Il diario ritrovato del Monte Generoso

Una cosa non è mai cambiata e non cambierà mai: il panorama dal Monte Generoso. Tutto il resto invece in questi 130 anni (anzi oltre 160 perché i turisti hanno preceduto la ferrovia, come vedremo tra poco) si è trasformato, a dipendenza delle epoche e delle necessità. Insomma, malgrado sia sempre stato al suo posto, imponente ed elegante, il Monte Generoso è una delle realtà più dinamiche del nostro cantone. Forse, a fungere da attrattore principe e a motivare chi ha creduto nella fruizione turistica del monte è stato proprio il panorama.

Poterlo ammirare inizialmente era un privilegio, perché la ferrovia non c’era ancora e per raggiungere l’Hotel Bellavista (il primo a sorgere sulle pendici della montagna, su iniziativa del «genio del Generoso» Carlo Pasta) i turisti venivano trasportati da Mendrisio con una portantina, e i bagagli a dorso di mulo.
Erano per forza di cose benestanti, ma giungevano già da tutta l’Europa. Lo testimonia un prezioso e voluminoso libro degli ospiti. Un libro che - forse non ci crederete - da qualche giorno si può sfogliare liberamente al Fiore di pietra, in vetta al Generoso. È infatti uno dei primi oggetti che danno vita alla mostra «Verso la vetta e attraverso il tempo», inaugurata da poco al piano terra della struttura firmata da Mario Botta. Un libro che, anche da solo, varrebbe una mostra intera. È però soltanto uno dei cimeli scelti per raccontare decenni di storia, decenni di vita e di scoperte del Generoso.
Treni, rotaie e sistemi d’ingegneria
La storia, e non poteva essere altrimenti, è fatta però soprattutto di persone. L’esposizione allestita non per niente grazie all’aiuto e ai prestiti di tanti amici del Generoso, consente anche di ripercorrere la storia della montagna grazie alle persone che l’hanno amata e si sono prodigate per farla scoprire e raggiungere da chi non la conosceva. Chi per primo ha voluto portare i turisti sul monte e poi si è impegnato per realizzare la ferrovia, chi quella ferrovia volle salvarla a tutti i costi dopo la crisi legata alle guerre mondiali, chi ha portato la vetta nel futuro.

«Come può una piccola ferrovia di montagna attraversare oltre centotrent’anni di storia e mantenere sempre la stessa anima? Abbiamo cercato di raccontarlo attraverso i treni, le rotaie, i sistemi di ingegneria, ma soprattutto attraverso le persone - ha riassunto Viviana Carfì, communication & content manager della FMG prima di aprire le porte della mostra -. Le persone che hanno avuto il coraggio di immaginare qualcosa quando ancora non esisteva, le persone che vi hanno lavorato, che hanno investito, che hanno salvato questo patrimonio che oggi appartiene a tutti noi. Perché è bene sottolineare che la ferrovia Monte Generoso non è solo un mezzo di trasporto, ma è la storia di sogni e passione. E prima della ferrovia c’era qualcosa che attirava quassù qualcuno, prima del marketing, delle campagne pubblicitarie. I viaggiatori salivano, erano viaggiatori privilegiati, ovviamente. E cos’è che li attirava così tanto? Erano viaggiatori alla ricerca di luoghi speciali. Era questo panorama, questo panorama che oggi ci circonda, un panorama indimenticabile, mozzafiato».
Una continua scoperta
Visitare la mostra non è quindi soltanto un modo per riscoprire la storia del Generoso. Perché, come anticipato, la montagna momò è sempre stata dinamica e molti sono gli aneddoti curiosi e le sorprese sconosciuti ai più. La scoperta è quindi continua, anche per chi crede di sapere già tutto. E forse potrà proseguire perché come ha spiegato Carolina Russbach (head of marketing, communication & digital della Ferrovia Monte Generoso) durante l’inaugurazione «il materiale raccolto è davvero tanto e non tutto ha potuto essere messo all’interno dell’esposizione, allora chissà che magari non vi sia spazio per altri allestimenti e un’evoluzione della mostra stessa». Il filo conduttore è però sempre lo stesso: il legame tra l’uomo e la montagna, tra la natura e il costruito. Un legame che ha fatto cambiare nel tempo il modo di scoprire un luogo speciale, il modo di viverlo. Con il treno a cremagliera, con il mulo, o con gli sci ai piedi.

