L'evento

I talent scout del lusso

Dietro le quinte della giornata di valutazioni gratuite di Christie's a Lugano
© CdT/Gabriele Putzu
Alberto Gerosa
22.03.2026 15:45

«lI Ticino è una regione importante per noi; veniamo qui regolarmente e continuiamo a sviluppare la nostra presenza sul posto»: le parole di Jutta Nixdorf, direttore generale della casa d’aste Christie’s a Zurigo, sono la conferma di una verità ben nota agli operatori dell’alta gioielleria e del lusso in generale. La cultura del gioiello appartiene infatti per antonomasia alle aree italiana e francese, mentre la ragguardevole media degli orologi posseduti dai collezionisti italiani si riflette ovviamente sui gusti dei collezionisti ticinesi. Se si aggiunge poi il fatto che la Luxury rappresenta una delle specializzazioni di maggior successo della casa d’aste fondata a Londra nel 1766 - insieme all’arte dei secoli XX e XXI -, risulta pressoché naturale che lo scorso 9 marzo Christie’s abbia voluto organizzare proprio a Lugano una giornata di valutazione gratuita dei gioielli e degli orologi sottoposti ai suoi esperti dai collezionisti della zona (tenuti nel più stretto anonimato, come d’uso nelle vendite all’incanto), in vista delle aste di orologi e gioielli che si terranno a metà maggio al Four Seasons Hotel des Bergues di Ginevra. Punto d’incontro tra domanda e offerta sono stati gli uffici di Wetag, società attraverso la quale Christie’s opera nell’ambito immobiliare.

Attenzione ai certificati

Così, malgrado il cielo un po’ velato di quel lunedì, al civico 3 di Riva Antonio Caccia è stato per tutto il giorno uno sfavillare di zaffiri, smeraldi, rubini e diamanti.

E sebbene l’esperto Leo Criaco non abbia avuto occasione di rinnovare scoperte eclatanti come quella che lo portò qualche tempo fa a portare in asta uno smeraldo appartenuto a Caterina di Russia (venduto per oltre 4 milioni), ha potuto nondimeno apprezzare due pietre verdi di titolo 4,83 e 5 carati, valutate complessivamente 40-60mila franchi. «Si tratta di smeraldi colombiani di un bel colore intenso», spiega il 41.enne esperto di Christie’s, «corredati di documentazione dettagliata ma purtroppo non emessa dagli enti certificatori di riferimento per la nostra casa d’aste, che sono AGL (New York), SSEF (Basilea) e Gübelin (Lucerna) per le pietre colorate e le perle, mentre per i diamanti il nostro standard è GIA (New York); le nostre sedi principali dispongono comunque di macchinari per riconoscere i brillanti naturali. Sarà pertanto necessaria una ricertificazione».

L’eloquenza del punzone

Discorso un po’ diverso per i metalli preziosi (oro, argento e platino), sulle cui superfici spesso si susseguono punzoni in grado di raccontare nei minimi dettagli la storia del monile, a patto che li si sappia riconoscere.

Facoltà, quest’ultima, che contraddistingue l’esperta Vittoria Lanza, complici i suoi studi di archivistica: «A seconda delle diverse legislazioni nazionali, possono essere presenti oltre ai punzoni del produttore e del titolo del metallo quelli dell’ufficio di saggio statale e dell’importatore - puntualizza la specialista di Christie’s -; di fondamentale importanza per la ricostruzione della storia del gioiello è comunque il punzone del titolo, spesso recante forme o simboli che aiutano a identificare il Paese d’origine. La punzonatura è peraltro un obbligo per i gioielli fabbricati negli ultimi 50 anni, mentre nel caso di esemplari più datati i punzoni a volte si trovano e altre no. In quest’ultimo caso, per stabilire la natura e il titolo del metallo si procede allo sfregamento su pietra da saggio, applicando poi speciali reagenti sulla traccia ottenuta».

Non c’è stato però bisogno né di archivi né di analisi chimiche nel caso del bracciale esaminato da Lanza a Lugano: il punzone era infatti quello dell’oro bianco; l’occhio dell’esperta si è piuttosto dovuto allenare nel riconoscere un assemblaggio tra la parte centrale (un pavé di brillanti e smeraldo, probabilmente ricavato da un grande bijou anni 30-40) e il fusto in oro, più recente.

Elogio dell’imperfezione

L’impasse si complica con le perle: Vittoria Lanza, originaria peraltro di Valenza Po (Alessandria), una delle capitali storiche del gioiello, ha potuto scartare con un buon margine di sicurezza che quelle della collana sottoposta alla sua valutazione fossero naturali («troppo regolari e prive di imperfezioni superficiali per esserlo»). Per la certezza assoluta sarebbe comunque necessario passare le singole perle ai raggi X, unico modo per verificare l’effettiva presenza di un nucleo artificiale, più solido rispetto a quello naturale. Ma l’esame radiologico di ciascuna perla può venire a costare fino a 1.000 franchi…

Dove i toni accesi sono benvenuti

Oltre alla qualità della documentazione, uno spartiacque fondamentale per Christie’s è dato dal colore (in particolare, il «sangue di piccione» per i rubini e il «royal blue» per gli zaffiri) e dalle dimensioni delle pietre, molte delle quali sono state scartate il 9 marzo proprio perché troppo piccole o di tonalità poco accesa. «La nostra policy è quella di accettare preziosi stimati al di sotto dei 10 mila franchi solo se possono effettivamente avere una buona risposta dal nostro mercato - spiega Leo Criaco - i margini derivanti dalle commissioni su venditore e acquirente risulterebbero altrimenti troppo risicati. Ma anche per i consegnatari simili vendite non sarebbero di grande soddisfazione. Se infatti è vero che le pietre preziose hanno conosciuto di recente una buona rivalutazione, va tuttavia considerato che la valuta di riferimento nel mondo dei gioielli è il dollaro, rispetto al quale il franco si è notevolmente rafforzato negli ultimi decenni. A confronto quindi degli anni 80, durante i quali furono acquistati gli smeraldi colombiani sottoposti alla nostra valutazione, a parità di valore dei beni venduti si ricevono oggi meno franchi».

Il team di Christie's a Lugano (foto Cdt-Putzu)
Il team di Christie's a Lugano (foto Cdt-Putzu)

Nessuno dei potenziali consegnatari convenuti il 9 marzo in Riva Antonio Caccia ha potuto assaporare il brivido di quel cliente di Christie’s che, a fronte di un esborso di 80 franchi per una scatola musicale anni Quaranta, ha visto quello stesso oggetto realizzare 107.100 franchi nel novembre 2024, valorizzato dalla casa d’incanti per quello che effettivamente esso era: un prezioso cofanetto in smalti Grand Feu e oro, firmato Vacheron Constantin.

Più passione che speculazione

Né d’altronde quei possibili clienti futuri di Christie’s hanno dato l’impressione di puntare alla grande speculazione, tantomeno di essere alla disperata ricerca di liquidità: paradigmatico a tal riguardo il caso dell’appassionato di orologi desideroso di alienare dieci esemplari di rilevanza storica per poter poi reindirizzare la propria collezione sui modelli della Rolex.

Riunita in un insieme coerente con acume filologico, quella decina di cronografi a carica manuale - tra cui un Universal Genève del 1936 e uno dei primi cento esemplari del Breitling Navitimer - riassume in un unico sguardo d’insieme un capitolo glorioso della micromeccanica orologiera elvetica dal 1936 al 1969, quando Zenith introdusse i primi cronografi a carica automatica, grazie al suo rivoluzionario movimento «El Primero».

Un cantone che ne sa di orologi

Il francese Mathieu Ruffat, in forze a Christie’s per il settore orologi, ha nondimeno declinato l’offerta, trattandosi di una nicchia collezionistica molto ristretta, a differenza della triade Patek Philippe-Rolex-Audemars Piguet, capace di moltiplicare all’infinito (o quasi) i rilanci durante le aste: «Proprio qui a Lugano mi è capitato un paio di anni fa di prendere in consegna due orologi di Patek Philippe con ripetizione minuti, resi unici dal colore rosso delle lancette e degli indici. Provenivano da una collezione che nel complesso ha realizzato oltre due milioni di franchi».

I beni ritenuti da Christie’s idonei per la vendita all’asta di maggio saranno trasferiti a Ginevra mediante autotrasporto (in alternativa, i consegnatari possono recarsi di persona in quella sede); lì si provvederà a fotografarli, catalogarli e promuoverli con adeguato marketing, nonché agli esami di laboratorio e alle ricertificazioni necessarie. A gara conclusa, poi, Christie’s fornirà assistenza nella formalizzazione del pagamento, nell’organizzazione del trasporto dei beni acquisiti e, a richiesta, nell’individuazione di soggetti idonei per la loro custodia a lungo termine.

A ciascuno la sua vendita

Sebbene poi la modalità che ha reso Christie’s internazionalmente celebre sia quella delle aste pubbliche, negli ultimi anni ha ampliato la sua offerta sviluppando notevolmente il settore delle Private Sales: «Si tratta di un canale di vendita molto diverso - spiega Jutta Nixdorf - ci sono infatti clienti che non vogliono rendere pubblica la vendita dei loro oggetti, desiderando invece che il passaggio di mano avvenga in modo discreto. Come d’altronde ci sono acquirenti che preferiscono avere un po’ più di tempo a disposizione per decidersi, senza concorrenti né la competizione tipica dell’asta, che non amano».

«E poi - continua Nixdorf - ancora ci sono opere che si rivolgono a un piccolo ma sceltissimo gruppo di collezionisti, nel qual caso è più sensato contattare individualmente i potenziali compratori. Se mettiamo un bene di questo genere all’asta in un momento in cui tre dei dieci possibili acquirenti non sono propensi all’acquisto, il prezzo non verrà raggiunto. Consigliamo quindi sempre la piattaforma migliore per ogni oggetto, a seconda che funzioni bene in Private Sale, in un’asta live oppure in una vendita online».

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