L'analisi

Dietro la resilienza svizzera

Inflazione e debito pubblico bassi, due fattori oggi ancor più centrali
©Gabriele Putzu
Lino Terlizzi
20.09.2026 13:30

Inflazione e debito pubblico, due versanti cruciali su cui la piccola Svizzera mostra la sua forza, accumulata nel tempo. Nello scenario economico internazionale la rilevanza dei livelli di rincaro e di indebitamento adesso appare chiaramente. Non che prima questi due capitoli non fossero importanti, lo erano anche in precedenza. Il fatto è che nella fase attuale lo sono ancora di più e dunque la buona posizione elvetica ora emerge maggiormente. Tensioni geopolitiche, guerre, dazi americani contribuiscono a spingere all’insù i prezzi; nel contempo molti Stati, compresi gli USA, motore principale, accrescono il già elevato debito pubblico. Il convergere di questi due fattori porta anche all’aumento dei tassi di interesse. Questo il quadro generale, in cui però la Svizzera gioca un suo diverso ruolo.

Prezzi, moneta forte, bilancio

Ad agosto l’inflazione elvetica è stata dello 0,8%, in aumento ma ancora molto bassa; l’obiettivo della Banca nazionale svizzera (BNS) è un rincaro medio annuo nella fascia 0%-2% e in effetti dal giugno del 2023 siamo tornati in questa fascia. L’obiettivo delle maggiori banche centrali è invece un rincaro limitato al 2%, che però non è stato raggiunto. Ad esempio, negli USA l’inflazione in agosto è stata del 3,4% e nell’Eurozona è stata del 3,3%; nel Regno Unito nello stesso mese è stata del 3,1%. È evidente la fatica di queste e di altre importanti aree economiche nel contenere l’inflazione (gli USA, in particolare, sono sopra il 2% dal marzo 2021). Ora con i rialzi dei prezzi di petrolio, gas, beni alimentari, metalli industriali e altro ancora, la fatica cresce. Le maggiori banche centrali inevitabilmente stanno aumentando i tassi, per contrastare l’inflazione.

La Svizzera gioca però appunto una sua partita. Avendo sempre avuto un occhio particolare contro l’inflazione, la Confederazione raccoglie ora i frutti di una linea anti rincaro consolidata. Uno degli elementi portanti è la forza del franco. Il livello elevato della valuta nazionale crea alcuni ostacoli in più all’export elvetico - che peraltro ha saputo difendersi bene nel tempo, grazie alla qualità di beni e servizi forniti - ma al tempo stesso dà un vantaggio per l’import, che di fatto è per noi meno caro e che quindi contribuisce alla bassa inflazione. Prezzi e salari in Svizzera hanno valori alti nel raffronto internazionale, è vero, ma il rincaro è contenuto. Ciò consente al Paese di mantenere più facilmente tassi di interesse più bassi. La BNS deve frenare il franco quando è troppo alto, ma la valuta elvetica molto debole non sarà mai e ciò è positivo. Ora il franco è ancora alto ma non è ai picchi, la situazione per la Svizzera è dunque apprezzabile.

Mentre a livello mondiale sale la media del rapporto debito pubblico/Prodotto interno lordo mondiale (95,3% quest’anno secondo il Fondo monetario internazionale), la Svizzera abbassa il suo indebitamento, che per lo stesso FMI nel 2026 sarà del 38,5%. Anche questo è il frutto di una linea di rigore di lungo termine. Per meglio inquadrare, ricordiamo che gli Stati Uniti quest’anno saranno al 125,8%, l’Eurozona all’87,8%, il Regno Unito al 103,6%. Nel lungo periodo pagare tanti interessi su un debito troppo alto non aiuta la crescita economica e anzi la frena, perché sottrae risorse che potrebbero invece andare direttamente all’economia. Anche avere un rincaro molto basso d’altronde aiuta la crescita nel lungo termine, perché dà maggiori certezze sia ai consumi sia agli investimenti.

La diversificazione e il PIL

Dietro la buona resilienza economica della Svizzera ci sono dunque anche l’inflazione contenuta e il debito pubblico basso rispetto al PIL. C’è poi da tener conto di un fattore rilevante come quello della diversificazione delle attività: l’economia elvetica è molto articolata, è fatta di industria, finanza, commerci. E diversificati sono anche i mercati di sbocco. Un Paese che ha già un PIL pro capite elevato non può avere ritmi di crescita ulteriore molto alti, ma la solidità svizzera emerge. Per la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nel secondo trimestre di quest’anno il PIL elvetico è cresciuto del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 (valori corretti dagli eventi sportivi). Per l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nello stesso arco di tempo gli USA sono cresciuti del 2,1%, il Regno Unito dell’1,2%, l’Eurozona dell’1%. La SECO ora prevede per l’intero 2026 una crescita svizzera dell’1,7%. La Svizzera non può essere un’isola, risente anch’essa di un quadro mondiale complicato, sia nella geopolitica sia nell’economia, quindi neppure qui tutto va bene. Ma con i suoi assetti su inflazione, conti pubblici, diversificazione delle attività, il Sistema Paese sta confermando nuovamente la sua forza di fondo.

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