In positivo

Il nonno Giuseppe e i lager nazisti

Una storia di confine, che travalica in Ticino, ci ricorda che la memoria è un esercizio difficile ma necessario
Fabio Andina
Prisca Dindo
15.02.2026 06:00

Fabio Andina è nato a Lugano e vive e lavora tra Madonna del Piano e Leontica. Dopo gli studi di cinema a San Francisco, ha iniziato a scrivere libri. Uno di questi si intitola «Sedici mesi». Un romanzo edito da Rubbettino basato su una storia vera: quella di suo nonno materno, Giuseppe Vaglio. «Il Giuseppe», come lo chiama nel suo libro, un uomo mite che di mestiere fa il falegname a Cremenaga. Trovandosi a un tiro di schioppo dal confine, quando può, il Giuseppe aiuta le persone in fuga dal nazifascismo a trovare rifugio nel nostro paese, facendole attraversare di nascosto il fiume Tresa. 

Fino a quando, nell’ora di pranzo del 5 marzo 1944, otto soldati tedeschi con i cani al guinzaglio irrompono nella sua casa, lo prendono su di peso e lo buttano in una camionetta, sotto gli occhi terrorizzati di sua moglie Concetta. «Me l’hanno portato via, me l’hanno portato via!», grida disperata la donna, restata sola con i suoi due figli. Sedici mesi dopo, il 6 luglio 1945, Giuseppe fa ritorno a casa. Cremenaga ormai l’aveva dato per morto. A chi gli chiedeva cosa gli fosse successo si limitava a dire: «Adesso sono qua e basta». La sua bocca rimase cucita anche con la sua adorata Concetta. L’unico documento legato a quel periodo era un libretto di lavoro rilasciato dal Terzo Reich, sul quale figuravano una triangolo rosso e un numero di matricola: 1575. Il resto rimase un mistero, per tutta la famiglia. Fino a quando lo scrittore ticinese, ormai adulto, scoprì alcuni indizi che lo spinsero ad indagare.

«Fu proprio quel libretto che tuttora conserviamo a fornirmi lo spunto per iniziare le ricerche - ha raccontato l’autore ai microfoni di Alphaville, la trasmissione radiofonica RSI - Per me era importante colmare quel vuoto nella storia della mia famiglia dal lato materno. Quando scoprii che durante quei mesi il nonno finì deportato nel campo di concentramento nazista di Mauthausen mi resi conto che la sua storia andava indagata più a fondo. Iniziarono così le mie ricerche, partite soprattutto dal materiale che riuscii a trovare navigando in internet. Le tracce della sua deportazione mi portarono in Austria e in Italia. Scoprii che terminata la guerra, il nonno impiegò due mesi a tornare a casa. Quando si presentò alla nonna aveva 35 anni e sembrava un fantasma tanto il suo corpo era indebolito».

Eppure i parenti di Andina raccontarono allo scrittore che quando il nonno ritornò a casa, negò persino di essere stato deportato in un campo di concentramento. I suoi ricordi dovevano essere così terribili da impedirgli di far tornare a galla il dolore e la sofferenza. Un meccanismo di difesa conosciuto tra gli psicologi. Il nonno di Andina si portò il suo segreto nella tomba, senza mai fornire spiegazioni alla sua famiglia.

Grazie alle ricerche meticolose di Fabio, la famiglia Vaglio-Andina scoprì l’orrore vissuto da Giuseppe. «Senza dimenticare il dramma della nonna, che è l’altra protagonista del mio romanzo. Lei è rimasta a casa nell’incertezza, nella miseria e nella disperazione. L’unico sentimento al quale si è aggrappata è l’amore per il suo Giuseppe», annota l’autore ticinese. A stupire da sempre Fabio Andina non sono tanto i tragici episodi di quei mesi, ma il modo con cui suo nonno gestì il periodo successivo al suo ritorno. Avrebbe potuto provare rabbia, sprofondare nella depressione, perdere fiducia nell’umanità, «invece tornò ad essere l’uomo buono e pacifico di prima. Io stesso lo ricordo con grande affetto, era una cara persona alla quale tutti in paese volevano bene. Mi chiedo come abbia potuto rimanere così solare per il resto della vita dopo tutto ciò che aveva subito. Una forza incredibile, la sua».

Lo scorso anno Fabio Andina ha ripercorso, a distanza di 80 anni, il viaggio di ritorno di suo nonno: 900 chilometri e 45 giorni di cammino documentati dal regista e produttore Villi Hermann. Il reportage s su questo lungo viaggio che va oltre l’esperienza personale di Fabio Andina, uscirà in primavera.

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