Il mistero di Agatha Christie è ancora irrisolto

A cinquant’anni dalla morte (Torquay, 15/09/1890 - Winterbrook, 12/01/1976) il successo di Agatha Christie autrice di sessanta romanzi gialli venduti in oltre due miliardi di copie in ogni angolo del mondo, di altri sei non polizieschi pubblicati con uno pseudonimo, 150 racconti e diverse opere teatrali che si rappresentano ininterrottamente, «si è esteso ben oltre i libri, trovando nuova vita in cinema, televisione e serie streaming, dove le sue storie continuano a conquistare il pubblico». Lo afferma il giornalista e scrittore Massimo Moscati, che alla famosa giallista ha dedicato «Il grande libro di Agatha Christie» (Mondadori Electa, 452 pagine). Si tratta di una biografia accurata della vita della grande scrittrice e rassegna critica di tutte le sue «Opere, film, serie TV»: una ricognizione a 360 gradi in cui esamina «Tutti i misteri (e le verità) sulla Regina del giallo».
Massimo Moscati, ha un segreto questo successo planetario?
«Forse si deve alla solidità delle trame, alla suspense calibrata e ai personaggi iconici che rendono le sue opere facilmente adattabili e sempre coinvolgenti. Di conseguenza, ogni nuova produzione ispirata a Christie tende a ottenere buoni incassi e ascolti elevati, confermando la sua capacità di attirare l’interesse di generazioni diverse. Per questo si può dire che il suo nome sia ormai una garanzia di qualità e successo, capace di assicurare al pubblico un’esperienza intrigante e ben costruita, indipendentemente dal mezzo con cui la storia è raccontata».
Per questo è considerata la «Regina del giallo» in assoluto?
«Agatha Christie divenne la «Regina del Giallo» grazie a un insieme di qualità perfettamente armonizzate. Sapeva costruire trame impeccabili, logiche e ricche di depistaggi, culminanti in colpi di scena sempre coerenti. Le sue ambientazioni, che fossero eleganti dimore inglesi o luoghi esotici come l’Egitto, creavano atmosfere vive e funzionali al mistero. Inventò personaggi investigativi iconici, ciascuno con un metodo distinto: l’ordine razionale di Poirot, l’intuito osservativo di Miss Marple, la versatilità di Tommy e Tuppence. La Christie dominava la suspense attraverso un ritmo narrativo rapido, dialoghi essenziali e punti di vista calibrati, rendendo il lettore parte attiva nell’indagine. A tutto questo univa una fine conoscenza della psicologia umana, osservando le debolezze quotidiane che spesso conducono al delitto. Il suo stile limpido e diretto metteva la storia al centro, rendendo le sue opere accessibili e senza tempo».
Enigmatica tanto quanto molte delle sue storie: cosa aveva di oscuro, cosa d’incerto o celato?
«Agatha Christie fu enigmatica perché nella sua vita rimasero aspetti mai chiariti. Il più celebre è la scomparsa del 1926, quando sparì per undici giorni e venne ritrovata sotto falso nome senza fornire spiegazioni, lasciando spazio a ipotesi mai confermate. A questo si aggiungeva una profonda riservatezza: parlava poco dei sentimenti, proteggeva la propria vita privata e mostrava solo ciò che voleva mostrare. Anche le sue relazioni, dal divorzio doloroso al matrimonio con Mallowan, restarono circondate da discrezione. Questa inclinazione al silenzio e al non detto rifletteva la sua visione dell’animo umano, fatto di ombre, debolezze e segreti. Così, tra un episodio irrisolto e un carattere protetto, Christie rimase una figura affascinante e in parte indecifrabile, proprio come i misteri che inventava».
Ma la sparizione, fu una ritorsione nei confronti del marito o un vero disorientamento, perdita della memoria?
«La scomparsa di Agatha Christie del 1926 resta un episodio incerto, legato alla crisi del suo primo matrimonio e al tradimento del marito. Questo periodo difficile potrebbe averla spinta a sparire per undici giorni, e le interpretazioni oscillano tra due possibilità: una ritorsione consapevole, con cui avrebbe voluto punire il marito scomparendo sotto falso nome, oppure un vero stato di disorientamento, forse un’amnesia psicogena dovuta allo stress emotivo. Poiché lei non spiegò mai l’accaduto, il gesto rimane sospeso tra queste due ipotesi, senza una verità definitiva».
Con il secondo marito, molto più giovane di lei, recuperò la tranquillità sentimentale. Ma dovette affrontare altri problemi, come quelli con il fisco americano che minacciava i suoi ingenti guadagni. Tribolazioni di routine o inciampi difficoltosi che spesso le toglievano la voglia di scrivere?
«Con il secondo marito, l’archeologo Max Mallowan, più giovane di lei, Agatha Christie ritrovò una stabilità affettiva che le mancava da tempo. Tuttavia, questa serenità non la rese immune da nuove difficoltà. In particolare, i problemi con il fisco americano, che minacciava parte dei suoi sostanziosi guadagni, rappresentarono un ostacolo concreto e talvolta pesante. Più che semplici questioni di routine, furono inconvenienti complessi, che richiedevano tempo, energie e attenzione, e che in alcuni periodi le sottraevano la concentrazione necessaria alla scrittura. Pur continuando a lavorare con professionalità, Christie dovette affrontare anche queste tensioni, che si aggiungevano alla normale fatica creativa».
Quanto amava l’Oriente, dove ambientò diversi romanzi?
«Agatha Christie amava profondamente l’Oriente, un luogo che conobbe grazie ai viaggi e agli scavi archeologici compiuti insieme al secondo marito. Paesi come Iraq, Siria ed Egitto la affascinavano per la loro storia millenaria, il senso di mistero e l’atmosfera sospesa tra antico e moderno. Non sorprende quindi che abbia ambientato lì romanzi tra i più celebri, lasciandosi ispirare da paesaggi, usi, volti e suggestioni che alimentavano la sua immaginazione».
Che cosa fa di «Dieci piccoli indiani» una sorta di primato insuperabile considerato che è stato il romanzo più venduto del ventesimo secolo e di tutti i tempi?
«Dieci piccoli indiani», il suo successo eccezionale deriva da una combinazione rara di elementi: una struttura narrativa perfetta, un meccanismo implacabile in cui ogni personaggio è al tempo stesso vittima e sospettato, un ritmo crescente che non concede pause e un finale cupo e sorprendente, privo di un investigatore che riequilibri la storia. La tensione aumenta pagina dopo pagina, fino a un epilogo che sembra inevitabile e al tempo stesso sconvolgente. Questo equilibrio assoluto tra idea, costruzione e resa narrativa ha fatto del romanzo un primato difficile da eguagliare, consacrandolo come uno dei libri più letti e influenti di tutti i tempi».
In qualche modo l’ascesa letteraria della Christie con i suoi romanzi gialli ha rallentato la narrativa romantica e psicologica?
«L’ascesa letteraria di Agatha Christie contribuì, in parte, a spostare l’attenzione del pubblico dalla narrativa romantica e psicologica verso il giallo deduttivo. Il successo enorme dei suoi romanzi, basati su trame rigorose e misteri avvincenti, offrì ai lettori un nuovo tipo di coinvolgimento, fondato più sull’enigma e sulla logica che sull’introspezione sentimentale. Tuttavia, non soppiantò del tutto la narrativa romantica: piuttosto, ne affiancò l’importanza, conquistando uno spazio sempre più centrale nel mercato editoriale. Il giallo divenne così un genere popolare e rispettato, capace di attrarre un pubblico vastissimo e di ridefinire gli equilibri della narrativa del Novecento».
Perché era ostile nei confronti della democrazia?
«Agatha Christie proveniva da un ambiente conservatore dell’Inghilterra edoardiana, e questo la portò a guardare con diffidenza i cambiamenti sociali e politici del suo tempo. La sua ostilità verso la democrazia non era un rifiuto esplicito del sistema, ma piuttosto l’espressione di un’educazione tradizionalista che temeva il disordine e preferiva strutture stabili e gerarchiche. Si trattava quindi più di un atteggiamento culturale che di una posizione politica elaborata».
Gli insulti razziali presenti nei suoi libri, sono stati tolti dalle edizioni recenti: una censura in qualche modo?
«Gli insulti razziali, presenti in alcune prime edizioni dei suoi libri, riflettono il linguaggio comune dell’epoca ma risultano oggi inaccettabili. Le edizioni moderne li hanno rimossi o sostituiti non per cancellare l’autrice, ma per evitare che termini offensivi possano ferire lettori contemporanei o essere interpretati come endorsment di idee discriminatorie. Non si tratta di una censura nel senso punitivo del termine, bensì di un aggiornamento editoriale volto a mantenere accessibili le opere senza perpetuare espressioni oggi considerate lesive. Le storie e le trame restano intatte: cambia solo il linguaggio, adattato alla sensibilità attuale. Tuttavia, personalmente non condivido questo approccio nell’affrontare contenuti del passato».
Chi ha veramente raccolto la sua eredità letteraria sia in Italia che in campo internazionale tra le leve del giallo assimilando la sua tecnica?
«L’eredità letteraria di Agatha Christie ha influenzato profondamente la scena internazionale del giallo. Autori come P.D. James, Ruth Rendell, Colin Dexter e Ellis Peters hanno assimilato la sua tecnica, combinando trame ben costruite, suspense calibrata e indagini razionali. In Italia non riesco a vedere eredi».