump ha ricostruito l’antagonismo della Seconda Guerra Mondiale, ed è evidente la frustrazione dei suoi alleati per la sua politica estera aggressiva».

Un articolo del Washington Post ha divulgato il rapporto interno (riservato) della CIA che sconfessa il blocco navale a Hormuz. Questo potrà incidere sulle prossime mosse di Trump?

«Abbiamo già avuto sentore delle preoccupazioni da parte delle alte cariche militari e dell’intelligence per quanto riguarda la guerra in Iran, e i progetti di pianificazione di queste operazioni circa i prossimi passi decisivi che il presidente farà. Quando ha deciso di entrare in guerra, ha fatto un passo notevole che ha risvegliato l’opinione pubblica con sensazioni contrastanti. Anche perché non ha chiarito quali sono gli obiettivi del conflitto».

Perché l’ostilità di Trump nei confronti dell’Europa e il suo attacco sconsiderato contro il Papa?

«L’ostilità di Trump all’Europa, è riassumibile nel mancato allineamento dei governi europei alle sue pretese. Le persone che guardano all’Europa molto da vicino, sono attente a quello che succederà in futuro, e stanno verificando quello che funziona o non funziona nei rapporti col vecchio continente, e agli sviluppi dei partiti di destra. Orban è stato una fonte di ispirazione per il movimento Maga (Marke America Great Again), tanto che il vicepresidente americano durante le elezioni è andato in Ungheria per sostenere la sua elezione. Assai grave il suo disappunto perché Orban non ha vinto. E oltre questo abbiamo visto anche i contatti con l’Italia di Giorgia Meloni, con la Francia, la destra polacca e argentina. Stanno accuratamente pensando come diffondere il modello di destra a livello mondiale».

E il Papa?

«Il Papa che invoca e predica la pace rischia di essere un ostacolo alla politica trumpiana e potrebbe frenare la sua escalation politica. Negli Stati Uniti, ci sono molte persone negli ambienti di destra che sono unite solo su due cose: adorano Trump e odiano la sinistra. Però non sono d’accordo su molte altre decisioni del Presidente. E questo li mette in difficoltà perché bisogna capire quali sono queste differenze e come si conciliano. Rubio ha cercato di fare da paciere con il Papa e i governi europei «ribelli», e cerca di trasformare gli sfoghi del presidente in una politica più ordinata. Dovrebbe fare parecchia pulizia ed è difficile l’aggiustamento di una politica basata sugli impulsi. Nel Progetto 2025 è riportato l’intento di dare alle bordate scomposte del Presidente - che a volte funzionano, a volte no -, una maggiore coerenza».

Le sembra reale l’interesse degli Stati Uniti per smantellare le basi americane all’estero come Trump sta minacciando?

«Trump è sconvolto e contrariato che gli alleati europei non abbiano sostenuto la guerra all’Iran e minaccia di trasferire il personale di molte basi. Ma si rende anche conto che queste basi sono molto importanti proprio per questa guerra e fatica a conciliare le due posizioni. Le prossime mosse di Trump sono rese difficili dal fatto che prima dell’annuncio del ritiro delle truppe stanziate in Germania, in Spagna e in Italia, non era stata informato neppure il Ministero della difesa. Questo significa che la pianificazione e comunicazione interna è scarsa, e c’è poca strategia dietro certe decisioni».

Secondo lei, nella prossima tornata elettorale e dopo le elezioni di metà mandato, il partito repubblicano, continuerà a seguire le indicazioni del «Project 2025»?

«Trump ha passato un anno e mezzo a prepararsi a una potenziale perdita di consenso. Nel tempo che gli rimane fino a novembre, deve agire rapidamente e cercare di attuare il più possibile della sua agenda perché il partito repubblicano potrebbe perdere terreno. Anche nel 2028 per i repubblicani il progetto 2025 è molto importante. Trump ha proseguito e avviato delle cose che nessun altro presidente repubblicano ha potuto realizzare, ma ha attuato solo una parte del progetto. Il programma è molto più lungo, perché vuole trasformare, e per molto tempo, la società statunitense. Quindi il partito repubblicano continuerà a perseguire questi obiettivi, a prescindere dal destino di Trump».

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