Spagna

È arrivata l'ora di Aliança Catalana

La destra nazionalista in Catalonga rilancia la sfida dell'indipendentismo, puntando il dito contro Madrid e immigrazione
Una manifestazione di Aliança Catalana
Mauro Magarò
22.03.2026 20:04

In occasione dell’ultima Diada, la festa nazionale della Catalogna che si celebra l’11 settembre, convertitasi ormai, da alcuni anni, in esibizione di forza dell’indipendentismo catalano tra le strade di Barcellona, un numeroso gruppo di persone ha rubato decisamente la scena, intonando cori ed esibendo striscioni dal contenuto inequivocabile, da «fuori spagnoli e musulmani» a «non è immigrazione, ma invasione». Erano i sostenitori di Aliança Catalana, la new entry tra le formazioni dell’universo indipendentista e prima del novero ad essere inquadrata come di estrema destra, che si propone, sondaggi alla mano, di sbaragliare la concorrenza ed accaparrarsi una fetta consistente dell’elettorato catalano.

Attentati in Catalogna e nascita di Aliança Catalana

Agosto 2017: un furgone travolge a tutta velocità i passanti lungo la Rambla di Barcellona, una delle icone del capoluogo catalano. È terrorismo, come confermato da un messaggio dell’ISIS che rivendica la paternità dell’attentato, costato la vita a 14 persone. Alla guida c’era Younes Abouyaaqoub, un giovane marocchino cresciuto a Ripoll, paesino di 11mila anime situato nell’entroterra catalano, a poca distanza dal confine con la Francia, e dal peso politico assolutamente insignificante fino a quel momento. Le successive indagini da parte delle autorità spagnole, oltre a delineare i contorni del piano terrorista, di cui l’azione sulla Rambla risultò essere soltanto un ripiego dopo il fallimento dell’attacco alla Sagrada Familia inizialmente previsto, svelarono l’esistenza di una cellula terrorista radicata a Ripoll, composta da giovani musulmani nati o cresciuti nel posto, alla cui testa c’era Abdelbaki Es Satty, un imam ritenuto responsabile della loro radicalizzazione.

Le rivelazioni sul legame degli autori degli attentati terroristici con Ripoll ne stravolsero il tessuto sociale, facendo emergere, almeno in parte, il seme dell’islamofobia, che trovò uno sbocco politico grazie a Silvia Orriols, una locale consigliera comunale. Nell’estate 2020, in piena emergenza Covid-19, quest’ultima fondò infatti un nuovo partito insieme ad alcuni collaboratori, ispirato alla difesa del nazionalismo catalano di fronte alla minaccia, così come era percepita, dell’immigrazione di origine musulmana in Catalogna. Quel partito venne chiamato Aliança Catalana, ed è stato capace, in poco meno di sei anni dalla nascita, di vincere le elezioni comunali a Ripoll nel 2023, con Silvia Orriols eletta sindaca, ed ottenere due seggi al Parlamento catalano l’anno successivo, proiettandosi come forza politica emergente a livello regionale.

Indipendenza e lotta all’Islam

Il progetto politico di Aliança Catalana si fonda su due pilastri ben definiti, che emergono con forza rispetto al resto del programma, ovvero l’indipendenza della Catalogna ed il contrasto all’immigrazione, in primis quella musulmana. «Noi catalani, per il semplice fatto di esistere come popolo, dobbiamo costruire uno Stato indipendente ed espellere quello spagnolo e francese dalla Catalogna. Siamo i padroni della nostra terra». Recita così il programma di Aliança Catalana in merito alla questione territoriale, contemplando una dichiarazione unilaterale d’indipendenza come unica via per la secessione dalla Spagna, con conseguente controllo ed occupazione del territorio. Un piano vincolato al raggiungimento della maggioranza assoluta nel Parlamento regionale, proponendosi, nel frattempo, di lavorare su più fronti per «preparare il Paese alla secessione», dalla promozione di un’immagine della Catalogna sovrana e diversa dal resto della Spagna, allo stabilire contatti con entità ed organismi internazionali.

«Non chiedo scusa né tantomeno permesso per essere islamofoba», ha ribadito più volte Silvia Orriols, giustificando il suo pensiero con la volontà di preservare l’identità catalana, a partire dalla difesa della lingua, davanti ai numeri della locale popolazione di fede islamica, con circa 700 mila persone che ne fanno la comunità musulmana più grande di tutta la Spagna. Una posizione, quella della leader di Aliança Catalana, che si traduce nella proposta di una moratoria sull’immigrazione, finalizzata alla chiusura delle frontiere fino a quando la Catalogna sia in grado di integrare i nuovi arrivati nella cultura catalana, ed espellendo, al tempo stesso, gli immigrati in condizione di illegalità.

Boom nei sondaggi

Secondo l’ultima analisi del Centro de Estudios de Opinión, Aliança Catalana si attesta come terza forza politica a livello regionale, con una proiezione di 19-20 seggi al Parlamento catalano rispetto agli attuali due, tallonando Esquerra Republicana, primo partito indipendentista, ed equiparandosi a Junts, la formazione dell’ex presidente Puigdemont. Numeri che evidenziano una crescita vertiginosa del partito di Silvia Orriols, traducendosi in un travaso di voti a scapito dello stesso Junts, che perderebbe circa 15 seggi rispetto alle ultime elezioni.

Marc Guinjoan, professore di Scienze Politiche all’Università Autónoma di Barcellona, spiega al Corriere del Ticino i motivi di questo successo: «La ragione deve ricercarsi principalmente nel fatto che Aliança Catalana è frutto del fallimento del processo indipendentista in Catalogna, che ha finito col deludere molta gente visto che le premesse non si sono convertite in realtà, obbligando molti indipendentisti a cercare un’alternativa e finendo col preferire un partito più diretto ed intransigente in termini di proposta politica». Inoltre, sottolinea ancora Marc Guinjoan, sembrava sorprendente che all’interno della sfera indipendentista non fosse ancora emerso un partito di estrema destra, considerando la forte ascesa di questa corrente a livello mondiale. «L’assenza di questa tipologia di partito rappresentava una sorta di eccezione; un indipendentista catalano che appoggia il discorso dell’estrema destra per chi doveva votare? Quindi, d’ora in poi, eccolo qui», conclude lo stesso professore.

Prospettive future

Il primo, vero, test saranno le elezioni municipali del 2027 in Catalogna, con Aliança Catalana che punta apertamente ad affermarsi nelle province di Girona e Lleida, tradizionali bastioni dell’indipendentismo catalano, e ad acquisire maggior peso a Barcellona e nel resto dei municipi a maggioranza socialista. Un obiettivo che vede già da ora il partito in modalità di campagna elettorale permanente, con incontri settimanali organizzati in diverse località catalane, puntando a stravolgere, una volta per tutte, lo scacchiere politico.

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