In positivo

Il collettivo delle Marie che coltivano il degrado

Da San Paolo in Brasile una storia di coraggio e di donne che, anziché andarsene, hanno deciso di migliorare il posto in cui vivono
Il collettivo delle Marie di San Paolo, in uno degli orti comunitari
Prisca Dindo
26.07.2026 23:03

Maria Edilene aveva imparato a evitare le code lunghe e pelose dei ratti. Erano loro i padroni del suo quartiere, Jardim Lapena, periferia est di San Paolo del Brasile. Appena apriva la porta di casa, era tutto un zigzagare tra roditori e mucchi di sacchi della spazzatura impilati in ogni dove. Sorto sulla pianura alluvionale del fiume Tietê, il quartiere era diventato una discarica abusiva. I vicoli stretti impedivano il passaggio dei camion della raccolta, i rifiuti ostruivano i canali e le conseguenti inondazioni arrivavano puntuali. 

Un giorno Maria Edilene ha deciso di dire basta. «Non avevo alcuna intenzione di far crescere i miei figli in mezzo al fetore della spazzatura», ha affermato. Ha cominciato a ripulire l’area da sola, utilizzando le mani nude. Poi ha coinvolto i vicini. Dapprima sette, poi sempre di più. Maria Edilene non si è accontentata di bonificare l’area. Ha deciso di andare oltre. Insieme alla sua squadra sempre più numerosa, ha deciso di coltivare in ogni francobollo di terra lattuga, carote, barbabietole ravanelli. Ha pure piantato piante medicinali ed erbe aromatiche, una tradizione che affonda le sue radici nelle origini nord-orientali di Maria Edilene. Pian piano Jardim Lapena stava cambiando faccia. Da discarica abusiva a cielo aperto, si stava trasformato in un rigoglioso orto comunitario, in grado di nutrire decine di famiglie.

Ciò che era iniziato quattrodici anni prima in modo spontaneo si è, nel tempo, trasformato in un’iniziativa di educazione ambientale. «All’epoca non sapevo nemmeno che si chiamasse così, ma la gente cominciava a conoscerla», ha chiosato la protagonista di questa storia, che è stata dapprima raccontata da Agência Mural, poi tradotta da Globalvoices. Maria Edilene, divenuta ormai una militante ambientale, ha fondato il Coletivo das Marias, un collettivo di sole donne che trasforma vecchie aree degradate e discariche abusive in orti urbani comunitari, proprio come Jardim Lapena.

«Ho la grande soddisfazione di poter dire alla gente che non è stato il governo a eliminare i rifiuti, ma gli abitanti del quartiere», ha dichiarato al portale. Tutta la produzione del collettivo è agroecologica, senza l’utilizzo di pesticidi, nel rispetto dei ritmi della natura, e l’impollinazione è effettuata da api, uccelli e farfalle.Agência Mural spiega che l’area rifornisce direttamente di cibo più di settanta famiglie. Tutte insieme partecipano a un sistema di compostaggio comunitario basato su un processo biologico per trasformare scarti di cibo, bucce e foglie in fertilizzante naturale. Dopo essersi registrati, i residenti conferiscono i rifiuti organici, che vengono pesati e controllati, in cambio hanno accesso ai prodotti dell’orto.

Per Nathalia Souza, un’agricoltrice locale di 30 anni, questo lavoro rappresenta un cambiamento di prospettiva. «Non avrei mai immaginato di lasciare il Nord-Est per lavorare la terra a San Paolo. Oggi vedo il mondo in modo diverso», ha spiegato a Agência Mural. La vicinanza alla famiglia, la riduzione degli spostamenti e il contatto con la natura sono tra i principali aspetti positivi. «Ho imparato a entrare in contatto con la terra. Ha cambiato la mia routine, il mio modo di mangiare e il modo in cui vedo me stessa». Il Coletivo das Marias, come scrive sempre Agência Mural, collabora anche con altre realtà, come Ciclolog, un’organizzazione che si occupa di mobilità e comunicazione ambientale e che gestisce il progetto Bike Horta. L’iniziativa promuove la raccolta differenziata dei rifiuti organici in bicicletta. Famiglie e scuole ricevono dei contenitori per i rifiuti alimentari, che vengono svuotati tre volte a settimana e portati nella zona di compostaggio.

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