«Dobbiamo curare il corpo ma anche l'animo»

Alla fine, dopo aver ascoltato la sua storia, si è portati a pensare che in realtà non abbia mai fatto davvero il medico, nonostante la laurea e una specializzazione in endocrinologia. Conclusione affrettata. E sbagliata. Perché invece Silvia Misiti la sua professione - medico, appunto - non l’ha mai abbandonata. E nel suo viaggio da Roma, la sua città, a Lugano, dove vive dal 2012, si è portata dietro un robusto background, fatto di diverse pubblicazioni internazionali, e messo insieme negli anni passati alla Sapienza e a Boston, nei centri dove si fa ricerca avanzata (ad esempio, sulla genetica del cancro, o sulla «tipizzazione» delle cellule e quindi anche delle cure, sull’immunoterapia dei tumori e sulla teranostica - cioè il mix di strumenti di diagnosi e di terapia).
Un background che le è servito quando ha deciso che invece di curare con medicamenti, invece di svolgere visite in ambulatorio, invece di prescrivere ricette come fanno gran parte dei suoi colleghi, con passione ha puntato sul potere terapeutico della cultura come cura (per corpo e anima). Ha scommesso sulla cultura come valore, senza distinzioni tra umanistica (d’altronde ha frequentato il liceo classico) e scientifica. Già, perché arte, danza, letteratura, la conoscenza in generale, possono aiutare le persone, viaggiano parallelamente con la medicina tradizionale. Non è un’ipotesi, lo hanno dimostrato 138 rigorosi studi scientifici racchiusi nel progetto CultureForHealth che ha ampliato quanto già stabilito tempo fa dall’Organizzazione mondiale della sanità, in un report del 2019.
E allora ecco che organizzazioni no-profit come quella che Silvia Misiti dirige ormai da quattordici anni, la IBSA Foundation per la ricerca scientifica, creata dall’azienda farmaceutica IBSA Institut Biochimique SA (di cui è anche responsabile per la comunicazione), hanno un ruolo fondamentale per migliorare sul piano psicologico, neurologico, sociale e biologico le condizioni della popolazione. Già in Gran Bretagna e Finlandia, ad esempio, i medici possono prescrivere un abbonamento a una stagione teatrale o a una stagione di danza.
L’incontro che cambia la vita
Silvia Misiti, che ha competenza scientifica e grande entusiasmo, era a Roma a fare la ricercatrice, reduce da un post-doc a Boston quando ha sentito parlare per la prima volta di IBSA che lavorava sugli ormoni tiroidei per sviluppare i suoi farmaci. Il proprietario dell’azienda, Arturo Licenziati, scomparso recentemente, ha avuto il suo curriculum. «Ci siamo incontrati - racconta Misiti - e abbiamo scoperto d’aver studiato nello stesso liceo. Poi lui mi ha chiesto di venire a Lugano, non per fare la ricercatrice bensì per sviluppare in prima battuta la visibilità dell’azienda e curare i rapporti con l’Università e le istituzioni scientifiche. Pian piano, quasi in maniera naturale, il nostro confronto è continuato sino a mettere a punto l’idea di costituire una Fondazione che mettesse insieme la cultura, la scienza e la salute, che ci ha portato (6 anni fa) anche a promuovere con la Divisione cultura della Città di Lugano e l’USI un corso universitario di Cultura e salute all’interno della Facoltà di scienze biomediche dell’Università».
L’accordo con l’Università
Prima ancora, grazie a un accordo con l’ex presidente dell’USI Piero Martinoli e Arturo Licenziati - imprenditore straordinario per capacità di capire le tendenze della società - per far nascere a Lugano il Master of Medicine, la Fondazione IBSA aveva deciso di concedere ogni anno (per 10 anni) 240mila franchi per aiutare gli studenti a pagare la retta universitaria e dunque ad «attirare talenti» (l’anno scorso ha aiutato 59 studenti del primo anno e 61 del secondo). Con un altro programma vengono inoltre finanziate ulteriori sei borse di studio (Fellowship) del valore di 32’000 franchi ciascuna destinata stavolta ai giovani ricercatori di livello internazionale. «Quest’anno - racconta la direttrice della Fondazione - abbiamo ricevuto circa 400 progetti e attorno a questo nostro progetto c’è molta attenzione e interesse».
La responsabilità sociale dell’azienda
Al centro della Fondazione, sin dalla nascita, c’è un concetto che Licenziati, molto sensibile al valore della responsabilità sociale, ha sempre ribadito chiaramente e che Misiti porta avanti: «Vogliamo restituire al territorio che ci ospita, attraverso iniziative appunto come borse di studio o ricerche, ciò che abbiamo ricevuto. Un concetto - ribadisce Misiti - che ci ha portato a occuparci non soltanto di produzione, che comunque genera un fatturato con importanti ricadute anche dal punto di vista occupazionale, ma ad offrire contributi per fare crescere i ricercatori e irrobustire una cultura scientifica anche attraverso la divulgazione».
A proposito di divulgazione: in questi anni sono state organizzate giornate di studio (siamo a quota trenta con speaker importanti). Altro obiettivo è far emergere quanto si sta facendo per la ricerca scientifica e anche per questo è nato un giornale (online), Ticino Scienza, affidato a un giornalista scientifico di spessore come Paolo Rossi Castelli (che si è occupato di salute al Corriere della Sera e a Mediaset). «Volevamo - racconta Silvia Misiti - far affiorare tutto il lavoro di studio e offrire una idea complessiva di quanto si fa in Ticino e in Svizzera a livello di ricerca, ed è davvero tanto».
Ai giovani si arriva con i fumetti
Altro aspetto: arrivare ai giovani. Per cogliere l’obiettivo la Fondazione IBSA ha sfruttato uno straordinario mezzo di comunicazione, di cui era appassionato Arturo Licenziati: i fumetti. «Abbiamo messo a punto un progetto divulgativo - racconta Misiti - in accordo con l’Istituto Pasteur e creato una collana di undici volumi edita da Carocci. I libri sono il frutto del lavoro che i ragazzi svolgono insieme agli insegnanti, attraverso laboratori e programmi specifici». Poi, altro incontro rilevante, quello con la Divisione cultura della Città di Lugano, diretta da Luigi Di Corato, che ha portato diverse iniziative, alcune di rilievo come il Lugano Happiness Forum (in collaborazione con Harvard), che s’è svolto al LAC, incentrato sull’importante ruolo che gioca la felicità (declinata in diversi modi e sensibilità) per migliorare la condizione delle persone nella società moderna e per far vivere a lungo (e bene). A questo proposito, va avanti lo studio clinico di Social Prescribing sugli over 65, il primo in Svizzera e finanziato dalla Fondazione, dove i dati di un «universo» di 90 persone arrivate alla soglia di questa età vengono raccolti e registrati con braccialetti speciali. Il tutto in accordo con i medici di famiglia, che possono indirizzare i pazienti anche verso attività sociali, artistiche e culturali, a scopo terapeutico. I risultati di questo studio verranno elaborati scientificamente e pubblicati.
L’importanza dell’arte
Un altro aspetto importante, approfondito nel progetto SciArt, con LAC e MASI, riguarda «la contaminazione tra discipline scientifiche e artistiche» per offrire «alla comunità nuove chiavi di lettura del mondo». E non solo perché l’arte è un importante fenomeno sociale, ma perché le espressioni artistiche stimolano il benessere fisico e psicologico. Ecco allora nascere i confronti tra scienziati ed artisti, fra scienziati e scrittori, non solo a Lugano ma a Basilea e Zurigo, a Milano e Trento.
Una dimensione internazionale
Ora, la prossima sfida che attende Silvia Misiti è questa: uscire dai confini, non solo svizzeri. «Già siamo presenti - racconta - con nostre iniziative in altri cantoni, dove collaboriamo con associazioni e musei (ad esempio Cartoonmuseum di Basilea o l’iniziativa Museum Tour e la partecipazione a Swissdidac a Berna), ma ora vogliamo sviluppare il nostro lavoro su un livello internazionale». E tutto partendo da un luogo simbolo della cultura: Casa Carlo Cattaneo a Castagnola, sede della Fondazione. Non soltanto un edificio dove sono passati intellettuali, politici di peso, esuli, scrittori e patrioti, ma uno spazio di libertà dove sono maturate idee anche attraverso la rivista il «Politecnico» che promosse la divulgazione scientifica. E il cerchio si chiude.
