Il miracolo spagnolo di Rosi la «Loca»

Rosi è una tipa strana. Anzi: è una tipa «loca», che in spagnolo significa «pazzerella». Questo è il nomignolo che le è stato affibbiato dopo esser sbarcata a Madrid insieme a Lucki, il suo futuro marito. I due erano giovanissimi, appena ventenni, e si erano lasciati alle spalle la Romania per inseguire «il sogno spagnolo». Certi che nella capitale spagnola avrebbero trovato il posto ideale per i figli che in futuro avrebbero voluto avere. Roxana, questo il suo nome completo, e il suo compagno erano davvero poveri.
Lui aveva in tasca una laurea in giornalismo, lei in psicologia. Per sopravvivere a Madrid, si destreggiavano da un lavoretto all’altro, come due saltimbanchi. A distanza di una quindicina d’anni, oggi l’attività della coppia s’è trasformata in un fenomeno gastronomico. Calciatori e star del cinema e della musica internazionali si contendono i loro tavoli. «La Loca World» vanta oggi ben sei ristoranti, con altri due in arrivo, migliaia di recensioni per ognuno «e una coda interminabile per chiunque sia così incauto da presentarsi nella sede principale senza prenotazione», come scrive Viajar, un giornale spagnolo che descrive la loro incredibile storia.
Dalla manciata di dipendenti iniziali, oggi Rosi e Lucki hanno un team di quasi duecento persone e possono investire milioni nell’arredamento dei loro locali. Già, perché è proprio lo stile dell’arredamento a far la differenza: un’esplosione di colori, fiori e bizzarre decorazioni. I cocktail e i piatti vengono serviti in stoviglie dalle forme stravaganti: fenicotteri rosa, pesci palla o cappellai matti. Da Rosi la Loca si possono ordinare gli spaghetti di Lilli e il Vagabondo o i dolci a forma di Stitch. Tutto nei loro locali è instagrammabile. Un’estetica audace ed eccentrica che ha conquistato la Spagna, anche grazie all’attenzione di Rosi per il mondo social.
«A pensare che il primo ristorante nel quartiere letterario di Madrid all’inizio era bianco e minimalista. Era come me. Prima, spesso indossavo il nero. Non ero pronta a indossare i colori. Quando ho sentito un cambiamento dentro di me e ho iniziato a indossare stampe, colori e il rosa, che adoro. È lì che tutto è cominciato» racconta Rosi ripercorrendo le tappe della sua strepitosa carriera. Come molte storie di successo, anche questa è nata per caso. Roxana lavorava come cameriera alla taverna El Marciano, nel quartiere letterario di Madrid. Un giorno scoprì che il locale sarebbe stato venduto e, volendo continuare a lavorarci, disse a Lucki: «ehi, perché non la rileviamo noi?». Non avevamo né l’esperienza né i fondi necessari per gestire tutto ciò che ci aspettava. Lui rispose che potevamo farlo, ma che ero pazza». Così nacque il nome: Rosi, la Loca. Da allora sono passati più di quindici anni e la coppia continua a cavalcare l’onda. «All’inizio pensavamo che la gente prenotasse da noi soltanto per l’arredamento e le stoviglie, ma poi ci siamo resi conto che non è solo quello. È l’esperienza nel suo complesso» puntualizza Lucki.
Da Rosi la Loca, i clienti non vengono soltanto per scattare foto da postare su Instagram; vengono per mangiare. «I prezzi accessibili, il cibo delizioso e una solida strategia di branding incentrata sui commenti a volte critici dei clienti li hanno mantenuti all’avanguardia del settore e assicurano che chi li visita torni» spiega una specialista del settore interpellata da Viajar. Rosi e Lucki hanno un motto: chiunque varca la soglia di uno dei loro ristoranti, deve andarsene sentendosi meglio di quando è entrato. Scorrendo il fiume di commenti sui social, sembra proprio che la coppia, partita dalla Romania senza nulla in tasca, abbia raggiunto il suo obbiettivo.
