È un Ticino di cucce piene (e culle vuote)

Qualcosa vorrà pur dire se nel giro di poco tempo a Chiasso sono stati aperti quattro saloni di toelettatura per cani ma non c’è neanche un negozio di giocattoli per bambini. Qualcosa vorrà pur dire se in Valle Onsernone scodinzolano 129 cani ma l’istituto scolastico di Loco è frequentato da soli 14 allievi. Qualcosa vorrà pur dire se negli ultimi tredici anni il numero di quadrupedi in Ticino è cresciuto del 36%, facendone il secondo cantone a più alta densità canina, ma le nascite sono sprofondate a un minimo storico.
C’è sempre più solitudine
«È difficile stabilire un nesso causale diretto tra l’aumento dei cani e il calo delle nascite - afferma Katja Rost, direttrice dell’Istituto di sociologia dell’Università di Zurigo -. In generale, però, si può dire che nella società è aumentata la solitudine. Ci sono più single, più famiglie piccole, maggiori distanze a causa dell’accresciuta mobilità. In questo contesto gli animali portano compagnia e, rispetto ai bambini, sono meno esigenti in termini di costi e tempo. Inoltre sono sempre disponibili e presenti, a differenza dei bambini, che a un certo punto iniziano ad avere una volontà propria».
È più facile occuparsi di un cane che crescere un figlio. Oltretutto il cane è più accessibile. Possono bastare un paio di click per portarsi a casa un delizioso cucciolo che riempia d’affetto qualsiasi vuoto emotivo. È tutto molto bello, tutto molto facile, forse troppo facile.
Non basta il collarino colorato
«È evidente che molte persone prendono animali, in questo caso cani, senza avere la minima idea di cosa vanno ad acquistare - interviene Emanuele Besomi, presidente della Società protezione animali di Bellinzona (SPAB) -. Ci sono persone che scambiano il cane per un peluche, che pensano basti dargli da mangiare, tenerlo al caldo in casa, comprargli un collarino colorato e magari lasciargli la televisione accesa tutto il giorno per farlo stare bene. Ma il cane non è un Tamagotchi. È un animale sociale che ha bisogno di determinate cure e attenzioni. Troppe volte lo si tratta come un oggetto, salvo poi saltare in aria se inizia a mordere o si comporta in modo strano».
Proprio nell’intento di favorire una maggiore consapevolezza saranno reintrodotti, da giugno, i corsi obbligatori per i nuovi detentori di cani.«Della durata di sei ore, questi corsi saranno intesi a fornire le conoscenze di base in ambito di protezione degli animali, etologia, educazione civica, salute e sicurezza pubblica», spiega Roberto Mossi, presidente dell’Associazione ticinese degli istruttori cinofili.
L’aspetto finanziario
«Noi come SPAB siamo sempre stati favorevoli a questi corsi - riprende Besomi -. Cinquant’anni fa esisteva un altro tipo di rapporto con i cani, che erano quelli di fattoria o da guardia, che avevano un’altra funzione. Oggi ci sono più cani ma paradossalmente li conosciamo di meno. I corsi contribuiscono a rendere attenti su determinati problemi che possono sorgere e dare un indirizzo in caso di necessità».
Un fattore che a detta di Besomi viene spesso sottovalutato è quello finanziario. Perché è vero che acquistare un cucciolo costa generalmente poco. Ma è solo l’inizio.
«Vedo spesso persone che spendono soldi per accessori che al cane non interessano, come il cappottino di marca o il collarino coi brillantini - afferma Besomi -. Non si rendono conto che quei soldi andrebbero messi da parte per le future spese veterinarie. Perché quando un cane comincia ad avere problemi di salute, si fa in fretta a spendere diverse migliaia di franchi».
Importi che vanno ad appesantire un budget mensile già non propriamente leggero. «Chiaramente un Chihuahua non mangia come un San Bernardo - prosegue Besomi -. Ma penso che indicativamente, fra tutte le spese, vadano considerati tra 150 e 200 franchi al mese».
Un figlio costa comunque di più
In questo senso può stupire che in un cantone dove si continua a piangere miseria, dove si dice che non si fanno più figli perché non ci sono più soldi, il numero di cani e le spese loro correlate continuino ad aumentare.
«Ma tra un cane e un figlio ci sono comunque notevoli differenze di costo - si inserisce Katja Rost -. A parità di reddito, un cane permette di mantenere un tenore di vita elevato e magari offrirgli anche una borsa Chanel, mentre un figlio obbliga a fare delle rinunce senza per questo riuscire a mandarlo in una scuola di élite. E non è solo una questione di costi ma anche di tempo. Un bambino ne richiede decisamente di più».
Anche con tutti i sussidi possibili e immaginabili, l’impegno generato da un bambino resterà sempre più gravoso di quello di un animale domestico, sostiene Rost. «Lo Stato può contribuire a rendere i figli più finanziabili - afferma -, ma non potrà mai coprire i costi opportunità dei genitori, ovvero tutto ciò cui rinunciano per avere e crescere dei figli».
Ritrovare un approccio positivo
Che fare quindi? Se si considera la situazione in termini puramente economici, si arriva alla conclusione che l’effetto sostituzione dei figli con animali domestici è destinato a proseguire, magari anche a rafforzarsi. «Occorre ritrovare un approccio positivo ai figli e alla famiglia - sostiene Rost -. Non bisogna vedere i bambini solo come un costo, come un ostacolo alla carriera, come un intralcio alla propria libertà. Ibambini sono anche un immenso valore sociale. Questa enfasi positiva manca troppo spesso. Bisogna ritrovarla».
